Italiani di Santo Domingo

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Generi essenziali all’economia dominicana.

Vi è di tutto: latitanti, pensionati tristi, morti di fame che non riescono ad andarsene, puttanieri, pedofili, fascisti, razzisti, leghisti, mafiosi, camorristi, ndranghetisti, settantenni affetti da satiriasi, pizzaioli, albergatori, affittacamere, ristoratori sedicenti di lusso, ma, soprattutto, contaballe, sbruffoni, sborroni, inattendibili, logorroici, bugiardi senza limiti.

Uno zoo incredibile. Dice che sono 200.000 gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana (comunemente chiamata Santo Domingo), ai queli si aggiungono i turisti occasionali con permanenza di più o meno lunga durata e frequenza (c’e’ chi ci passa tutte le ferie che ha). In certe zone sono densissimi; alcune località sono frequentate dai meridionali, altre sono colonie dei veneti.

In pochi giorni ho conosciuto: un sopravvissuto della banda del Brenta ed un carabiniere che dava loro la caccia; entrambi in pensione vivono ignorandosi uno accanto all’altro. Uno che 20 anni fa si faceva i furgoni blindati. Un pugile lombardo affiliato ad una cosca calabrese. Un saldatore con un grave infortunio sul lavoro che vive con la pensione di invalidità e con il commercio di pesce. Un piastrellista livornese che si è dato all’allevamemto delle pecore. Un sedicente immobiliarista che soppravvive affitando tre camere nell’unica casa residua dal suo fallimento. Un chirurgo in pensione che compra, anche a caro prezzo, il culo delle ragazze che penetra selvaggiamento con il suo aggeggio che si dice di circonferenza particolarmente sviluppata. Un cuoco che tira malamente avanti con una trattoria pseudo italiana e che obbliga la sua compagna dominicana all’anoressia perchè a lui piacciono magre. Degli stessi gusti del musicista fascista che è contento che nella vicina Haiti facciano la fame così le donne mantengono la linea e lui se ne può beare. L’ultimo fricchettone del mondo: sessantenne e reduce da un centinaio di acidi portati malissimo.

Ma che ci vengono a fare? In primo luogo per le donne, belle e facili; in secondo per il senso di libertà che da la quasi totale assenza di regole di questa repubblica delle banane; in terzo per il clima, il mare, le spiagge di cui Santo Domingo è molto ricco (il fascino dei Caraibi attira sempre moltissimo) . In quarto luogo perchè la grande presenza di italiani ne attira sempre di nuovi che si sentono spalleggiati dai vecchi. In quinto luogo perchè i due popoli: italiano e dominicano un pò si assomigliano. Ed infine, perchè non c’e’ un trattato di estradizione con l’Italia.

Ma di che vivono? Molti della pensione o dei risparmi più o meno legalmente riuniti. Gli altri dei più strani traffici. L’assenza tropicale di regole e la fantasia italiana si sposano in un tripudio di iniziative fra il geniale, lo squinternato ed il fallimentare. Iniziative che vanno a finire spesso male, ma che vengono sostituite da altre ancor più improbabili.  Qualcosa a volte ci tirano fuori, più raramente ci vivono bene, eccezionalmente qualcuno fa fortuna. Sono quasi tutte attività legate al turismo e quindi sono spesso in rapporto con altri italiani.

Ma, indipendentemente dalla realtà delle cose, è invalsa l’abitudine di millantare ricchezze e, a sentir loro, navigano tutti nell’oro. E’ insopportabile sentirli cianciare per ore dei loro successi economici, quando vanno in giro su vecchi motorini cinesi. In molti son sempre lì a parlare dei soldi che gli altri non hanno, ma loro si.

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L’amore sboccia facilmente a Santo Domingo

Ma come vivono? Male, direi. Ho avuto l’impressione che il livello culturale medio è assai basso; parlano male lo spagnolo; hanno rapporti spesso difficili con i dominicani; economicamente arrancano, a volte sotto il limite della decenza. Si detestano mutuamente, pieni di rancori ed invidie; ma sono obbligati a frequentarsi, a socializzare, a scambiarsi le donne, a cercar di fare affari insieme. Vivono in ciabatte, in un turbinio incessante delle bellissime e facili donne dominicane. E ciò basta loro. Si consolano con una vita facile, comoda, fatta di poco ma senza stress. Il tripudio della faciloneria sciatta ed accattona, bugiarda, vitale, ignorante e sfacciata dell’Italia più trita. Sotto il sole tropicale che scolora e smussa tutte le difficolta’.

