Caraibi

Le isole dei Caraibi sono molte e molto varie: i viaggi possibili sono numerosi.

C’e’ Cuba e c’e’ Santo Domingo, con i suoi abitanti e con i molti italiani che ci sono andati a vivere.

Ci sono le Antille francesi con la Martinica e la Guadalupa, con i suoi problemi di razzismo e con le difficoltà per il turista. Ma anche con la meravigliosa isola di Marie Galante e con il borgo di Grand’Riviere alla Martinica. Anche l’isola di Saint Martin è parzialmente francese, ma la sua visita è decisamente sconsigliata.

Vi sono le isole indipendenti di Dominica e qulle di Antigua e della interessantissima Barbuda.

Vi sono incredibili spiagge, ma anche altri aspetti di grande interesse, mentre le crociere sono nettamente sconsigliate.

Tre spiagge

Tre spiagge che emozionano e che commuovono. Tre luoghi che meritano un viaggio e la cui bellezza stordisce. le migliori tre spiagge del mio viaggio ai Caraibi.

  1. Bahia de las Aguilas, a una trentina di km da Pedernales, alla frontiera sud di Santo Domingo con Haiti. E’ all’interno di un parco nazionale, ci si arriva solo con un 4×4. Oppure con la barca (molto cara) o a piedi (3-4 km) dalla vicina Cueva de los Pescadores, altra spiaggia molto bella, dove si arriva in macchina. Qui si può dormire in due ristoranti che affittano tende con materassi gonfiabili. Abbastanza comodo, prezzi ragionevoli per mangiare e dormire. In alternativa si può arrivare da Pedernales con una moto taxi e fare l’ultimo pezzo a piedi. E’ certamente la più bella spiaggia che ho visto in vita mia. Poche persone ci arrivano. Nessuna struttura ricettiva.
  2. Anse Feuillard a Marie Galante, piccola isola dipendente dalla Guadalupa. Vi si arriva in macchina che si lascia ad una ventina di minuti a piedi dalla spiaggia. A pochissimi metri da riva vi sono delle roccie che ospitano pesci molto simpatici. Vi si può arrivare a piedi da Capesterre, ma ci vuole un paio d’ore. E’ abbastanza conosciuta e piccola, quindi vi si troveranno sempre alcune persone. Vi sono nudisti. Nessuna struttura ricettiva.
  3. La spiaggia di Two Foot Bay a Barbuda. E’ proprio alla fine della strada sterrata, ma abbastanza buona, pomposamente chiamata RTE 1 (è anche l’unica dell’isola). Alle spalle ha grotte dove si può anche dormire. Ci sono alberi sulla spiaggia. Quasi sempre deserta. Nessuna struttura ricettiva. La vista, arrivandoci, è sensazionale.  La più selvaggia delle tre.

Dietro la spiaggia, cosa? Andare ai Caraibi?

La canna da zucchero ai Caraibi, benedizione per i bianchi, maledizione per i neri.

Ma oltre alle spiagge di commovente bellezza sulle quali riposa la fama ed il fascino della parola Caraibi, cosa altro c’e’? Se non ci basta stare in un resort di lusso e passare il tempo a bere rum su una spiaggia bianca, con l’acqua cristallina, all’ombra delle palme arcuate, che altro possiamo trovare?

Ebbene la risposta è straordinariamente difficile e può essere: tutto e niente.

Dapprima bisogna considerare la grande variabilità fra le diverse isole, come geografia, clima, accoglienza, sviluppo, gente, lingua.   Vi è quindi una prima fonte di sorpresa quando si passa da un’isola all’altra e si trovano delle differenze abissali. Già questo potrebbe essere un motivo d’interesse.

Le tipiche case di legno diffuse un pò in tutte le isole.

Purtroppo è abbastanza difficile e caro spostarsi fra le isole. In alcuni gruppi, le isole sono collegate fra di loro da traghetti (Montserrat-AntiguaBarbuda o le Granadine o GuadalupaDominicaMartinica-Santa Lucia o St. Martin-Anguilla-St Barthelemy), ma, in generale bisogna spostarsi in aereo con l’obbligo di passare da certi hub come St. Martin o la Guadalupa. I voli non sono molti e spesso non in connessione. Sono anche cari e con aerei piccoli, di compagnie locali dagli orari a volte molto elastici. In certi casi bisogna telefonare la sera prima per sapere se l’indomani si vola. Tutto ciò fa si che percorrere la catena delle isole diventa complicato, lungo e molto caro. Paradossalmente molte isole sono più facilmente collegate alle loro madre patrie (attuali o antiche) che fra di loro.

