A nord del Nord

Poi, in Quebec finiscono le strade. Radisson è l’unico villaggio (meno di 300 abitanti) bianco al di sopra del 53° parallelo. Ad ovest ci sono le riserve del popolo Cri. A nord comincia la regione del Kativik, grande come una volta e mezzo l’Italia ed abitata da 13.000 persone, quasi tutti Inuit divisi in 14 villaggi.  Il confine meridionale della provincia coincide praticamente con il limite degli alberi. Tutto il territorio non è quindi altro che tundra e laghi, assolutamente disabitato. I 14 villaggi Inuit sono tutti sul mare, ancora più a nord, dove il Quebec finisce. Oppure sulle non maggiormente ospitali rive della Baia di Hudson.

Non ci sono stato ma avrei un grande desiderio di farlo e il loro sito web turistico mi incoraggia. Ho un amico Inuit su FB che posta foto incredibili. Seguo su FB l’agenzia di stampa CBC Nunavut .

Niore Iqalukjuak- Tutte le meravigliose foto sono sue.

Ma poi vedo i costi dei voli per andare nei villaggi del nord con la compagnia Inuit Air o First Air e mi scoraggio.

​La calamità delle crociere

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La nave è più grande di Roseau, la capitale di Dominica.

Le crociere sono il fenomeno piu’ nefasto e devastante del turismo moderno.  Sono l’opposto e la negazione  del concetto di viaggio.  Sono il trionfo del peggior capitalismo, sfacciato e vigliacco. Le compagnie di navigazione prendono in giro i turisti, schiavizzano i lavoratori, distruggono le economie dei porti visitati,  inducono alla prostituzione le politiche di quelle città.

Se ci fate caso vedrete che molti dei croceristi sono obesi.  Infatti, il maggior richiamo delle compagnie e’ il cibo: ottimo,  abbondante,  a tutte le ore e soprattutto compreso nel prezzo.  Si va in crociera per uccidersi di buffet pantagruelici.  Mi dicono che ci sono sprechi assurdi.

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Navi come palazzi a St. John’s di Antigua.

Se ci fate ancor più caso vedrete che i croceristi, una volta a terra, si guardano intorno con sospetto. Sono infatti persone,  molto spesso, impaurite del nuovo e timorose dell’estero.   Vi si avventurano solo se protetti nella pancia della loro nave-mamma, meglio se battente la propria bandiera e parlante la propria lingua.  Quando la lasciano e’ solo per poche ore,  ben intruppati, organizzati e si affrettano a ritornarvi.

Queste enormi navi navigucchiano la notte e passano la giornata nei porti, spesso di piccole cittadine.  Due o tre mila persone vi scendono ed hanno due possibilità: passeggiare nelle vie del borgo o partecipare alle famigerate escursioni, organizzate dalla nave o proposte dagli avidi tassisti locali.

In entrambi casi affollerranno luoghi non fatti per simili moltitudini.  Poi i turisti se ne andranno,  avendo comprato pochi oggetti fatti in Cina e bevuto una bottiglia d’acqua.  Il pranzo si fa a bordo, gratis! Tassisti e commercianti di cianfrusaglie ricadono nel dormiveglia,  in attesa della prossima nave.  Ma il borgo intorno al porto ha ormai perso l’anima, acquisendo l’aspetto di centro commerciale.

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I turisti sbarcano e si aggirono nelle via del borgo del porto, trasformato in povero centro commerciale..

Lasciano poco i croceristi,  ma comunque qualcosa lasciano.  Ed ecco che gli amministratori locali si fanno in quattro e piangono e si sbracciano e chiedono soldi al Governo fino ad avere il molo che permetterà a queste gigantesche navi di pirati di attraccare nel loro porto.  E quando questo  succede sono felici e si aspettano la rielezione.  Salvo accorgersi,  come e’ successo a Cadice, che quando i croceristi sbarcano i negozi sono chiusi,  essendo l’ora della siesta; e nei ristoranti, che pur sarebbero aperti, i croceristi non ci vanno, avendo gia’ pranzato a bordo.