Viva i Bulgari.

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La grande delicatezza di mettere un bicchiere a disposizione dei passanti assetati.

Cercando di risollevare le sorti dei maltrattati Bulgari vediamone i numerosi lati positivi.

E’ vero che a prima vista sembano simpatici quanto un calcio nelle palle; ma, riflettendo, par di capire che stanno molto sulle loro e ciò è comprensibile dopo tutto quel che hanno passato nella storia. In effetti i giovani e le persone colte sembrano molto più aperte. Comunque sia, in caso di bisogno, ti aiutano. Basta chiederglielo con decisione.

Anche l’ultimo dei choschi ti da lo scontrino fiscale. Quindi non sono degli evasori compulsivi come gli italiani. Lo stesso. però, non succede negli alberghi.

Si fidano. Quando ti danno da bere al bar o lo spuntino al tavolo non vogliono affatto i soldi, come i meschini bottegai italiani. Aspettano che tu abbia finito e poi li paghi con comodo; dei veri signori.

I bulgari mangiano benissimo. Raramente ho trovato una cucina così vera, reale, attenta agli ingredienti poveri, gustosa e variata. Una vera meraviglia. La cucina bulgara si merita un post a se stante.

Non se la tirano. Sembrano persone semplici, educate, rispettose, alla mano. Fra di loro ci si sente in famiglia, per niente intimoriti.

E nemmeno sono stressati. Si fanno tranquillamente i fatti loro con lentezza e dedicazione. Non sembrano affatto schizzati. Tutto il contrario, a volte sembrano anche un pò eccessivamente lenti. Eccellente per chi vi va in vacanza. Per il lavoro, forse, fanno scappare la pazienza.

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Numerosi e belli i bar con i tavolini all’aperto sotto gli alberi e le tende.

Sono sempre al cellulare, addirittura più degli italiani. Segno che sono affabili, fra di loro.

Ci sono ragazze spettacolari. Mi dicono che non sia più così facile come anni fa, ma il panorama è delizioso. Ed anche avanzando negli anni resta il fascino. Perchè non sembrano freddi bistecconi come le slave classiche. L’apporto di sangue turco, greco, armeno, ecc, ecc ha scurito i colori e fortemente aumentato lo charme.

Sembrano affascinati dall’Italia. Le insegne dei negozi, i nomi dei prodotti, i piatti nei menu dei ristoranti moderni, gli elementi delle pubblicità sono molto spesso italiani. E quando sanno che lo sei si illuminano in volto. Chissa cosa gli hanno raccontato, poveri….

I prezzi sono molto, molto bassi ed uscendo dai circuiti più ovvi scendono ancor di più. Ma i servizi, gli alberghi, i ristoranti sono di eccellente livello e di alta professionalità. Quindi il rapporto qualità/prezzo è elevatissimo. E ciò non può che far piacere.

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Penne ai quattro formaggi in italiano, ma in cirillico.

Devono esser persone tolleranti. Si scoprono infatti zone a forte presenza di mussulmani che convivono in grande armonia con gli altri. Si vedono insieme veli e minigonne ed anche birra venduta davanti alla moschea. Un gran piacere.

Certo si vedono in giro degli investimenti che puzzano da lontano di ricicleggio e succede anche di trovare ristoranti riservati a cene con fuori macchinoni molto, molto dubbi. Addirittura una chiesa con “Messa Privata”. Ma, scagli la prima…..

Diffusissima la cultura dei bar all’aperto, con comode poltroncine, vasto spazio, bei tendoni ed alberi. Sempre con persone che conversano in tranquillità.

Le strade sembrano di decente livello e senza troppo traffico; di macchine vecchie non se ne vedono molte; la polizia poco visibile e di modi tranquilli. Qualche carretto con il cavallo, nelle zone rurali.

Eccetto un pò di borseggi non si hanno notizie di dani ai turisti.

