Le crociere sul Danubio

Le navi della Viking Cruise al porto di Vienna

Non solo le famigerate crociere caraibiche, o le carissime crociere patagoniche, quelle invernali a Capo Nord o quelle archeologiche sul Nilo.  Vi sono anche le crociere sul Danubio, a conferma che alla gente piace stare seduti sul ponte di una nave e vedere il mondo che gli passa accanto.

Le crociere sul Danubio si fanno su delle chiatte: imbarcazioni molto lunghe e con i bordi molto bassi (tanto non ci sono onde), strette (devono entrare negli angusti bacini delle numerose chiuse che permettono di superare i dislivelli del fiume), leggère (il pescaggio non può essere molto a causa dei fondali a volte bassi), lussuose (i clienti sono soprattutto pensionati teutonici, i quali amano le comodità e non difettano di liquidità).

In tre affiancate aspettando le festanti comitive dei pensionati tedeschi.

Il Danubio diventa navigabile, per queste navi, da Passau, al confine fra Germania ed Austria; da qui parte anche la ciclovia del Danubio, la più famosa e frequentata del mondo. Le crociere attraversano l’Austria con sosta a Vienna; la Slovacchia con sosta a Bratislava; l’Ungheria con sosta a Budapest, la Serbia con visita a Belgrado; per poi arrivare in Bulgaria con viaggetto in bus a Sofia. Alcune arrivano fino a Tulcea, ormai nel delta romeno del Danubio. Naturalmente ci sono crociere che partono ed arrivano dai e nei diversi porti di questa lunga catena di paesi e capitali.

Si viaggia di notte, salvo in alcuni tratti particolarmente suggestivi (dopo Passau e al confine fra Serbia e Romania) dove la navigazione è diurna. Si sosta la giornata nelle capitali che possono essere visitate e da cui partono anche escursion per i dintorni, naturlamente con un supplemento monetario non simbolico.

Poco a velle di Passau.

Non sono come le navi da crociera marittima: niente piscine, discoteche, grandi sale, bar, ristoranti, giochi e teatri. I passeggeri sono meno di duecento, vi è un ristorante, una sala-bar-soggiorno ed un ponte per prendere il sole. Ma le cabine sono spaziose e soprattuto dotate di una grande vetrata da cui si osserva sfilare la riva che ti è toccata in sorte (o destra o sinistra). La navigazione deve finire per essere molto monotona; proprio da pensionati teutonici.  I costi delle crociere sono nettamente alti.

Il Danubio è fascinoso. Per essere un fiume europeo, è maesoso, calmo, imponente. Attraversa molti paesi, bagna molte capitali; una bella parte della complessa storia europea gli ha girato intorno. Arrivare sulle sue rive è per me sempre fonte di grande emozione. Sedersi sugli argini è un eccellente passatempo; invece del cadavere del tuo nemico si vedranno passare un gran numero di chiatte da trasporto merci, molte barche da diporto, canoe di sportivi, gusci dei pescatori. Ci saranno anatre, cigni ed altra avifauna variata. Io sostengo anche che l’odore del Danubio è particolare. Il colore è fangosino, niente di blu. Le acque del Danubio sono internazionali, come quelle degli oceani e quindi navigabili da tutti senza bisogno di permessi nazionali. Se non si approda non ci sarebbe nemmeno bisogno del passaporto.

In certi luoghi le rive sono alte, boscose ed il fiume serpeggia fra le colline. Ridenti borghi, fiorite case di contadini, festose birrerie all’aperto, pascoli di mucche felici, costellano il fiume, nei luoghi romantici. In altre parti scorre rettilineo in pianure anonime interrotto frequentemente da dighe e chiuse, accompagnato solamente da fabbriche e centrali elettriche. Ma anche in pianura è a volte costeggiato da fitte e fresche foreste, intrise di acqua e di zanzare, ma comunque emozionanti, perchè non sono foreste qualunque. Sono quelle del Danubio!

