Il bel castello di Kuressaare.

IMG_20160428_181104 IMG_20160429_144817  IMG_20160428_180917 IMG_20160428_182348Un bellissimo castello medievale, proprio come deve essere. E’ quello che ho visto a Kurassaare che è il capoluogo dell’isola di Saaremaa ed è anche la cosa che più mi è piaciuta dell’Estonia. Iniziato a costruire negli anni in cui Dante moriva è bello quadrato, tozzo, alto, massiccio. Fa paura a vederlo, figuriamoci a doverlo espugnare. Era corrcdato da due ordini di mura, ora spariti. Poi nel 1600, con IMG_20160429_141614l’avvento delle armi da fuoco venne costruita una spessa muraglia tutto intorno ed anche un fossato con il ponte levatoio e tutto. Ora nel fossato ci si pesca.

E’ opera degli immancabili cavalieri tedeschi che con la scusa di evangelizzarla occuparono l’Estonia, secondo le abitudini, dure a morire, di quel popolo.

L’interno è meno interessante, inquinato da un inutile museo contro il periodo sovietico, ma l’esterno è affascinante. Certo non è un motivo sufficente, da solo, per andare fino in Estonia; ma una visita la merita sicuramente. Nel borgo non c’e’ nient’altro, salvo delle terme, modeste.

Vale la pena visitare l’Estonia?

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L’orrido trenino da turisti nel delizioso centro storico di Tallinn.

Alcune considerazioni:

  1. L’unica vera attrazione del Paese è la città vecchia di Tallinn che è un vero gioiello. Purtroppo è iperturisticizzata, piena di ristorantacci e di negoziucci di souvenir. Finisce per essere stucchevole e fastidiosa. E’ una città molto estesa, a volte fra un quartiere e l’altro ci sono delle foreste attraversate dai sentieri che portano al supermercato. O al cimitero….
  2. Il paesaggio in generale è molto rurale e bucolico. E’ un paese piatto fatto da campi e da foreste fittamente intervallate. Con paesini dalle chiese con il campanile acuto. Le case sono sempre distanziate l’una dall’altra, anche nei paesi; non vi è un vero e proprio centro. Case molto belle, spesso di legno. Ma tutto abbastanza monotono.
  3. Gli estoni – estoni sono di una riservatezza che sfiora l’autismo. Difficilissimo averci  quei contatti empatici che fanno parte delle piacevolezze di un viaggio.
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    In costume, al bancomat della banca Svedese. Tutto un programma.

    Non reagiscono a nessun tipo di gentilezza e a dir la verità sembrano anche un pò villani, a volte. Ma forse non lo sono; deve essere l’effetto dell’enorme riservatezza, diciamo. Molte ragazze sono di una bellezza sconcertante. Inoltre, in media, le donne sembrano più alte degli uomini. Ma di colori e di modi molto simili a quelli dei ghiaccioli al limone.  Gli estoni – russi sono molto più espansivi e caciaroni. Si riescono a stabilire contatti.

  4. E’ un paese che si gira molto bene. Buone strade, ben indicate, trasporti pubblici eccellenti: regolari, frequenti, economici, pochissimo affollati. Il traffico è sempre modestissimo ed ordinatissimo.
  5. Della cucina se ne parla qua.
  6. L’atmosfera è molto bella. Vi è quella chiarezza di colori, quella nitidezza della luce, quella leggerezza dell’aria che sono caratteristiche del nord e che commuovono l’animo. Vi è pace in quel paese, ci si rasserena. Il tramonto, quando soleggiato, è una festa per il cuore.
  7. Tanto che gli estoni paiono veramente molto calmi: si muovono lentamente, non vedi persone affrettate, non vi è che poco traffico, i trasporti pubblici sono
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    A Tallinn, fra un quartiere e l’altro vi possono essere delle foreste!!

    puliti, in orario, poco affollati. Nei negozi vi è sempre molto personale ed i clienti non si accalcano; i negozi hanno orari lunghissimi, tutti i giorni della settimana. Molti i negozi deserti, con la commessa seduta dietro il banco che guarda nel vuoto, ci si chiede come faccia fine mese. La gente passeggia molto, con andatura decisa, ma rilassata. In generale non danno l’idea di essere molto vispi, paiono andare in crisi con ben poco. Molti i bar dove si fa sussurata conversazione. Pochi sorridono, ridere è escluso. La loro sembra una vita lontana dallo stress e dalle preoccupazioni. Una sensazione di calma pervade il visitatore. Ma si sente la mancanza della vita.

  8. E’ certamente un paese ancora un pò povero. I prezzi sono di qualcosa inferiori a quelli italiani, ma vi è un’organizzazione della vita che permette di spendere relativamente poco: oltre ai ristoranti vi sono i bar nei quali si può sempre mangiare ad un livello del tutto simile a quello dei ristoranti, ma ad un prezzo assai modico. E vi sono anche dignitosissimi alberghi a prezzi molto ragionevoli.
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    La campagna, un po’ monotona.

