Traffici di frontiera a Melilla.

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La multiple barriera fra Melilla e il Marocco.

Melilla (con Ceuta) è l’unica frontiera terrestre fra l’Europa ed il mondo arabo. Se all’interno della città vi è una lodevole situazione di mutua accettazione fra genti diversi, sul bordo succedono cose veramente strane e turbanti.

La città è isolata dal resto del Marocco con una tripla o quadrupla linea di rete di notevole altezza accompagnata dal filo spinato. Vi sono tre varchi dei quali uno, solo pedonale. La frontiera è controllatissima sia da una parte che dall’altra.

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Il Marocco, di là dalle reti, al valico del Barrio Chino.

Sul monte Gurugù retrostante vivono accampati centinaia di extracomunitari alla ricerca di passare le reti. Fanno blitz, aspettano le circostanze favorevoli (notte oscura, maltempo, forti venti che abbattono le barriere), attaccano contemporaneamente in diversi luoghi, si feriscono, si fanno massacrare di botte dai feroci poliziotti marocchini, alcuni ci muoiono, alcuni ci riescono. Ma in pochi. E’ una guerra continua. Le reti le ha pagate l’Unione Europea. E’ praticata l’espulsione immediata dopo lo scavalcamento; ancor prima di sapere chi è l’immigrato.

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Le indicazioni per il passaggio dei portatori. Nel disegno sembrano agili turisti con lo zaino. Non è così.

In forma legale avviene invece l’altro e più incredibile fenomeno ai tre varchi della frontiera, soprattutto a quello pedonale del Barrio Chino.

Bisogna sapere che gli abitanti della provincia marocchina esterna a Melilla hanno la possibilità di entrarvi  senza visto. Non vi possono passare la notte e, naturlamente, non possono prendere la nave per andare in Europa. Ma in Melilla possono entrare ed uscire come vogliono.

Inoltre una legge marocchina, di infinita ipocrisia, dice che gli oggetti portati dalle persone (e non dai mezzi)  sono esenti da tasse ed imposte doganali.

Ed infine, per la legislazione spagnola, Melilla è porto franco e, quindi, le merci extracomunitarie vi entrano con poche tasse di importazione.

IMG_20160222_131946Il risultato diabolico della combinazione di queste tre norme di due nazioni è che nel polveroso e sudicio piazzale accanto al lato spagnolo della frontiera arrivano camion e camion di tutti i tipi di merci che vengono caricate sui gropponi di uomini, ma soprattute donne, marocchini e così trasportati dall’altro lato della frontiera in lunghissima fila indiana. Persone trasformate in bestie da soma, tanto che quelle donne vengono chiamate Mulas.

IMG_20160222_131959Queste donne sono spesso anziane (ne ho vista una cieca, accompagnata da un’altra), vanno piegate in due sotto carichi enormi e pesantissimi e ricevono 3 o 4 euro per ogni viaggio. Ad ogni passaggio devono dare una moneta alla Polizia marocchina. Il percorso è lungo qualche centinaio di metri fra il luogo di carico e quello di scarico, dal lato marocchino; la fila è lenta e le interruzione frequenti; durante le interruzion non riescono a scaricare il fardello perche’ non c’e’ nessuno che le può aiutare a rimetterselo sulle spalle; in un giorno non riescono a fare più di tre o quattro viaggi; ci sono calche, sgomitate, cadute, soprusi; la polizia spagnola mantiene l’ordine con i manganelli in mano; dal lato marocchino è certamente peggio, l’arbitrarietà vi regna sovrana: la fila scorre o si arresta secondo i capricci della polizia.

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Si trasporta merci anche sull’autobus.

Da qualche tempo sono permessi anche carrellini, tipo quelli per fare la spesa, anche se si muovono male sullo sterrato dei piazzali. Alcuni usano una tavola di skateboard su cui appoggiano balle e lavatrici. I frigoriferi sono smontati, trasportati e rimontati dall’altra parte. Nell’ultima parte del percorso i portatori passano fra imponenti sbarre con delle pericolose porte a tornello: vengono chiamate “le gabbie”. Nessuna facilitazione, nessuna tettoia per l’ombra, nessuna rampa per superare gli scalini. Solo urla e manganelli. Ci sono stati casi di morte da fatica o da calca. Ricoveri a causa delle botte.

Queste formichine spostano volumi enormi di merci; navi intere, fagotto dopo fagotto. Riforniscono i mercati di tutto il Marocco. Dice che 500.000 persone vivono grazie ai commerci permessi dai portatori. Melilla, certamente, è ricca grazie a loro. Il Medioevo.

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Nei pressi dei valichi di frontiera magazzini di merci e di cibo destinati al Marocco.

Altra storia al valico di Farhana. E’ piccolo, ma si rimane colpiti da una lunghissima fila di grosse auto in sosta, cariche di merci, sulla strada di accesso al valico, con i guidatori seduti al volante. Non capivo cosa aspettassero, la porta di uscita era aperta e libera. Alla fine me l’hanno spiegato: aspettano tutti un cenno che arriva dal lato marocchino. Ad un certo momento scatta un meccanismo, certo truffaldino, per cui si interrompe il controllo sull’entrata dei veicoli. Quindi, rapidissimamente, tutte quelle vetture si mettono in moto e passano come fulmini dall’altra parte, senza controllo (e spese) doganali. Per questo motivo gli autisti sono al volante: il delitto deve essere compiuto in tempi fulminei, prima che torni il controllo.

Melilla, città da conoscere…..

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