Preparazione di una carbonaia a Barbuda.

E qua si arriva ad un altro tema di interesse del viaggiare fra le isole caraibiche. La loro storia è abbastanza simile: in tutte le isole gli indigeni furono rapidamente sterminati, vi vennero portati grandi quantità di africani che, comandati da pochi bianchi, coltivarono la canna da zucchero fino all’abolizione della schiavitù. Ci si potrebbe quindi attendere situazioni sociali abbastanza omogenee. Invece si tratta di popoli molto diversi fra di loro: l’influenza dei colonizatori è stata così grande da aver profondamente modellato quelle società. Quindi fra i benestanti e frequentemente razzisti abitanti della Guadalupa di stile, lingua e passaporto francese e i discretamente poveri abitanti di Dominica di stampo, lingua e guida (a sinistra) inglese, di influenza giamaicana e di nazionalità propria, la differenza è enorme anche se i chilometri che dividono le due isole sono solo 42. Per non parlare poi degli abitanti della Repubblica Dominicana (Santo Domingo), di lingua spagnola, di discreta situazione economica e di facile accoglienza; ben diversi dai loro vicini di Haiti, sulla stessa isola, ma di stretta origine africana, di insopportabile povertà e dalla magia nera facile e temutissima.

I resti di un mulino a vento per spremere la canna da zucchero.

Eppure, nonostante tali differenze permane sul fondo, indelebile e dolorosa l’immanenza di un passato fatto di ingiustizia assoluta e di dolori plurisecolari. Una macchia indelebile di sofferenza  che la schiavitù ha lasciato sulla popolazione nera. E tale sofferenza, anche se ormai ricoperta da molti strati di tempo colpisce e non ti lascia a tuo agio. Molte di queste isole sono schegge di Africa finite dove non dovrebbero essere. La musica della Guadalupa rende bene l’idea di quel che voglio dire.

Vi è poi la sensazione di insularità, sempre molto forte. Quel misto di intimità che danno i luoghi piccoli e di claustrofobia perchè son troppo piccoli. Quel piacere di esserci e quella voglia di andarsene in un altro luogo dove non ci sia perennemente il mare a fermare i tuoi passi. E la doppia insularità in quelle isole che dipendono da un’altra isola (Les Saintes e Marie Galante da Guadalupa, Barbuda da Antigua).

Certo manca ai Caraibi, con l’eccezione di Santo Domingo e di Portorico (e, naturalmente Cuba), ogni traccia di momumento di certo spessore o di edificio antico che non siano le solite fortezze. La storia vi è passata senza lasciar tracce materiali. E non si riesce a percepire un’attività culturale che possa richiamare l’attenzione. Unica eccezione pare essere il Carnevale molto sentito e diffuso; appunto, la più rudimentale delle manifestazioni culturali.

I costumi tipici della Martinica sono di stoffa Madras, proveniente dall’India. Nemmeno questo era fatto localmente.

Pare quasi di poter dire che la cultura caraibica è disegnata sia dall’assenza di caratteristiche stabili quanto dal fluire di mille influenze ondivaghe che piace andare a seguire a naso, a mente libera. Ci si trova, insomma, in una parte di mondo sconquassata da una terribile storia e frammentata in mille isole disomogenee in cui l’interesse, più culturale/antropologico che turistico, sta nell’osservare come questa umanità sta cercando di organizzarsi in società più stabili. Ogni isola a suo modo e con diversi risultati.

Oltre le spiagge quindi non vi sarà niente per il turista affrettato e facilone; ma vi sarà un mondo variegato, sfuggevole, sottile e affascinante per chi vorrà addentrarvisi con il tempo, il rispetto e soprattuto la curiosità necessarie.

 

I molti Caraibi possibili

La villa di una fattoria schiavistica a Marie Galante.

Vi sono i Caraibi delle crociere durante le quali il turista sfiora appena la terra, limitandosi ad una passeggiata nel quartiere del porto di St. Martin, Dominica o Antigua o, al massimo ad un giro guidato a qualche spiaggia o foresta come alla Guadalupa o a Samanà di Santo Domingo. Se ne andrà senza aver visto o capito molto.