Pare inoltre che la vita a bordo sia piuttosto noiosa,  che la piscina sia una pozza,  che manchino gran divertimenti e che si cerchi di appioppare ai clienti batterie da cucina ed elisir di giovinezza.

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Lo scandalo delle navi da crociera a Venezia.

Si dice che le crociere siano a buon mercato.  Ciò non e’ del tutto vero.  Le compagnie riprendono con le carissime ed inevitabili escursioni ciò che lasciano sul soggiorno. Ed inoltre hanno l’odiosa pratica di esigere un ulteriore 10% del prezzo, come mancia obbligatoria, per il personale.  Che, comunque,  e’ filippino,  in larga misura, ed ha orari e salari asiatici.

Il fenomeno delle crociere e’ particolarmente triste ai Caraibi dove la gente sarebbe molto ospitale e dove l’economia locale avrebbe un gran bisogno di turisti che riempiano alberghetti e ristorantini. Invece vedo questi mastodonti schiacciare i piccoli quartieri del porto. Li ho visti ovunque: Samanà a Santo Domingo, Pointe à Pitre alla Guadalupa, Fort de France alla Martinica, Roseau a Dominica, Saint John’s ad Antigua, Philipsbourg a Saint Martin. Ma anche a Venezia ed in Croazia. I turisti scendono, fanno un passeggino e risalgono a bordo, braccati dal caldo e dal sapore dei tropici. Tornaranno a casa e cosa avranno visto? A che serve viaggiare in questo modo?

[Altro sulle crociere in Patagonia, sul Danubio, invernale a Capo Nord]

E’ facile andare al Polo Nord.

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La stazione Borneo con gli elicotteri per il Polo. (Di Leonid Plenkin WikiCommons)

Il Viaggiatore Critico non ci è mai andato e mai ci andrà; ma gli fa piacere raccontarvi questo viaggio, come esempio delle follie alle quali il turismo può, colpevolmente, arrivare.

Andare al Polo Nord è molto semplice, vi ci portano con grande facilità. Il programma è il seguente:

Si arriva con aerei di linea prima ad Oslo e poi alle Svalbard. E già questo sarebbe un super viaggio; è, invece, solo l’inizio.  Si continua con un aereo fino a Borneo che è una base metereologica russa. E’ posta intorno all’ 89° parallelo sulla banchisa; va quindi alla deriva ed ogni estate scompare a causa dello scioglimento dei ghiacci. La primavera successiva viene ricostruita. Vi è una pista per l’aereo, delle istallazioni, degli elicotteri, molto materiale. Il nome è chiaramente ironico e si riferisce alle temperature.

I turisti polari a questo punto hanno due opzioni. Con la prima si raggiunge il Polo con gli sci e ci vuole circa una settimana, dormendo in tenda. Si lascia intendere che si faranno circa 100 chilometri. Arrivati al Polo Nord verrà montata ancora una volta una tenda dove si cenerà e si potrà telefonare a casa con il satellitare per annunciare boriosi l’impresa effettuata. Poi si ritorna a Borneo con l’elicottero e il giorno dopo alle Svalbard con l’aereo.

La seconda opzione è per i pigri. Si va e si torna in giornata fino al Polo con l’elicottero. Si ha comunque diritto alla cena nella tenda con la telefonata satellitare.

Le temperature andranno fra i -20 ed i -35; si avranno 24 ore di luce; il tempo è normalemnte buono con un pò di vento. I turisti saranno adeguatamente equipaggiati e le misure di sicurezza sovrabbondano. Insomma, una passeggiata, laddove è morta un sacco di gente ai tempi delle esplorazioni.

Il costo va dai 16.000 euro per il viaggio in elicottero ai 33.000 per quello con gli sci. Attestato compreso, ma voli fino alle Svalbard esclusi.