L’atmosfera delle piccole terme ungheresi

La parte esterna delle gaie terme di Mohacs.

Pensionati che giocano a scacchi, nonne con i nipotini, adolescenti obese che mangiano gelati, coppie di fidanzatini impacciati, bellone sfiorite che propongono quel che resta delle loro grazie ormai invase dalle cellulite, gruppetti ciarlieri di casalinghe attempate in libera uscita.

Questa è la meravigliosa umanità che affolla i centri termali minori in Ungheria. Ne ho già parlato, ma ci ritorno sopra perchè è una faccenda che mi par troppo bella. Per un qualche strano fenomeno geologico, la piatta Ungheria ha nel sottosuolo, ad alcune centinaia di metri di profondità, dell’acqua calda; e ciò avviene quasi dappertutto. Sono fiorite, quindi, centinaia di terme, un pò allo stile degli antichi Romani che ne costruivano ovunque andassero, ma con dispendiosi sistemi di riscaldamento a legna. In Ungheria, invece, basta fare un pozzo sufficientemente profondo per avere delle belle piscine calde.

Alcune di queste terme sono molto grandi ed importanti: sono spesso frequentate dai pensionati tedeschi reumatosi, mentre quelle di Budapest sono invase dalle folle dei turisti da tre giorni/due notti. Ma io non parlo di questo tipo di terme.

Io parlo delle altre, sparse nelle cittadine disseminate nella infinita pianura ungherese. Ve ne sono legioni; chi dice 150 chi arriva a 240. Non son mai riuscito a trovare una buona carta con delle descrizioni dettagliate; questa è la migliore che ho pescato. Sono piccole, ma hanno sempre una bella piscina per nuotare, tanto che gli ungheresi sono tradizionalmente molto forti nel nuoto e nella pallanuoto. Hanno dei bacini di acqua calda per gli adulti e delle piscinette per i bambini. Non mancano mai la sauna ed il bagno turco. Ci si sta, immancabilmente, con il costume; a differenza di quegli spocchiosi degli austriaci che ti impongono il nudismo anche se non lo vuoi fare.

Il tutto è sempre molto alla buona: accanto alla biglietteria c’e’ la signora bionda cotonata che ti vende le bibite, la birra ed un panino. Gli ambienti sono accettabilmente puliti, ma i rivestimenti delle pareti possono essere un pò sbreccati, i pavimenti riparati con mattonelle di diversi colori, le porte stinte e le panche degli spogliatoi consunte. Niente a che vedere con le asettiche e pretenzione spa a cui siamo abituati nell’esangue Europa occidentale. Ma il visitatore troverà sempre ottima accoglienza, prezzi molto comodi e tante facilità su dove lasciare gli abiti, come parcheggiare l’auto, come usare le istallazioni. Sembra infatti che in queste terme non turistiche la visita di uno straniero sia considerata come una prova di amicizia nei confronti del popolo. Andrà quindi ben accolto ed aiutato nelle sue incertezze di forestiero poco al corrente degli usi locali. Perchè poi le scritte sono solo in ungherese e trovare qualcuno che parli inglese a volte è poco facile.

Ci si passa qualche ora, si nuota, si prende il sole se d’estate (ma queste terme sono aperte tutto l’anno), si mangia e si beve, si sta soprattutto nell’acquettina calda, seduti sulle banchine immerse e prendendo quell’aria un poco scimunita da feto nell’utero materno. I pensieri si sciolgono, ci si rilassa e si esce candidi come agnellini, fuori e dentro.

Ma quel che innamora è l’atmosfera di queste termette: paesana, tranquilla, vecchiotta, popolare ed accogliente. Pare di tornare negli anni ’60 in Italia: un pò rurali, un pò operai; comunque desiderosi di divertirsi. Ma soprattutto soddisfatii di quel poco che si ha, senza stravaganze, senza capricci. Ecco, senza tirarsela.

Eppoi, tutti rispettosi e poco caciaroni; gentili, ma riservati. Peccato che gli ungheresi si siano ritrovati quell’orribile governo che hanno (2018) perchè una vacanza in giro per terme minori sarebbe una vera pacchia.

E la parte interna….

Le crociere sul Danubio

Le navi della Viking Cruise al porto di Vienna

Non solo le famigerate crociere caraibiche, o le carissime crociere patagoniche, quelle invernali a Capo Nord o quelle archeologiche sul Nilo.  Vi sono anche le crociere sul Danubio, a conferma che alla gente piace stare seduti sul ponte di una nave e vedere il mondo che gli passa accanto.