Meglio in bici.

E’ comunque un mondo particolare come spesso succede ai grandi fiumi (ad esempio il Delta del Po), suggestivo ed interessante.  Consiglio una visita, ma direi sulle rive, magari in bicicletta, ma non con le crociere; troppo monotono, troppo da pensionati.

L’Austria ed il puzzo di rinchiuso

Wurstel, wurstel, wurstel.

L’Austria ha un sacco di vantaggi. E’ vicina, ci si va in macchina, ha belle montagne, fanno lo strudel buono, si spende poco, ha una capitale importante, ha delle belle ciclovie lungo il Danubio e la Drava, ci son perfino le terme. Niente di veramente eccezionale, ma un sacco di piccole cose piacevoli.

Ma, ecco, il problema sta proprio in questa parola: piccolo!

Il portone della casa – studio di Sigmund Freud, a Vienna. Uscendo da qui i suoi pazienti avevano acquistato un inconscio e perduto un pò del loro conto bancario.

L’Austria è un posto piccolo che soffre di esserlo. Il cuore di quel popolo si deve esser fermato al tempo in cui erano il grande Impero dell’Europa Centrale su cui Cecco Beppe regnava incontrastato. E non riescono a riprendere contatto con la realtà che è, oggi, ben diversa. Si afferrano quindi a quei vecchi e sbiaditissimi ricordi cercando di tenerli in vita, senza riuscirci. Mille sono gli alberghi o i rifugi o i luoghi che ricordano nei nomi il passaggio dell’imperatore o della stucchevole Sissi. Quanto tempo pensano di poter andare avanti così?

Perchè poi quel periodo corrisponde grossomodo a quel che noi chiamiamo l’Italia Umbertina; un periodo di cattivo gusto negli arredi e nell’abbigliamento, di oppressione sociale, di malessere psicologico, di ristrettezze più mentali che economiche. Non è certo per caso che l’inconscio scoppiò in quegli anni facendosi riconoscere, che quel periodo finì con la carneficina della I guerra mondiale e che fu spazzato via dalle idee (purtroppo peggiori del male) del fascismo che si voleva purificatore ed energico.

Le panchine di una delle strade più eleganti di Vienna!!

Insomma, l’Austria sembra rimasta ancorato a quel vecchio, caro, piccolo mondo pieno di cose di pessimo gusto. La stessa fantastica Vienna è in verità assai deludente ed il famoso circuito del Ring che ho percorso più e più volte in bicicletta è piuttosto modesto. Si loda ancora la pignola amministrazione dell’Impero Asburgico, contrapponendola alla cialtronaggine dell’organizzazione italiana. Ecco, pignola, precisa, un pò ottusa, certo onestissima; ma priva di qualsiasi slancio.

La stessa musica tipica di Vienna è l’Operetta. Non Opera, Concerto, Dramma o Tragedia: solo operetta, graziosa, leggera, poca. Adatta agli spiriti semplici.

Ed anche se si va in giro per l’Austria rurale si troveranno bei paesini, deliziosi Biergarten dove ci si può sedere a bere birra sotto il fresco di un alberone, serviti da robusta signora con il grembiulino fonto-tradizionale.  Dopo un pò ti è venuta la pancia del bevitore e sei stravolto dalla monotonia. Perchè tutto è estremamente ripetitivo, privo di fantasia, rigidamente codificato.

Non si avverte un salto, un guizzo di aria fresca, una galoppata: solo il composto ed alienante balletto dei loro poveri cavalli lipizzani che vengono addirittura presentati nel palazzo dell’Imperatore.

Teatro del wurstel??? Al Prater di Vienna.

Eppure ci sono anche palazzi moderni e buone infrastrutture e spiagge nudiste sul Danubio, ai margini di Vienna. Ma vi è anche un perenne stato di scarsa manutenzione, di leggero abbandono, di invecchiamento generalizzato, di intristita decadenza, di velo di polvere su tutto.