Ci sono i Caraibi dei grandi villaggi turistici ormai chiamati resort. Vi si va spesso con viaggi all inclusive durante i quali il turista è trasportato in una struttura e lì mantenuto fino ad essere rispedito a casa. Se vuole può uscire per qualche escursione, in gruppo e caramente pagata. I resort sono su belle spiagge, ma il loro livello medio penso che sia abbastanza inferiore a quanto il turista si aspetta. Alcuni sono enormi come Casa de Campo a Santo Domingo; altri si vogliono di lusso e sono terribilmente cari come a Saint Barthelemy con prezzi superiori ai 2.000 € a notte.  Ma anche quelli più modesti hanno dei prezzi assai elevati, con rapporto qualità/prezzo insoddisfacente.

La spiaggia Les Galets a Marie Galante.

Ci sono i Caraibi delle spiagge bianche e dell’acqua cristallina e questa è la cartolina più conosciuta. Ma ci sono anche le spiagge nere di sabbia vulcanica e quelle con le striature rosa date dai frammenti delle conchiglie (Barbuda, Pink Beach).

Ci sono i Caraibi delle isole piatte ed aride e quelli delle isole montuose e verdissime con foreste primarie intatte. E nella stessa isola, anche se piccola, a volte si trova il lato esposto verso l’Atlantico lussureggiante e quello verso il mar dei Caraibi che è arido.

Ci sono i Caraibi delle isole francesi, dove ci si crederebbe di essere in Europa. Autostrade, ingorghi, centri commerciali, efficienza (relativa) dei servizi, conflitti razziali come in una qualsiasi periferia parigina. Niente di tropicale, salvo il clima.

Grattacieli a Fort de France (Martinique)

Ci sono i Caraibi delle grandi isole di lingua spagnola: Cuba e Santo Domingo. Il vero mondo tropicale, la musica, la gente per strada, le donne disponibilissime, il rum, rapporti facili con le persone. Le solite stupende spiagge, ma anche storia, monumenti e una forte cultura ben radicata. E questo manca nelle altre isole più piccole.

Ci sono i Caraibi delle piccole isole semidimenticate come Marie Galante, Barbuda, le Granadine. Le più originali, nelle loro differenze, scomode da raggiungere e da vivere, con pochi servizi e poca ricettività, ma certamente quelle che danno le emozioni più forti.

Ci sono i Caraibi delle isole delle ville e degli appartamenti: Anguilla, St. Barthelemy, St. Martin, Antigua dove benestanti  e ricchissimi (St. Barthelemy) hanno casa, più per avercela che per andarci. Spiagge meravigliose su isole lottizzate e divise in infiniti quadratini dotati di villetta, villa, villona, giardini e personale di Santo Domingo.

Resort Palmetto abbandonato a Barbuda.

Ci sono i Caraibi degli arcipelaghi – Stato: le Granadine, Dominica, St. Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda. Strani artefatti della storia coloniale di quella parte di mondo. Ministati insulari che destano curiosità e simpatia, molto diversi gli uni dagli altri, spesso poveri, ma più vitali, ad esempio, delle isole francesi.

Ci sono i Caraibi a fortissima predominanza statunitense come le Bahamas, le Isole Vergini americane, Portorico, Turks e Caicos. E pare che, nonostante ciò, abbiano ancora degli angoli pochissimo frequentati.

Ci sono i Caraibi periferici: quelle isole più lontane dal grande arco che tutti abbiamo in mente: Giamaica, Trinidad e Tobago, Curaçao, Bonaire e Aruba, le isoline della Colombia e dell’Honduras. Alcune di queste sono iper turistiche, altre sembra che conservino aspetti molto interessanti.

Insomma, i Caraibi non sono affatto una unità, ma una infinita gama di possibilità; un mondo a volte affascinante, a volte ributtante. Un ventaglio in cui perdersi.

 

L’inutile Antigua

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Stucchevoli e ripetitive villette di Antigua, Ve ne sono migliaia.

Ogni isola dei Caraibi ha la sua storia, il suo volto. Il destino ha voluto fare di Antigua (un po’ più grande dell’Elba, stato autonomo insieme alla vicina e intatta Barbuda) un immenso insediamento di ville per inglesi ed americani. Pur circondata da spiagge meravigliose, è priva di ogni interesse.

Non è cosi’ intasata come Saint Martin, disponendo di molto più spazio e non è nemmeno così votata ai piaceri notturni. E’ certamente molto più calma e vivibile; ha anche un minimo di contenuti culturali grazie alla storica presenza di una importante base navale inglese.