Le crociere sul Danubio si fanno su delle chiatte: imbarcazioni molto lunghe e con i bordi molto bassi (tanto non ci sono onde), strette (devono entrare negli angusti bacini delle numerose chiuse che permettono di superare i dislivelli del fiume), leggère (il pescaggio non può essere molto a causa dei fondali a volte bassi), lussuose (i clienti sono soprattutto pensionati teutonici, i quali amano le comodità e non difettano di liquidità).

In tre affiancate aspettando le festanti comitive dei pensionati tedeschi.

Il Danubio diventa navigabile, per queste navi, da Passau, al confine fra Germania ed Austria; da qui parte anche la ciclovia del Danubio, la più famosa e frequentata del mondo. Le crociere attraversano l’Austria con sosta a Vienna; la Slovacchia con sosta a Bratislava; l’Ungheria con sosta a Budapest, la Serbia con visita a Belgrado; per poi arrivare in Bulgaria con viaggetto in bus a Sofia. Alcune arrivano fino a Tulcea, ormai nel delta romeno del Danubio. Naturalmente ci sono crociere che partono ed arrivano dai e nei diversi porti di questa lunga catena di paesi e capitali.

Si viaggia di notte, salvo in alcuni tratti particolarmente suggestivi (dopo Passau e al confine fra Serbia e Romania) dove la navigazione è diurna. Si sosta la giornata nelle capitali che possono essere visitate e da cui partono anche escursion per i dintorni, naturlamente con un supplemento monetario non simbolico.

Poco a velle di Passau.

Non sono come le navi da crociera marittima: niente piscine, discoteche, grandi sale, bar, ristoranti, giochi e teatri. I passeggeri sono meno di duecento, vi è un ristorante, una sala-bar-soggiorno ed un ponte per prendere il sole. Ma le cabine sono spaziose e soprattuto dotate di una grande vetrata da cui si osserva sfilare la riva che ti è toccata in sorte (o destra o sinistra). La navigazione deve finire per essere molto monotona; proprio da pensionati teutonici.  I costi delle crociere sono nettamente alti.

Il Danubio è fascinoso. Per essere un fiume europeo, è maesoso, calmo, imponente. Attraversa molti paesi, bagna molte capitali; una bella parte della complessa storia europea gli ha girato intorno. Arrivare sulle sue rive è per me sempre fonte di grande emozione. Sedersi sugli argini è un eccellente passatempo; invece del cadavere del tuo nemico si vedranno passare un gran numero di chiatte da trasporto merci, molte barche da diporto, canoe di sportivi, gusci dei pescatori. Ci saranno anatre, cigni ed altra avifauna variata. Io sostengo anche che l’odore del Danubio è particolare. Il colore è fangosino, niente di blu. Le acque del Danubio sono internazionali, come quelle degli oceani e quindi navigabili da tutti senza bisogno di permessi nazionali. Se non si approda non ci sarebbe nemmeno bisogno del passaporto.

In certi luoghi le rive sono alte, boscose ed il fiume serpeggia fra le colline. Ridenti borghi, fiorite case di contadini, festose birrerie all’aperto, pascoli di mucche felici, costellano il fiume, nei luoghi romantici. In altre parti scorre rettilineo in pianure anonime interrotto frequentemente da dighe e chiuse, accompagnato solamente da fabbriche e centrali elettriche. Ma anche in pianura è a volte costeggiato da fitte e fresche foreste, intrise di acqua e di zanzare, ma comunque emozionanti, perchè non sono foreste qualunque. Sono quelle del Danubio!

Meglio in bici.

E’ comunque un mondo particolare come spesso succede ai grandi fiumi (ad esempio il Delta del Po), suggestivo ed interessante.  Consiglio una visita, ma direi sulle rive, magari in bicicletta, ma non con le crociere; troppo monotono, troppo da pensionati.

Mercati mondiali

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Sao Paulo.

Il Viaggiatore Critico ha notato, come avranno fatto in molti, la profonda modificazione che hanno avuto molti dei mercati alimentari delle grande città. Quegli edifici, spesso di architettura elegante e leggera, fatti di ferro, ai tempi della Torre Eiffel; oppure di nervature di cemento, se più recenti. Posti sempre nelle zone centrali delle città dove il popolo andava a rifornirsi di verdura, frutte, grani e, quando possibile, carne e pesce.  Luoghi in antico pieni di confusione, spesso di sporcizia, di gente di bassa lega. Sembrava veramente di essere al mercato. Io li visito spesso, mi piacciono e mi piace vedere la verdura esposta: da un sacco di informazioni sulla città.