Il Palazzo Imperiale a Vienna è invaso da turisti; forse per questo motivo non riesce a dare una impressione di maestosità; solo di grandi dimensioni, ma un pò disordinate. Non se ne capisce bene lo sviluppo. Il centro storico è inquinato dai soliti negozi uguali in tutto il mondo e dai chioschi di wurstel che sarebbe il massimo della cucina locale subito dopo le braciole fritte. Vertici insuperabili!

Le città alpine, Innsbruck o Lienz o Klagenfurt sono certamente graziose, ma assolutamente niente di più. A Salisburgo c’e’, alla stazione, un bellissimo posteggio per le biciclette.

Un viaggio in Austria è un’immersione in una atmosfera un pò sbiadita, monocorde, di semplici sentimenti. Ma anche di stallo, di impasse, di stanca ripetizione di un clichè. Si respira in quel paese un puzzo di rinchiuso, di abiti troppo a lungo portati, di piedi che hanno percorso molto strada. Non so se vale veramente la pena di andarci.

La ciclovia del Danubio.

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Le barchette per attraversare il Danubio; se sono sull’altra riva si chiamano con un campana.

E’ probabilmente la pista ciclabile più nota al mondo. Nota in tedesco come Donau-Radweg. Va dalla Germania al Mar Nero, devono essere un paio di migliaia di chilometri. Il cuore della ciclovia è il tratto da Passau (al confine fra Austria e Germania) a Vienna. Qua vi transitano più di 50.000 persone l’anno.

Il Viaggiatore Critico ha percorso circa 800 chilometri (comprese deviazioni ed errori) fra Ratisbona in Germania e Bratislava in Slovacchia. Tre paesi, due capitali, una decina di giorni, un attacco di diarrea, un piccolo ictus cerebrale dopo uno sforzo colossale. Non male. Lo sforzo colossale dovuto a un sentiero montano percorso con la bicletta sulla spalla per non aver voluto seguire la segnaletica.

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Le lussuose chiatte da crociera fluviale. Bello scendere in bici e risalire in crociera, ma caro caro.

Assolutamente da evitare il tratto tedesco: fa proprio schifo. Segnaletica scarsa, contraddittoria, fuorviante. Mancanza totale di fontanelle o di punti dove trovare acqua, bisogna bussare alle case; percorso zigzagante in campagne piatte e monotone; fondo a volte anche pericoloso. Pervicacia nel far passare la pista il più lontano possibile dai paesi, cosicchè non si trova un ristorante, un bar, un negozio, un albergo. Ciclisti trattati come appestati medievali. Ed anche alle case dove si bussa per avere un po’ d’acqua da bere, non son tanto gentili.

Mio nokia1141Da Passau cambia tutto. Bella pista, in paesaggio gradevolissimo fra le montagne ed il fiume. Le graziose locande austriache, le birrerie con le cameriere in costume sotto gli ippocastani, i paesini ovattati dai colori pastello. Tutto come deve essere, nella tradizione zuccherosa, ma gradevole, di quel paese. Si traversa più volte il Danubio su barchette in legno, molti ciclisti, ma calmi e rilassati. Tutto molto ovvio e da famiglie, si intende. Pochissime salitelle. Sul Danubio gran traffico di chiatte da trasporto e da crociera, lussuose e carissime; bello sedersi sulla riva con la gamba affaticata e    vederle passare.

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Quel che resta del confine fra Austria e Slovacchia. Questa, una volta, era la cortina di ferro. Ora un tratto di gessetto sull’asfalto.

I prezzi son comodi, le locande frequenti ed accoglienti. Attenti che queste, stranamente, non forniscono la saponetta; bisogna portarsela da casa.

Poi la cosa diventa un pò monotona con il Danubio ormai in pianura ed una serie di chiuse su cui passare. Ma è interessante vedere come le chiatte risalgono e discendono gli scalini del fiume.