    Inoltre è chiaro che una parte della popolazione (direi soprattutto i russi) è ancora in difficoltà; vi è quindi una certa aria di fatica che umanizza il quadro, per altri versi idilliaco, della vita estone. E tale fatica fa la differenza con la perfezione della Scandinavia a cui l’Estonia fa evidentemente riferimento, dal momento che gli abitanti si dicono scandinavi e non slavi (estoni – russi a parte, s’intende).

  9. Il visitatore ha quindi la possibilità in Estonia di vivere l’algida serenità scandinava un pò meno algida ed un pò più sofferentemente umana. E tutto ciò senza farsi terribilmente pelare come succede nella vera Scandinavia.  Questo pare il punto centrale di un viaggio in Estonia: cogliere uno stile di vita che a noi pare perfetto (e disumano, quello scandinavo) in un suo momento quasi iniziale; di tendenza ad una perfezione non ancora raggiunta. E in questo gli Estoni mi son piaciuti.
  10. Non bisogna dimenticare la travagliatissima storia di questo piccolo paese, mai indipendente, o quasi. Ce l’hanno molto con il periodo sovietico dandogli tutte le cople di questo mondo e dimenticando i grandi pregi che ebbe in campo
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    Il povero mercato dei russi.

    culturale ed architettonico. La Storia farà giustizia, prima o poi; ma ciò che la Estonia è oggi, è dovuto anche molto all’essere appartenuta all’Unione Sovietica. Ad esempio, è riuscita a sfuggire al capitalismo efferrato degli anni ’60 e ’70 che ha devastato le nostre città conservando qui le vecchie e deliziose case di legno.

  11. Detto tutto ciò, riaffermata la gradevoleeza del viaggio, espressa la simpatia verso il popolo estone e sottolineata la preoccupazione per la non floridissima situazione della parte russa della popolazione; detto tutto ciò, si conclude che un viaggio in Estonia si giustifica solo se non avete veramente niente di meglio da fare.

La cucina Estone

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Bruttissimo pesce del Baltico. Usatissimi i pesci affumicati, ma non so bene in quale preparazione vadano a finire.

Alcune gioie, non pochi dolori.

Gioia assoluta con le zuppe, varie e buonissime. Ve n’è una di nome Seljanka e parente del Borsch russo che è di bontà commovente. Ma anche le altre si dfendono: di salmone, di polpette, di crema di barbabietole rosse.

Grande piacere con l’aringa, ammannita fresca o conservata, fritta, arrosto o mescolata con mille salse diverse. Di gusto sempre molto più leggero di come la conosciamo noi.

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Salsiccia di sanguinaccio con rotelle di cipolla ai ferri, marmellata di frutti di bosco e panna acida. Uno dei migliori piatti provati.

Buona la pasticceria, di risonanza tedesca, anche se un pò mappazzona.

Per il resto è una catastrofe. I ristoranti hanno pochissimi piatti e sempre gli stessi: filetti di bovino, di maiale, di pollo, di agnello o di anatra ai ferri e poco altro. Monotonia infinita.  Formaggio fritto. Ma impera soprattutto il filetto di maiale in grossi pezzi in padella con salse varie. Immancabilmente stopposo e durissimo. Diffusissimo, apprezzatissimo e quasi immangiabile.  Di poco migliore il sult che è una sorta di maiale lesso e sfibrato in galantina, di pochissimo gusto. Gia meglio le salsicce di sanguinaccio, ma difficili da trovare. Una gradita sorpresa: le orecchie di maiale fritte a striscioline. Centrale il pane di segale, di quello che pesa come il piombo. Molto formaggio insulso, così come i salumi.

Dispiace che non vi siano ristoranti con la cucina locale, contadina, tradizionale, regionale, nemmeno a Tallinn. E’ tutto uniformato sul modello carne ai ferri all’americana. Oppure sulle altre cucine: molto l’italiana, le orientali, la georgiana. Un’infnità di pizzerie e kebab.

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Il famigerato filetto di maiale tagliato grosso, qui con patate e salsa di mele.

Al mercato centrale, apparentemente in mano ai russi, vi sono un paio di chioschi, assai tristi, ma dove si trova la cucina russa, di ben altra importanza.

I locali sono sostanzialmente di due tipi: il ristorante classico e il “bar” dove si puo’ anche mangiare grosso modo gli stessi piatti che al ristorante, a prezzi un pò più bassi e in modo informale. In questi locali è normale alzarsi ed ordinare al banco e dopo aver finito riportarvi il piatto. I camerieri sono spesso abbastanza screanzati.  Più gentili ai ristoranti dove, comunque, i prezzi sono un pò inferiori a quelli italiani.