Poi sono arrivati gli urbanisti, gli architetti, gli assessori, gli imprenditori. Probabilmente il primo caso è stato Les Halles di Parigi, poi hanno seguito tutti gli altri.  Cosa sono diventati?

In quasi tutti i casi il popolo vociferante ne è stato estromesso, relegato ai discount di periferia. In certi casi, subdolamente, è stato lasciato un angolo “naturale”; una specie di riserva indiana dove lasciare un pò di banchi ed un pò di popolo a far colore.

Vi sono fortemente penetrati i venditori di cibo e paccotiglia varia da turisti. I banchi sembrano vecchi e tradizionali, ben sistemati, ben illuminati; ma vi si trovan cibi che non entrano in nessuna casa di gente del luogo. Prezzi sconsiderati o cibi fasulli; decorativi e non nutritivi; da turisti, appunto.  I mercati delle città turistiche dei paesi arabi sono diventati così. Mucchi enormi di variopinte spezie, sforzi scenografici imponenti per il turistame di bocca buona. In Marocco sono particolarmente abili.

In tutti i mercati vi è sempre stato qualche banco che faceva da mangiare: piatti semplici, popolari, veri. Qualche banco. Ora sono straordinariamente aumentati di numero. Ed anche di varietà. I vecchi menu si sono allungati, vi sono stati inseriti piatti prima impensabili in un mercato. Vi si mangiavano piatti economici, da gente di mercato, non certo care prelibatezze. Vedere servito il salmone selvaggio nel mercato del vecchio porto di Helsinki è un insulto alla storia di quel luogo. Così come a Beirut i vecchi souks sono stati distrutti dalla guaerra e ricostruiti dal capitalismo più sfacciato diventando negozi e ristoranti di gran lusso.

In alcuni casi è tutto il mercato ad esser diventato una sorta di ristorante, di food corner da centro commerciale. E’ l’indecoroso caso del secondo piano del Mercato di San Lorenzo a Firenze.  Più raffinato, ma altrettanto fasullo anche il mercato di Lisbona, dove rinomati chefs si sfidano dai lati dell’enorme salone pieno di gente. Piatti cari. Banchi di delikatessen di altissimo livello a Kiev, in mezzo alla povertà di una città ancora in molte difficoltà: un mercato che è passato da vendere le patate delle vecchine ad offrire i gamberetti freschi del Sud America. Indecente.

In altri luoghi, miracolosamente, un certo equilibrio si è mantenuto, come a Budapest. Il mercatone, in pieno centro, è ancora pieno di veri banchi con vera verdura ed i molti banchi di cibo pronto, pur destinati ai numerosi turisti, hanno mantenuto un’aria popolana, da mercato. Vi si mangia male, ma a poco prezzo e nel mezzo alla confusione. Lo stesso a Sao Paulo dove c’e’ un po’ di robaccia da turisti, ma anche molta vita vera di gente vera. In Vietnam, poi, il mercato tradizionale ed i suoi cibi, regnano sovrani; un gran piacere!

Due città molto vicine, due mercati del pesce con destini contrapposti: Santiago del Cile e Valparaiso. Il primo è diventato un insieme di ristoranti fighetti. Il secondo è popolarissimo, con tutti i prodotti veri e con un angolo di bettole. Ma a Santiago c’e’ il mercato generale, enorme, incasinatissimo e sporco dove ci sono le trattorie da mercato in piena regola. E di turisti, solo io.

Enogastronomia ungherese

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Gulash molto denso servito in una pagnotta svuotata. Roba da turisti.

Attenzione! Il gulash ungherese (gulyas) non è uno spezzatino, ma una zuppa liquida e calda con qualche pezzetto di carne dentro! I ristoranti acchiappa-turisti ve lo forniranno in tutti i modi, anche come pizza, ma non cadeteci: non si tratta di cucina ungherese, ma di quella che i turisti, nella loro ignoranza, credono sia ungherese e che i ristoratori disonesti ammanniscono senza scrupoli. Come esiste, ad esempio, una cucina italiana di New York che nessun italiano riconoscerebbe come propria.

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Pantagrueliche portate.

