La ciclovia del Danubio.

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Le barchette per attraversare il Danubio; se sono sull’altra riva si chiamano con un campana.

E’ probabilmente la pista ciclabile più nota al mondo. Nota in tedesco come Donau-Radweg. Va dalla Germania al Mar Nero, devono essere un paio di migliaia di chilometri. Il cuore della ciclovia è il tratto da Passau (al confine fra Austria e Germania) a Vienna. Qua vi transitano più di 50.000 persone l’anno.

Il Viaggiatore Critico ha percorso circa 800 chilometri (comprese deviazioni ed errori) fra Ratisbona in Germania e Bratislava in Slovacchia. Tre paesi, due capitali, una decina di giorni, un attacco di diarrea, un piccolo ictus cerebrale dopo uno sforzo colossale. Non male. Lo sforzo colossale dovuto a un sentiero montano percorso con la bicletta sulla spalla per non aver voluto seguire la segnaletica.

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Le lussuose chiatte da crociera fluviale. Bello scendere in bici e risalire in crociera, ma caro caro.

Assolutamente da evitare il tratto tedesco: fa proprio schifo. Segnaletica scarsa, contraddittoria, fuorviante. Mancanza totale di fontanelle o di punti dove trovare acqua, bisogna bussare alle case; percorso zigzagante in campagne piatte e monotone; fondo a volte anche pericoloso. Pervicacia nel far passare la pista il più lontano possibile dai paesi, cosicchè non si trova un ristorante, un bar, un negozio, un albergo. Ciclisti trattati come appestati medievali. Ed anche alle case dove si bussa per avere un po’ d’acqua da bere, non son tanto gentili.

Mio nokia1141Da Passau cambia tutto. Bella pista, in paesaggio gradevolissimo fra le montagne ed il fiume. Le graziose locande austriache, le birrerie con le cameriere in costume sotto gli ippocastani, i paesini ovattati dai colori pastello. Tutto come deve essere, nella tradizione zuccherosa, ma gradevole, di quel paese. Si traversa più volte il Danubio su barchette in legno, molti ciclisti, ma calmi e rilassati. Tutto molto ovvio e da famiglie, si intende. Pochissime salitelle. Sul Danubio gran traffico di chiatte da trasporto e da crociera, lussuose e carissime; bello sedersi sulla riva con la gamba affaticata e    vederle passare.

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Quel che resta del confine fra Austria e Slovacchia. Questa, una volta, era la cortina di ferro. Ora un tratto di gessetto sull’asfalto.

I prezzi son comodi, le locande frequenti ed accoglienti. Attenti che queste, stranamente, non forniscono la saponetta; bisogna portarsela da casa.

Poi la cosa diventa un pò monotona con il Danubio ormai in pianura ed una serie di chiuse su cui passare. Ma è interessante vedere come le chiatte risalgono e discendono gli scalini del fiume.

Si arriva a Vienna e la si attraversa tutta. Da stare attenti al fatto che a valle della città la riva del Danubio diventa un enorme campo di nudisti e per osservare tette e culi si finisce per non vedere i cartelli della pista e fare un infinito giro a vuoto.

A Bratislava non ne potevo più e son tornato indietro in treno. Bratislava, bella, ma terribilmente turistica. Solo una tappa, da cui partire il prima possibile.

La parte austriaca è certamente molto pittoresca. Resta il fatto che è molto facile e comoda. Più una passeggiata in famiglia con i bambini che una azione sportiva. Da fare una volta nella vita, comunque.

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