I nonni mancanti di Buenos Aires

Una città europea in molte sue parti. (Foto di Alexis González Molina da Wikicommons)

Buenos Aires e’ una città a cui sono mancati i nonni. La stragrande maggioranza dei suoi abitanti ha perso una generazione di nonni, negli ultimi 150 anni. A cosa servono i nonni?  A molto: i genitori educano, a volte in maniera brusca, dura, fastidiosa. I nonni trasmettono i valori e le caratteristiche della propria cultura. Lo fanno in modo calmo e il bambino finisce per amare ciò che gli viene raccontato e mostrato. I bambini si comporteranno come gli hanno insegnato i genitori, ma saranno ciò che gli hanno trasmesso i nonni.

Ebbene, gli immigrati europei che sono arrivati a Buenos Aires fra la fine del 1800 e per tutto il ‘900 hanno avuto i nonni nei paesi d’origine, ma i loro figli non li hanno avuti ed hanno perso i loro insegnamenti. E quando sono diventati nonni a loro volta, non sapevano come dovevano comportarsi in quanto tali. Quindi gli abitanti di Buenos Aires non sono mai entrati in contatto con “il racconto della cultura” qualunque essa fosse. E si vede. E ciò spiega molti degli inconvenienti e dei dolori di quella genta.

Città spesso bellissima, pulsante di vita, varia nei suoi quartieri, piena di cose da fare a da vedere; enorme, tentacolare, ti ci perdi dentro, ma non ti dispiace, provi solo un lieve panico da agorafobia, in quegli spazi enormi. Percepisci facilmente il sentore della fine del mondo, non molto lontana, ma vinci la sua desolazione rifugiandoti in uno del milione di bar d’angolo pieni di legni consunti e di seggiole demodées.

Puerto Madero, vicino al centro, ma con locali e grattacieli di grande modernita’. (Foto di Luis Argerich, Wikicommons)

Sono molte le cose da fare: camminare per Corrientes un sabato sera e vedere le decine di teatri, teatrini, sale da spetracolo che si riempiono. Andare nei locali moderni di Puerto Madero con i grattacieli ancor più moderni ed emozionanti. Circolare nello squallido Microcentro, insieme ai grigi uomini della finanza, durante la pausa pranzo dei giorni di lavoro. Battere i mille locali progressisti di Palermo, il venerdi sera fino ad essere ubriachi. Pranzare con nonchalance alle caffetterie del Malba, il museo di arte o del Museo dell’insopprimibile Eva Peron. Fingere di essere a Parigi, nella zona delle ambasciate. Mangiare nei ristoranti di tutti i giorni, intorno alla Casa Rosada, dove si possono ancora trovare dei piatti dell’antica tradizione italiana ormai quasi dimenticati da noi, come il diffusissimo pollo ripieno a fette, mangiato freddo con la giardiniera tagliata fine sopra. Visitare il cimitero della Recoleta e vedere che anche i ricchi muoiono. Quelli che ora vivono nelle ville di Belgrano. Girare molto, a piedi, fra la Recoleta, Palermo, verso Belgrano. Prendere un’auto e girare fra i quartieri  periferici, per decine di km, senza fine. Rendersi conto che esistono las villas miseria, le bidonville. Andare alla stazione dei bus di lunga distanza del Retiro e stupirsi di quanto sia grande l’Argentina e di quante centinaia di bus vadano ovunque, ogni giorno, con ore e giorni di viaggio. Visitare il vecchio ed orami non più Mercato dell’Abasto dove la mia prozia Laura andò a lavorare nella trattoria del suo zio, prima ancora che l’attuale edificio fosse costruito. Andare con il treno dal Retiro a Puerto Tigre ed imbarcarsi per fare un giro nel delta (ma cio’ merita un post a parte). Insomma una città moderna, in buona parte europea, poco sudamericana come si intende comunemente.

Non vale invece la pena di andare al Caminito de la Boca o al barrio di San Telmo, stucchevolmente turistici.

Quindi Buenos Aires è una bellissima città, dove è consigliabile passarci interessanti settimane? Ebbene no, per via della faccenda dei nonni.

Il cimitero monumentale della Recoleta.

Perchè gli abitanti non hanno mai imparato da un vecchio l’importanza della calma, della moderazione, del rispetto e della comprensione per gli altri. Hanno imparato dai loro genitori che in questa nuova terra dove son venuti a cercar fortuna, bisogna farsi largo a gomitate, a ingiurie, sopraffacendo gli altri. E loro fanno proprio così, non avendo avuto dei nonni saggi ed anziani che li calmassero un pò. Che spiegassero loro che esiste un insieme di comportamenti sociali atti a smussare gli attriti fra le persone.

Ed in effetti quella argentina è una delle società più violente fra quelle benestanti e la loro storia civile, economica, sociale è costellata da terribili fatti di violenza e di sopraffazione.

Difficile parlare con un abitante di Buenos Aires, molto difficile. Viene quasi immancbilmente fuori il razzista, il fascista, il facinoroso, l’insulto, il disprezzo, la boria, la tracotanza volgare. Le persone si impongono con il tono di voce, il modo di fare, la gestualità aggressiva. Insopportabile. La boria. soprattutto.

Non tutti son così, certamente. Molti sono stati uccisi dai militari golpisti, altri sono scappati in quell’occasione o nelle ulteriori ondate di disperazione economica. Ma quelli che son rimasti sono ancora più virulenti.

Turista avvisato, mezzo salvato.

 

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