L’Austria ed il puzzo di rinchiuso

Wurstel, wurstel, wurstel.

L’Austria ha un sacco di vantaggi. E’ vicina, ci si va in macchina, ha belle montagne, fanno lo strudel buono, si spende poco, ha una capitale importante, ha delle belle ciclovie lungo il Danubio e la Drava, ci son perfino le terme. Niente di veramente eccezionale, ma un sacco di piccole cose piacevoli.

Ma, ecco, il problema sta proprio in questa parola: piccolo!

Il portone della casa – studio di Sigmund Freud, a Vienna. Uscendo da qui i suoi pazienti avevano acquistato un inconscio e perduto un pò del loro conto bancario.

L’Austria è un posto piccolo che soffre di esserlo. Il cuore di quel popolo si deve esser fermato al tempo in cui erano il grande Impero dell’Europa Centrale su cui Cecco Beppe regnava incontrastato. E non riescono a riprendere contatto con la realtà che è, oggi, ben diversa. Si afferrano quindi a quei vecchi e sbiaditissimi ricordi cercando di tenerli in vita, senza riuscirci. Mille sono gli alberghi o i rifugi o i luoghi che ricordano nei nomi il passaggio dell’imperatore o della stucchevole Sissi. Quanto tempo pensano di poter andare avanti così?

Perchè poi quel periodo corrisponde grossomodo a quel che noi chiamiamo l’Italia Umbertina; un periodo di cattivo gusto negli arredi e nell’abbigliamento, di oppressione sociale, di malessere psicologico, di ristrettezze più mentali che economiche. Non è certo per caso che l’inconscio scoppiò in quegli anni facendosi riconoscere, che quel periodo finì con la carneficina della I guerra mondiale e che fu spazzato via dalle idee (purtroppo peggiori del male) del fascismo che si voleva purificatore ed energico.

Le panchine di una delle strade più eleganti di Vienna!!

Insomma, l’Austria sembra rimasta ancorato a quel vecchio, caro, piccolo mondo pieno di cose di pessimo gusto. La stessa fantastica Vienna è in verità assai deludente ed il famoso circuito del Ring che ho percorso più e più volte in bicicletta è piuttosto modesto. Si loda ancora la pignola amministrazione dell’Impero Asburgico, contrapponendola alla cialtronaggine dell’organizzazione italiana. Ecco, pignola, precisa, un pò ottusa, certo onestissima; ma priva di qualsiasi slancio.

La stessa musica tipica di Vienna è l’Operetta. Non Opera, Concerto, Dramma o Tragedia: solo operetta, graziosa, leggera, poca. Adatta agli spiriti semplici.

Ed anche se si va in giro per l’Austria rurale si troveranno bei paesini, deliziosi Biergarten dove ci si può sedere a bere birra sotto il fresco di un alberone, serviti da robusta signora con il grembiulino fonto-tradizionale.  Dopo un pò ti è venuta la pancia del bevitore e sei stravolto dalla monotonia. Perchè tutto è estremamente ripetitivo, privo di fantasia, rigidamente codificato.

Non si avverte un salto, un guizzo di aria fresca, una galoppata: solo il composto ed alienante balletto dei loro poveri cavalli lipizzani che vengono addirittura presentati nel palazzo dell’Imperatore.

Teatro del wurstel??? Al Prater di Vienna.

Eppure ci sono anche palazzi moderni e buone infrastrutture e spiagge nudiste sul Danubio, ai margini di Vienna. Ma vi è anche un perenne stato di scarsa manutenzione, di leggero abbandono, di invecchiamento generalizzato, di intristita decadenza, di velo di polvere su tutto.

Il Palazzo Imperiale a Vienna è invaso da turisti; forse per questo motivo non riesce a dare una impressione di maestosità; solo di grandi dimensioni, ma un pò disordinate. Non se ne capisce bene lo sviluppo. Il centro storico è inquinato dai soliti negozi uguali in tutto il mondo e dai chioschi di wurstel che sarebbe il massimo della cucina locale subito dopo le braciole fritte. Vertici insuperabili!

Le città alpine, Innsbruck o Lienz o Klagenfurt sono certamente graziose, ma assolutamente niente di più. A Salisburgo c’e’, alla stazione, un bellissimo posteggio per le biciclette.

Un viaggio in Austria è un’immersione in una atmosfera un pò sbiadita, monocorde, di semplici sentimenti. Ma anche di stallo, di impasse, di stanca ripetizione di un clichè. Si respira in quel paese un puzzo di rinchiuso, di abiti troppo a lungo portati, di piedi che hanno percorso molto strada. Non so se vale veramente la pena di andarci.

3 pensieri su “L’Austria ed il puzzo di rinchiuso

  1. Un’ottima riflessione.. disincantata e con “i piedi per terra”.. e a dire il vero anche con i piedi nella storia..
    Cosa dire.. credo anche io valga comunque la pena andarci, perchè questa piccolezza è anch’essa un prodotto storico di una grandezza decaduta, di un’Austria dai pochi slanci e dalla molte ferite. Nascoste con pudore e dignità di normalità senza più inquietudine.
    Ma questa rabbia nascosta, dormiente, forse più latente che dormiente, così simile a rassegnazione, ricorda molto il calcio a Colloredo.. episodio di memoria imperiale.. eppure già disillusa.. molto tempo prima di Freud e della grande guerra.. prima di Cecco Beppe.. per riflettere, accompagnati da Tomasi di Lampedusa, che “l’eternità nobile” dell’Austria già da tanto era in agonia..

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