Dopo qualche giorno, la disperazione si installa nel turista, perchè l’uomo non può vivere solo di zuppa e di paste dolci.

 

La case di Tallinn

Forse perchè il clima ostile invoglia a dar loro molta importanza, forse perchè mi ci son fissato io, forse perchè non c’e’ altro da vedere, ma mi sembra che le case a Tallinn siano importantissime e dicano molto sulla storia della città e del paese.

Un pò di foto commentate sulle case di Tallinn:

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A pochi passi di distanza questa casa del tempo sovietico, semi abbandonata…
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… proprio di fronte questa casa, recentissima, in stile del tutto finlandese…
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… ed ancora la vecchia casa dei tempi della presenza dei russi zaristi. Lo stesso Pietro il Grande veniva in questo quartiere a passare l’estate.
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Quartiere-dormitorio dell’epoca sovietica. Deve essere degli anni ’70 ed è molto più vivibile degli equivalenti quartieri coevi in Italia. Grandi spazi verdi, un laghetto al centro, andamento circolare che spezza le prospettive.
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Ai margini della città è stato creato il museo all’aria aperta delle vecchie case rurali del paese. Era una abitudine molto diffusa nelle capitali sovietiche, per mostrare le tristi condizioni di vita del popolo contadino e le sue capacità costruttive ed artigianali. Questa è una casa di metà dell’800, appena finita la pratica dei servi della gleba. La casa è autentica, presa da dove era e ricostruita qua.
Casetta degli anni'30 che serviva anche da negozio rurale. E' mstato usato questo tipico color rosso a base di rame che proteggeva il legno e che è molto usato in Finlandia e in Svezia per gli edifici rurali, amcora oggi.
Casetta degli anni’30 che serviva anche da negozio rurale. E’ stato usato questo tipico color rosso a base di rame che proteggeva il legno e che è molto usato in Finlandia e in Svezia per gli edifici rurali, ancora oggi.
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Invece nel centro di Tallinn l’impianto e le case sono del tutto tedesche. La città, infatti fu prima prima danese, poi svedese, tedesca, russa, sovietica. Ma i dominatori, nei secoli della formazione, furono i tedeschi della Lega Anseatica.
Ma anche i morti hanno la loro casa. Nel bosco, senza recinzioni, nella pace. Molto commovente.
Ma anche i morti hanno la loro casa. Nel bosco, senza recinzioni, nella pace. Molto commovente.

 

Appena un accenno di lapide nel cimitero delle celebrità nazionali, divisi per categoria.
Appena un accenno di lapide nel cimitero delle celebrità nazionali, divisi per categoria.

Tallinn, la complessa.

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La città è di impianto tedesco. Furono i commercianti della Lega Anseatica a svilupparla.

Mi son fatto il mio nido a Tallinn, un appartamento in centro. E da lì vago per la città e i dintorni. Fa freddo, per il 25 Aprile son venuti anche due fiocchi di neve. Ma giro, guardo, cerco di capire.

Strano posto questo paese, l’Estonia. Mai indipendente, salvo fra le due guerre e dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Anche differente dalle altre due repubbliche baltiche. Un gran miscuglio di cose, pare. Questa città è stata messa su dai mercanti tedeschi della Lega Anseatica, come si vede ovunque nel centro storico. Poi è diventata svedese, poi russa e i nobili di San Pietroburgo ( a 350 km per via terra o per via mare) venivano a passarci l’estate (come sarà stata da loro, per venire qua??). Poi è stata ampiamente sovietizzata. Ora si è spostata chiaramente sul lato finlandese (Helsinki è a 76 km di facile mare).

I nobili russi, nell'ottocento passavano la loro estate in queste ville di legno, sulla spiaggia.
I nobili russi, nell’ottocento passavano la loro estate in queste ville di legno, sulla spiaggia.

La stessa popolazione ritiene essere scandinava e non slava, come la lingua. Ma vi è pur sempre una forte minoranza di russi, che parlano russo e che sembrano essere rimasti abbastanza sovietici. Quindi bilinguismo.

Gli estoni-russi sembrano essere più gioviali (non ci vuol molto) degli estoni-estoni, ma anche più poveri. E li vedo soprattutto nei luoghi di architettura più sovietica, come il mercato o certi bar dall’aspetto un pò triste. Come se fossero rimasti attaccati all’idea del grande impero.

Il design simil-finlandese (ma molto più rozzo) impera.
Il design simil-finlandese (ma molto più rozzo) impera.

Gli estoni-estoni invece sembrano molto interessati a ricevere grossi traghetti più volte al giorno carichi di finlandesi che vengono a comprare alcool a casse intere ed anche a godere delle belle estoni, a giudicare dalla densità di bordelli intorno al porto.

Una nave al giorno per Stoccolma, per San Pietroburgo una alla settimana ed un paio di bus al giorno.

 

Insomma, la storia qui ha fatto un gran rimescolio.