L’altra parte della storia dell’ammutinamento del Bounty

Nel post precedente avevo diviso con i miei quattro lettori la meraviglia della sconsiderata dimora dei discendenti degli ammutinati del Bounty nell’isola di Pitcairn. Sulla mia pagina di FB, Pietro mi commenta consigliandomi di integrarlo con la storia degli altri ammutinati e dei non-ammutinati, rimasti a Thaiti. Lo ringrazio ma non lo farò.

Non lo farò perchè è una storia di tanti morti e di violenza per poter trovare e punire quei nove che se ne stavano sparapanzati a Pitcairn.

E la mia simpatia va, incommensurabile, a quei coraggiosi che riuscirono a dare un calcio a tutto e vivere come potevano, in terra incognita, con le loro mani e la loro voglia di non subire gli ordini di un capitano infame.  Bligh, il suo nome.

E da notare che il loro ammutinamento non versò una goccia di sangue. Semplicemente si dissociarono dalla Marina di Sua Maestà Britannica. Degli esempi, rari.

 

L’incredibile storia dell’Isola Pitcairn (serie destini improbabili)

Tutti conosceranno la vera storia della fregata Bounty e del suo ammutinamento in Polinesia. Avvenuto nel 1789 perchè il capitano dava la poca acqua dolce disponibile a delle piantine di albero del pane, che stavano trasportando, piuttosto che agli uomini. Pochi, invece, credo, sappiano che i nove ammutinati, insieme a 6 uomini e 12 donne tahitiani, finirono nell’allora sconosciuta Isola Pitcairn; di 3,2 per 1,6 km.

Ancor meno sapranno che i discendenti di costoro sono ancora lì. Sono in 48, padroni di uno Stato semi-indipendente. Non c’e’ aeroporto e ci arriva una nave due volte al mese e non tutti mesi.  La prima terra abitata (poco)  e con un aeroporto è a 32 ore di navigazione. Vivono di agricoltura, della pensione di quelli che hanno lavorato in Nuova Zelanda, della vendita di siti del dominio .pn, dei loro francobolli da collezionisti, di ceste di vimini che vendono ai qualche yachts che passano di lì.  Ma ben 8 famiglie hanno un sitino web da dove vendono miele, magliette e cappellini di Pitcairn.

 

Il centro abitato di Pitcairn

 

Hanno una loro lingua, nata dal miscuglio fra l’inglese marinaresco del 1700 e il tahitiano. Conservano i cognomi degli ammutinati. Nell’isola vi è un bar che apre il venerdi dalle 18h30 fino a che non se ne vanno i clienti. Un fornaio fa il pane su ordine oppure il secondo giovedi di ogni mese. Un ristorante da asporto aperto il mercoledi. Vi sono 5 stanze per accogliere un massimo di 9 visitatori a 70 dollari al giorno compresi i pasti e la lavanderia. Ci vanno soprattutto studiosi a studiare chissà che.

 

Non manca un Governo, capeggiato da un Mayor, una costituzione fresca fresca, un visto di ingresso a 30 dollari, una tassa sullo sbarco di 35 dollari a persona, un centro di salute con un medico neozelandese e, ovviamente, una scuola elementare, una posta, l’uffico del Governo e l’elettricità.  Ma non c’e’ la banca o il bancomat. In questo momento il sito ufficiale del Governo informa che non ci sono posti di lavoro liberi a Pitcairn.

 

Esiste invece un giornale mensile di 6 pagine che potete leggere on-line anche voi con la modica cifra di 15 dollari all’anno. Il giornale vi da conto degli arrivi, delle partenze e dei compleanni. Dopo la lettura di qualche numero sarete di casa a Pitcairn.
Io mi ero un pò scandalizzato per la pervicacia umana di voler vivere a Corvo, ma questi battono tutti!