Insomma, i Bulgari sembrano rovesciare agevolmente tutti i luoghi comuni e conquistare la mia stima e simpatia.

 

Achada Grande, il vino di sudore di donna.

Il vino della cantina di Achada Grande. L’etichetta mostra due donne che portano l’uva sulla testa. Promozione femminile?

Sull’isola di Fogo, a Capo Verde, non c’e’ solo questa storia sul vino con la sua triste fine. Ve n’e’ anche un’altra: la seguente.

L’isola è una montagna vulcanica; su uno dei suoi fianchi, molto scosceso e rotto dalle successive colate laviche, si trova il paese di Achada Grande. Anche i suoi abitanti, hanno la tradizione di produrre del vino. Del resto i vigneti stanno molto più in alto, vicini a quelli dell’altra cantina di Cha das Caldeiras, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri italiano per mezzo dell’ONG fiorentina COSPE.

Visti i buoni risultati della prima cantina, il progetto italiano ha pensato di allargare la collaborazione anche alla cantina di Achada Grande e di favorirne la produzone. Nonostante due grosse difficoltà. La prima è che, a differenza di Cha de Caldeiras, Achada Grande è a bassa altitudine ed il forte calore rende difficilmente controllabile la fermentazione del mosto. La seconda difficoltà consisteva nel fatto che l’uva doveva essere portata con delle ceste, sulla schiena o sulla testa, dai vigneti fino alla cantina per un sentiero molto, molto lungo, difficile e pericoloso. E’ vero che ciò è qualcosa che i viticoltori di Achada hanno sempre fatto; ma una cosa è se questa è una loro spontanea decisione; ben altra cosa è se un progetto di cooperazione predispone le condizioni per aumentare fortemente le produzioni (e quindi i viaggi giù per il sentiero) inducendo e quasi obbligando gli abitanti a diventare viticoltori, vista la scarsità di alternative.

E’ da sottolineare che il tecnico che visitò la zona e definì il sentiero “di alta pericolosità” era uno scalatore alpino!

Tale difficoltà avrebbe dovuto indurre il progetto a non fornire sostegno alla cantina di Achada Grande: non bisogna certo incentivare il lavoro che uccide, di fatica o di burrone. Ed invece gli impietosi meccanismi della cooperazione internazionale, la necessità di mantenere la presenza nel paese da parte dell’ONG, le pressioni politiche; in una parola: il cinismo, fecero sì che la cantina sia stata equipaggiata ed assistita e che la produzione sia molto fortemente aumentata.

Dimenticavo di dire: il trasporto dell’uva è compito esclusivo delle donne. Compito al quale non possono sottrarsi. Quindi il progetto italiano è diventato causa di ulteriore sfruttamento delle donne.

Se andate a Capo Verde, non  bevete il vino di Achada Grande. E’ fatto di sudore di donna.

Brasile, vale la pena?

IMG_20160108_124413Alla fine del terzo, lungo viaggio, un’idea comincio a farmela. Partito con l’idea che i Brasiliani fossero antipatici ed arroganti ed il Brasile un bel paese; ritorno con la convinzione che i Brasiliani sono deliziosi e il Brasile un gigante inutile.

Sono rimasto incantato dai Brasiliani: calmi, gentili, carini, rispettosi, tranquilli, riservati e disponibili. Un amore di gente. Come dicevo per le donne, sembrano sempre a loro agio e moderatamente soddisfatti di se. Non sono arroganti, pretenziosi, non se la tirano, non sono aggressivi. Se ti urtano, si scusano, se li urti ti sorridono. E’ un piacere averci a che fare. Anche coloro che mi hanno rapinato, lo hanno fatto con una certo affabilità. Mai un ubriaco, un mendicante aggressivo, una rissa in strada.

Ed è forse questa grande tolleranza ed accettazione di sè e degli altri che ho provocato l’emergenza di numeri sconosciuti altrove di omossessuali patenti. Un pò più freddini e rigidi a San Paolo.

Certo, resta il fatto che il buon gusto è praticamente sconosciuto, in tutti i campi. Ed ancor peggio, manca completamente il saper vivere. Rari i luoghi accoglienti, impossibile trovare un pò di stile, un pò di professionalità nel ricevere le persone. Gentili ed affabili, sì, come in famiglia; ma mai con quel minimo di ricercatezza che è poi il sale dell’accoglienza. Insomma, è come andare sempre in giro in ciabatte: comodo, ma a volte si ha voglia di un mocassino elegante.