Troverete la solita lista di piatti ungheresi su tutti i siti web, ma la sostanza è la seguente: è una cucina palesemente contadina, con molta presenza di verdure, ma dove si nota anche una bella presenza di carni bovine, suine e di pollame; molto diffusa l’anatra: l’Ungheria è sempre stata terra di allevamenti. Non sembrerebbe che vi sia una grande diversità; i piatti sembrano sempre un po’ gli stessi. Le caratteristiche principali sembrano essere la lunga cottura, preparazioni abbastanza elaborate, piatti “umidi” con pochi arrosti, la cottura congiunta di carni e verdure, un certo affastellamento di cose diverse nel piatto. Molti anche i pesci, il Danubio maestoso attraversa il paese.

Infatti, ad un ristorante, ciò che più facilmente vi succederà è di vedervi appoggiare sul tavolo un enorme piatto di portata, magari di legno, con sopra quantità industriali di diverse carni e di diverse verdure variamente cucinate.

Bisogna dire che il risultato finale è quasi sempre molto gradevole. Cucina generosa, saporita, abbondante, allegra. Forse un po’ approssimativa e ripetitiva. Insomma, piatti molto più da tovaglia a quadratoni rossi che bianca con guarniture di pizzo. Ma dignitosissimi e che lasciano un buon ricordo d’allegria.

Molto usata la paprika che, va ricordato, non è che poco piccante.

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Patate da cibo di strada

Naturalmente si sta sviluppando una nuova cucina più parca, attenta agli ingredienti e meno “confusa”, con, mi pare, l’anatra al centro di molti di questi piatti. Conviene cercarla nei ristoranti non tipici e di fascia più alta della media. Son ristoranti che van bene per una cena romantica; ma il turista normale si divertirà certamente di più con quei bei piattoni che sembran quasi un banco del mercato! E se avete passato il pomeriggio alle terme e siete molto affamati, un piatto del genere sarà anche molto benvenuto.

Ugualmente grondante abbondanza e rimescolume il pur bello ed accattivante cibo di strada.

049Se, quindi, la cucina ungherese non verrà citata nell’olimpo gastronomico, i vini, invece, meritano una grande attenzione. Direi che sul mercato ci sono ancora dei vini da dimenticare, ma certi altri sono già gradevolissimi e sembrano destinati ad avere un buon futuro. Questo per dire che un viaggio enologico in Ungheria è del tutto giustificato. Il Viaggiatore Critico non è in grado di fornirvi una lista di vini e cantine giusti, ma può darvi due nomi da spendere con tranquillità: L’Olasz Risling per il bianco e il Kekfrancos per il rosso. Ma molti altri meritevoli ce ne sono. Anche al di là del Tokai che in Ungheria non sembra così importante come ci saremmo immaginato.

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Deliziosi questi cilindri vuoti di pasta dolce cotti sulla brace.

Coraggio, c’e’ tutto un nuovo mondo di vini da provare.

Budapest

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La profondissima metropolitana, concepita anche come rifugio antiatomico.

Bella, importante anche se pesante ed un po’ tetra, Budapest merita diversi giorni. Il Viaggiatore Critico non è una guida, vuole solo interpretare i luoghi. Si limiterà quindi a consigliare i luoghi più meritevoli e quelli da evitare.

– Buda, la parte alta va visitata di notte, arrivandoci con il bus a cremagliera o a piedi. Evitare la folla fastidiosa della giornata. Bei ristorantini, un po’ carucci alcuni, addirittura esosi altri.
– Inutile la visita alla cittadella.
– Inevitabili le terme: Szechenyi e Gellert.
– Nella piazza del Gellert vi è una gradevole enoteca dove si possono assaggiare un gran numero di vini ungheresi. Non economica e lentissimi nel servizio.
– Prendere il tempo di andare al non vicino quartiere di Obuda a vedere la deliziosa piazza ed il sorprendente museo di Vasarely, pittore famoso per i suoi giochi di forme.
– Il mercato centrale coperto è una bella struttura e ci sono molti banchi ancora “veri”. Al piano di sopra una galleria con variopintissimi chioschi di cibo: turisticissimo. ma anche bellino da fare, per una volta.
– Evitare il paio di strade che è il centro moderno, squallidissimo.
– Da frequentare la vita notturna, assai intensa. Io comincerei da Via (Utca) Nagymezo dove si trova soprattutto un bellissimo pub nelle rovine, curiosa caratteristica di Budapest. Si tratta di interi palazzi abbandonati che vengono trasformati in giganteschi locali, ognuno con varie barre e un dedalo di stanze. Carini anche i dintorni064 di Piazza (Ter) Liszt Ferenc. Da evitare i dintorni della Basilica di Santo Stefano.
– E’ necessario passeggiare un po’ sul Danubio ed attraversare a piedi qualche ponte. E’ pur sempre un fiume magico.
– Scenografico il museo di arte contemporanea, anche se non contiene troppo grandi cose.