Si arriva a Vienna e la si attraversa tutta. Da stare attenti al fatto che a valle della città la riva del Danubio diventa un enorme campo di nudisti e per osservare tette e culi si finisce per non vedere i cartelli della pista e fare un infinito giro a vuoto.

A Bratislava non ne potevo più e son tornato indietro in treno. Bratislava, bella, ma terribilmente turistica. Solo una tappa, da cui partire il prima possibile.

La parte austriaca è certamente molto pittoresca. Resta il fatto che è molto facile e comoda. Più una passeggiata in famiglia con i bambini che una azione sportiva. Da fare una volta nella vita, comunque.

La ciclovia della Drava.

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Indicazioni a volte contaddittorie.

Non vi è piacere maggiore per un viaggiatore che farlo in bicicletta. La sensazione di libertà è infinita, il contatto con il mondo è totale, il piacere del viaggio è moltiplicato. In alcune occasioni questo è ancora più vero: quando si viaggia su vie riservate alle biciclette eliminando il fastidio ed il pericolo del traffico. Di tali ciclovie che spesso discendono valli seguendo il corso del loro fiume ve ne sono di famose: la Drava, il Danubio…

La Ciclovia della Drava si può far partire da Dobbiaco, al confine fra Italia ed Austria. Si potrebbe anche partire da Bressanone dove una sedicente pista ciclabile porta fino a Dobbiaco in un sessantina di km. Ma questa pista è del tutto sconsigliabile in quanto mal ricavata da stradette vicinali e da passaggi raffazzonati con brusche curve e passaggi difficili e pericolosi. Si attraversa inoltre una zona in cui gli abitanti, pur costando un occhio al resto del paese fanno finta di non parlare l’italiano. Meglio lasciarli perdere e cominciare a Dobbiaco entrando rapidamente in Austria, dove sono generalmente più gentili ed i prezzi son migliori.

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Il folclore un pò stantio degli austriaci vi accompagnerà simpaticamente.

In 360 km, seguendo la Drava si arriva a Maribor, in Slovenia.

Il tragitto, fluido e ben disegnato, è tutto su piste ciclabili o su strade vicinali; molto spesso sugli argini del fiume. Asfaltato o con fondo naturale, ma di ottima qualità. Un viaggio così non è certo da farsi su una bicicletta da corsa, ma una da trek va benissimo, non è affatto necessaria la MTB.

Il percorso di chiama Drauradweg dove Drau è la Drava, rad la bicicletta e weg il percorso. La segnaletica abbonda, anche se i cartelli sono un pò piccoli e a qualche svolta succede di non vederli e di dover tornare indietro. Un pò meno frequenti in Slovenia.

Molto suggestiva la prima cinquantina di km, fra le montagna, poi diventa un pò monotono. Poche le salite, per evitare dei punti dove il fiume è incassato fra le rocce. Questa prima parte è più affollata in quanto molti affittano la bicicletta a Dobbiaco, scendono quasi senza pedalare fino a Lienz e poi tornano su in treno. Ciò è poco serio, bisogna continuare.

Di Emes http://www.gnu.org/ Wikimedia Commons

Grande abbondanza sia di ciclisti che di bar, ristoranti, alberghetti a loro dedicati. Non vi è timore di non trovare dove mangiare, dormire o farsi delle belle birre. Fontanelle non rare lungo il percorso, non è necessario comprare l’acqua nei negozi o nei bar. Un pò meno facile in Slovenia. Prezzi, ovunque, da ciclisti, che, come si sa, son parchi nello spendere.

Si attraversano gradevoli cittadine dove fermarsi oppure no. Tutto nel tipico stile austriaco, un pò frufru, ma sempre gradevole.

Bellissima esperienza, consigliabilissima, nessuna difficoltà.