E’ tutto un pò dozzinale, a partire dal cibo. Si cerca la quantità, la massa, l’omologazione, come se si trovasse sicurezza nella folla, come sulle spiagge. Certo, le diversissime origine degli immigrati, le differenze con i neri africani e gli indigeni, le difficoltà di prendere in mano un territorio enorme e dalla natura ostile, deve aver creato questo amalgama ancora informe non ancora in grado di radicare abitudini chiaramente piacevoli. Ma questo è un problema di tutta l’America.

E, purtroppo, non son riuscito a trovare, con la generalità dei Brasiliani con cui ho parlato, dei grandi argomenti di conversazione. Gradevoli, ma un pò piatti, ecco. Del resto, son dei grandi lettori della Bibbia e nelle librerie c’e’ da mettersi a piangere sulla scarsa consistenza numerica di opere di sociologia o storia brasiliane.

Il paese è invece un pò una delusione. Rio de Janeiro credo sia la città più bella del mondo, Salvador è interessante anche se molto incasinata a tutti i livelli. Per il resto non c’e’ molto. Probabilmente molta natura nei parchi naturali tipo il Pantanal, ma di difficile accesso e molto cari. Resta la meraviglia dell’Amazzonia e della sua porta Belem; ma è un mondo difficile da percorrere. Restano delle grandi spiaggione, ma senza un intorno accogliente.

Ecco, è proprio questo il punto che cercavo e non ho trovato. Un luogo accogliente, non pericoloso, bello per natura ed interessante per umanità, dove poter posare le stanche ossa per un momento. Soprattutto accogliente. Ci devono essere, sicuramente, ma io non l’ho trovato. Mi ci sono avvicinato a Joao Pessoa; ma abbassando di molto le mie aspettative.

Perchè in effetti il problema della sicurezza è una gran croce. Ci sono luoghi, piccoli, sicurissimi come il Vecchio Goias, ma ci sono anche luoghi dove ti dicono di non attraversare una piazza, ma di farne il giro perchè nel mezzo ti rapinano. Alla lunga non ne puoi più. Ho la netta impressione che i Brasiliani dipingano il problema della sicurezza peggio di quanto sia. E ciò per motivi politici. La Destra ha sempre usato questo argomento contro i governi di sinistra, come in Venezuela. Ma comunque, il turista, tranquillo non vive.

Può essere molto interessante la vita notturna, nelle grandi città. Locali assai intensi; ma resta il problema della sicurezza all’uscita o per cambiare di locale.

I prezzi sono inferiori all’Italia, impresa non molto difficile; ma non di tantissimo. I trasporti sono facili e comodi. Tutto funziona abbastanza bene, con un po’ di approssimazione e scarsa professionalita’, ma questa e’ compensata dal buon carattere delle persone con cui hai a fare. Dall’Italia non poco turismo sessuale, a Rio, Salvador, Fortaleza.

Conclusione? Non so, davvero, bisogna che ci ritorni….

Donne brasiliane….

IMG_20151204_125050Il Viaggiatore Critico ha osservato con molta attenzione le donne brasiliane e si è chiesto per quale motivo siano così famose nel mondo e a così giusto titolo.

Alcune considerazione generali, assai ovvie:

  • i brasiliani sono molti ed è anche una popolazione giovane. Quindi le giovani donne sono molte. Fra loro per statistica ci sono anche molte belle.
  • In Brasile hanno confluito, volenti o nolenti, molti popoli e razze diverse. Dall’amalgama son venuti fuori moltissimi tipi diversi; quindi vi son donne veramente per tutti i gusti. Tutte le sfumature di colore sono presenti.
  • Il clima favorisce lo stare all’aria aperta ed il muoversi rendendo i corpi più salutari e l’anima più allegra. L’umidità dell’aria credo anche giovi molto alla pelle.
  • Il pessimo regime alimentare brasiliano porta ad ingrassare. Ma prima di raggiungere la sgradevole obesità vi è una fase di forme morbide che può essere molto accattivante.