Il Balaton

IMG_20150607_200347Vi consiglio il Balaton, in Ungheria, solo se siete appassionati di storia del turismo ed anche un po’ masochisti. Non è un gran bel posto e non è nemmeno molto allegro. Sta fra il malinconico, il tetro, il popolarissimo, il demodè e la menopausa. Insomma, un gran lago che si vorrebbe mare, ma non ce la fa.
Eppure il Balaton fu un centro turistico importantissimo negli ultimi decenni del’Impero Austro-Ungarico, prima della I guerra mondiale. Vi affluivano da Vienna e da Budapest piccola nobiltà e buona borghesia. Quelli che non si potevano permettere di andare sull’unico mare dell’Impero: Trieste e l’Istria. Vi andava il ceto moderno che si apriva ai costumi liberali, goderecci: uomini e donne insieme.

Il lago ha, quasi ovunque, rive bassissime ed un po’ fangose. Per evitare le camminate nell’acqua bassa venivano fatte delle lunghe passerelle in legno che portavano a delle piattaforme sull’acqua, là dove era un po’ più fonda e vi si potesse stare almeno un po’ immersi. E ci sono foto di queste piattaforme piene di robusti giovanotti con i baffi a manubrio ed i loro costumoni a salopette in compagnia di eleganti donnine con le cuffiette di trina, l’ombrellino ed una veste-costume che lasciava vedere un po’ di gambe, braccia e scolli. Le forme non erano affatto nascoste. Balli la sera e passeggiate lungo i viali di platani.

Ed ancora oggi è un po’ così. Le rive sono molto spesso occupate da stabilimenti balneari più o meno grandi e più o meno eleganti, comunque dignitosi. Non vi è spiaggia, ma prati che danno sulla riva fangosetta e l’acqua molto bassa per lunghi tratti. Si sta volentieri sul prato, al bar, al ristorante, in piscina. Ideale per i bambini e le famiglie, gradevole per i pensionati, una boccata d’aria nuova per il ceto lavoratore. Ristoranti in quantità. Una certa vita notturna anche per i giovani stranieri a Siofok, anche se sembrano prevalere i ragazzotti anglosassoni attirati dalla birra a vil prezzo.

Balatonfured più elegante e cara, con porticciolo ricco di barche. A Kesztheli, al margine occidentale del lago, delle belle architetture neoclassiche.

IMG_20150607_195812Una buona idea può essere quella di fare il giro del lago in bicicletta. Ovunque alberghi, pensioni, B&B dove fermarsi e similspiagge dove distendersi. Ci sono molte piste ciclabili o strade di scarso traffico. C’e’ anche il treno (che prende le biciclette) su ambi i lati, quando siete stanchi od annoiati. I prezzi sul Balaton sono un po’ più cari che nel resto del paese.

Da non dimenticare che le colline intorno al Balaton danno degli eccellenti vini (detto da un italiano). Aggirarvisi in macchina e fermarsi alla fattorie o in certi non infrequenti agriturismi può darvi delle belle sensazioni anche etiliche. Nei dintorni delle terme anche interessanti come quelle del lago di Heviz.

E’ consigliabile una visita al Balaton? Direi di no, se non per una rapida visita per togliersi la curiosità di vedere un lago così grande in mezzo all’Europa o per vedere da vicino cosa fanno quelli che vanno al lago invece che al mare. Chiamamolo voyeurismo turistico. Ma se avete pochi giorni, saltatelo pure a piè pari.

Le terme ungheresi

062La particolarità gradevolissima dell’Ungheria sono le terme. Sono tantissime, ovunque e molto molto consigliabili. Non hanno, infatti, niente a che vedere con quei patetici concentrati di vuota e carissima boria, insulsa ed esangue, che sono le cosiddette terme in Italia. Luoghi, spesso, anche ambigui. E nemmeno con quelle, a nudismo forzato, di tipo tedesco.