Molti immigrati: i bianchi stanno nelle ville, i caraibici, immigrati dalle altre isole le puliscono, le mantengono, ne fanno di nuove. Molte villette, stucchevoli e ripetitive. Ma anche tanti appartamenti ed appartamentini in piccoli condomini. Quindi anche centri commerciali, supermercati, una pletora di venditori di materiali e di servizi per l’edilizia. Non capisco cosa ci trovino ad averne una e a passarci qualche mese o settimana l’anno.

Fa parte di quelle isole di alta gamma, quasi come Anguilla o Saint Barthelemy, dove i prezzi sono molti alti.

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Parcheggi in doppia fila.

Ad Antigua, poi, trova pieno sfogo la frenesia delle crociere; il porto di St. John’s e’ attrezzato per ospitare fino a tre grandi navi in contemporanea. Un flusso di turistame ne esonda invadendo le poche strade del vecchio quartiere del porto trasformate in centro commerciale di triste paccottiglia.

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Croceristi alla ricerca di come passare due ore, prima di tornare a bordo per il pranzo.

Insomma un posto del tutto inutile, buono solo a passarci per andare a Barbuda.

 

​Turismo pionieristico a Barbuda

img_20170226_113424.jpgSono andato avanti a pane e sardine in scatola, mi aggiravo su una bicicletta scassata, sgonfia, senza luci;  ho pedalato nel nero assoluto dei black-out,  ho pagato a peso d’oro l’acqua da bere, ho lottato per non farmi spennare dal padron di casa oltre i limiti dignitosi.

Ma ho visto delle spiagge che mi hanno commosso profondamente fino ad avere delle vertigini; ho sfiorato la sindrome di Stendhal. Sono mesi che vagolo per spiagge stupende, ma queste sono riuscite ancora a colpirmi.

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La boscaglia cespugliosa che ricopre Barbuda.

Eppure Barbuda è un’isola brutta: due terzi dell’Elba, ma con molte acque interne, quindi ancora più piccola. E’ piatta e sassosa, coperta da impenetrabile boscaglia spinosa. Abitata da sole 1.500 persone tutte concentrate in un brutto villaggione di casette sparpagliate ed asini bradi.

Un paio di botteghe, quattro chiese di sette diverse. Una trentina di km di strada malmessa e nessuna attività economica, salvo due resort di estremo lusso dove si arriva in elicottero. Molti vecchi e bambini, vivono tutti di emigrazione e di rimesse. Gli abitanti sono così pochi e così is0lati che si parlano gli uni con gli altri come succede fra congiunti: con totale familiarità, con la sbrigatività della consuetudine, ma anche con quell’asprezza che anni ed anni di contrasti hanno cristallizzato.

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Si fa ancora il carbone di legna.

E’ incredibile come la vicina Antigua (con cui Barbuda forma uno Stato autonomo, come Dominica) sia sviluppata e frenetica e Barbuda sia abbandonata e in stato comatoso.

Già ai tempi della schiavitu’ doveva essere così: troppo arida per la canna da zucchero, ospito’ i campi che producevano il cibo per gli schiavi che producevano canna ad Antigua.  Deve aver ricevuto schiavi di seconda scelta e li’ son rimasti,  pezzo di Africa ai Caraibi,  come ad Haiti.

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Il paese, Codrington, è fatto di case sparse, spesso in lenta costruzione. Molti gli asini bradi.

Ci si arriva o con un catamarano da Antigua, 5 volte a settimana, o con un aeroplanino che atterra su una pista di erba. Vi sono alcune guest-house, spartane ma dignitose, con prezzi sbalorditivi. Non un ristorante, solo due o tre chioschi di cibo da strada: fish and chips, hamburger, le eterne cosce di pollo fritte. Chiedendo a destra e a sinistra si trova una macchina a noleggio, ma così cara che ho preferito una bicicletta, che comunque ho pagato al giorno come una macchina in Europa. Nessun trasporto pubblico, nessun taxi ufficiale. Frequenti black-out. Nessun straniero residente, il che deve essere un unico nelle isole dei Caraibi. Avevo prenotato la guest-house su Booking, all’arrivo volevano tre volte il prezzo pattuito; stessa cosa per la bicicletta.  Insomma, una fatica enorme, un turismo antico che pensavo non esistesse più.  A queste condizioni, evidentemente, i turisti sono rari, rarissimi e soprattuto vanno a Barbuda dalla mattina alla sera, con i tour organizzati da Antigua.

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Tenere acque.

Ma tutto ciò è enormemente interessante, eppoi ci sono quelle incredibili spiagge.

Bisogna andarci a Barbuda, ma subito perchè dicono che vogliono fare un aeroporto internazionale.