Bad Gastein e Bad Hofgastein: nudismi.

https://i2.wp.com/f4.fsc.szene1.at/fijn/619139/fijn_619139.jpgLa vecchia Austria, un pò polverosa e demodé, così vicina e così poco considerata, nonostante le molte bellezze ed i bassi prezzi, ha questi due gioiellini:Bad Gastein e Bad Hofgastein. Il primo è una destinazione antica, dove soggiornavano imperatori, re, nobili e banchieri. Ora il paese è decisamente decaduto e francamente bruttino. Il secondo, più in basso e meno stretto in ripidi valli, è invece ridentemente pieno di alberghi.

Ma a che si deve tanta fama?

Alle terme, in funzione da sempre ma ora riviste con criteri moderni. Due paesi due terme, abbastanza simili. Molto grandi, fatte per passarci l’intera giornata con 30 – 40 euro. Non pochi, ma meritati. Molto diverse dalle terme ungheresi.

Due parti nettamente distinte. Una per le famiglie con piscine per nuotare, scivoli e giochi d’acqua. Niente a che vedere con i famigerati Aqualand, ma pur sempre un ambiente dove far sfogare la prole.

Poi c’e’ la seconda parte, solo per gli adulti. Perchè vi si sta inderogabilmente ignudi di tutto. E lì vi sono numerose cose: saune a temperature diverse, saune con i colori, saune con i profumi, sale oscure di meditazione, sale luminose di relax silenzioso, bagni turchi di vario tipo, piscinetta jacuzzi all’aperto con vista sulle montagne, docce fra le rocce, sauna con spettac0lo mistico-sciamanico, distributori di acqua potenziata da cristalli alpini, lettini per il sole, bar e ristorante.  Prima di averle provate tutte, si è fatto sera.

Molto di tutto ciò all’aperto, estate ed inverno. Molto suggestivo stare nudi in mezzo alla neve, tanto c’e’ la sauna, basta sbrigarsi a rientrare.

La parte un pò ridicola, ma molto istruttiva è la nudità forzosa, stemperata solo dall’utilizzo dell’accappatoio (fornito dalle terme) negli spostamenti fra una piscina e una sauna.

E si possono notare un sacco di cose interessanti: le persone, più son vecchi (e ve ne sono di numerosi) e più sono sfacciati e non si vergognano ormai di niente. Oppure che anche da nudi si riconoscono le classi sociali! Dalle pettinature raffinate delle signore, dal modo di muoversi. E i ricchi nudi sembrano più indifesi dei poveri nudi. Poi ci sono gli esibizionisti che non ce la fanno a trattenrsi e riescono a dimostrare di esserlo anche in un luogo in cui pur sembrerebbero fuori gioco: li tradiscono certe posizioni innaturali, fanno passerella. I belloni e le bellone, invece, sono irruenti, sicuri di se stessi, forse con un velo di preoccupazione di non farcela. Gli habituès, riconoscibili d’estate dalla perfetta abbronzatura integrale, sono un pò snob ed hanno un’aria leggermente infastidita dalla presenza dei nudisti dilettanti un pò impacciati.  La poppona sfoggia, il vecchietto sbircia. Le coppiette si scervellano per trovare il sistema di trafficare.

Ci troviamo in ambiente teutonico e quindi valgono le loro leggi sociali spesso ottuse: il nudsmo è obbligato e se il costume viene conservato oltre l’ingresso dell’area riservata c’e’ l’immancabile bagnante zelante che viene a dirti di toglierlo. Si assiste all’assurdo. Se il nudismo è libertà dagli abiti e dalle costrizioni della società, in queste terme è anche obbligatorio. Si obbliga quindi alla libertà. Si costringono le persone a non avere costrizioni. Tutto ciò non solo è contraddittorio, ma anche completamente ridicolo. Il nudismo dovrebbe essere una opzione a disposizione di chi la vuole, come in qualunque piscina o spiaggia, per non dire via o piazza pubblica. Ma è certamente inutile pensare di spiegare questo delicato concetto alla mente tetragona di un tedesco o similtedesco.

Queste terme valgon bene un viaggio: sono molto istruttive!