Le terme ungheresi sono una miscela fra le terme romane ed il parco dei divertimenti per famiglie. Sono sempre pulitissime, accoglienti, gradevoli, ben organizzate, sicure per i beni lasciati allo spogliatoio, fornite dei vari servizi aggiuntivi necessari come bar e ristoranti, massaggi e cure mediche. E sono sempre ricche di acqua tiepida, calda, a volte caldissima, miracolo del sottosuolo ungherese. I prezzi non sono popolarissimi, ma rispetto ai servizi offerti sono assai moderati. E’ una vera gioia andarci, fa bene al corpo e allo spirito.

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Le stupefacenti terme di Szechenyi a Budapest    Foto di Andorka (Opera propria), Wikimedia Commons

Sono spesso assai vaste, ricche di molte e diverse piscine, di varie temperature e di varia destinazione: ci sono giochi d’acqua come scivoli e correnti fortissime che vi travolgono, ci sono piscine di rilassamento e meditazione; zone per sedersi a conversare con amici e sconosciuti (ma in che lingua?). Non mancano saune e bagni turchi e vasti spazi all’aperto d’estate, all’interno d’inverno per sdraiarsi. Una vera festa per rilassarsi. Se ne esce lessi, stanchi e felici. Dal momento che l’acqua è naturalmente calda, molte piscine all’aperto funzionano anche d’inverno, con la neve e fra la nebbia.

Vi è sempre e comunque un’aria famigliare, composta ma amichevole; alla buona, ma degnissima e rassicurante. Se volete un po’ nazional-popolare, ma nel miglior senso della parola. Giovani e vecchi mescolati, senza esibizionismi degli uni o vergogne degli altri. Un ritrovo di paese, più che uno sfoggio di fisici tirati. I vecchietti vanno a giocare a scacchi nell’acqua. Il personale è numeroso, robusto e un po’ burbero, come si addice ai forti. Anche nelle terme più lontane dai flussi turistici è sempre possibile capirsi, in qualche modo.

La cosa più stupefacente è la loro frequenza: ce ne sono moltissime, anche in centri minori dove non troverete mai un turista straniero. E, forse, queste terme minori, periferiche, sono le più vere e le più piacevoli. Ed è una bellissima idea andare in giro in macchina, quasi a casaccio, e visitare, una dopo l’altra, giorno dopo giorno, diverse terme in diversi paesotti in mezzo alla dolce campagna. E dopo le terme calde, una cena con gli enormi piatti della cucina ungherese. Finirete la vostra vacanza grassi e rosei come dei maialini, e felici!

Le terme più grandi sono a volte divise in due settori: una per le famiglie ed un’altra, più cara, per gli adulti, più tranquilla e meglio curata. Ovunque (con l’eccezione di alcune terme a Budapest) sessi mescolati ed ovunque, strettamente, uso del costume.

Le terme più curiose sono quelle di Heviz, vicino al lago Balaton,  dove vi è un vero e proprio laghetto, molto profondo, di acqua più o meno calda dove restare in ammollo con un provvidenziale salvagente. In una isoletta artificiale, su palafitte, al centro del lago, i servizi; sotto, fra i “pali fitti” le bocche dell’acqua più calda. Nel paese circostante un gran numero di alberghi e ristoranti di tutti i tipi. Molti gli stranieri, tedeschi e austriaci, spesso di età anche avanzata. Atmosfera un pò triste, non lo consiglio troppo.

A Budapest le più famose sono quelle di Szechenyi, vicino al centro: grandi, neoclassiche, multiformi, vecchiotte, piene di fascino, di gente, di stranieri e di italiani. Meravigliosa la piscina centrale, all’aperto, d’inverno. Consigliatissima. Belle anche le terme dell’Hotel Gellert, aperte anche ai non clienti.

Quelle, molto grandi ed affollatissime di Bükfürdő, nazional-popolarissime, ma anche divertenti.

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Il Laghetto termale di Heviz pieno mdi bagnanti. Da Wikimedia Commens

Ma il meglio è in giro per il paese. Per orientarsi con i cartelli, sembra di capire che il termine fürdő voglia dire terme in senso generale, compreso quello sanitario mentre che gyógyfürdő sarebbero le terme ricreative. Purtroppo non ho mai trovato un sito con una vera carta delle terme ungheresi. C’e’ qualcosa in tedesco,  ma non è completissimo.

Il mio consiglio è di girare da una terma all’altra, magari in bicicletta, all’inizio dell’estate. La beatitudine!

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Vicino a Bukfurdo, nella città di Szombately vi è la ricostruzione del tempio romano ad Isis.