Vi sono inoltre alcune abitudini che favoriscono lo charme femminile:

  • La cura del corpo è molto diffusa, certamente più, ad esempio, che nei paesi scandinavi o in  Nord America. Quindi le caratterisiche positive sono esaltate e quelle negative attenuate.
  • Le brasiliane vanno molto, molto leggere di abito. Ma proprio molto. Quindi non solo i famosi costumini brasiliani sono veri, ma anche gli abiti “civili” sottostanno agli stessi principi di stringatezza. Il cattivo gusto è sempre in agguato, ma l’effetto è notevole.
  • Quella intangibile e poco spiegabile virtù che è la femminilità viene molto sviluppata ed è sapientemente gestita. E’ un argomento nel quale le brasiliane son maestre.

I punti fin qua detti sarebbero in grado di spiegare il successo delle brasiliane nel mondo; ma vi è di più. Vi è un fattore impalbabile ma fortissimo che fa veramente la differenza. E non è la semplice simpatia naturale della quale son pur dotate.

IMG_20160111_165012L’aspetto saliente è del tutto psicologico. Le brasiliane (ma anche i brasiliani) non si vergognano di come sono. Ad esempio i costumini ridotti vengono portati da proprio tutte le donne, senza limiti di età o di rughe, smagliature, cellulite, ventri e natiche flaccide, obesità.

Sembrano sempre a loro agio nel loro corpo e nei loro vestiti. Non se la tirano, non si nascondono, non si camuffano, non sono ne’ timide, ne’ aggressive. Sono sicure, tranquille, rilassate. Apparentemente senza stress. Sono provocanti, ma senza l’aria di esserlo e, apparentemente, senza la volontà di esserlo.

IMG_20160108_132420Si vanno bene come sono. Quale maggior charme di questo?

 

L’insopportabile Marocco II

(Comincia qua)

Squallore e freddezza. Vi è un preciso stile architettonico e di 100_0376arredamento marocchino. I nuovi quartieri sono fatti in quello stile ed i nuovi alberghi sono fatti ed arredati così. Ebbene è uno stile freddo, poco accogliente, scostante, disumano. Difficile spiegare questo punto ma se si capita in un salone marocchino moderno si ha immediatamente la voglia di andarsene. Spazi grandi, colori chiari, estrema freddezza e carenza di vita. Gli stessi negozi moderni pur se espongono merci di pregio sono di scoraggiante squallore. I villaggi tradizionali sono invece immersi in un disordine ed una sporcizia ingiustificata. Non si tratta affatto di povertà, ma proprio di indifferenza al luogo dove si vive. Eppure l’agricoltura vi è anche ricca e le case non sono poverissime.

Tristezza generalizzata. I marocchini non sono molto diversi dai noi 100_0617europei del sud. Le loro e le nostre vicende si sono incrociate innumerevoli volte nei millenni cosi come i nostri sangui. La cultura è diversa, ma siamo tutti mediterranei. Ed invece no. I marocchini trasmettono perennemente una bruttissima energia, niente della vitalità e della passione del sud. Sono brutti, sembrano a disagio, non sorride mai nessuno, paiono perfino sgraziati nei movimenti. Spesso volti patibolari, barbe di una settimana, sguardi obliqui, diffidenza palpabile. Belli invece gli occhi delle donne, scuri ed intensi, promettenti l’irraggiungibile. Ed infine c’e’ la disgrazia della djellaba, quel tunicone pesante e sformato con cui vanno tutti in giro, dal Re al contadino. Spesso fra il grigio ed il marroncino. Tristissimo.

Artigianato scoraggiante. I marocchini sarebbero anche degli 100_0320eccellenti artigiani del cuoio, dei metalli, della ceramica. Ma non hanno capacità di rinnovamento. Sono rigidi come deve essere la loro cultura autoritaria e repressiva. Potrebbero fare meraviglie con quei materiali e con la loro capacità, ma invece si ostinano a fare sempre gli stessi oggetti che sono ormai venuti a noia a tutti, ormai impresentabili. Inoltre la fattura dei piccoli oggetti è spesso assai tirata via, tanto è roba per turisti. Unica eccezione: ciò che si trova al mercato artigianale di Rabat la cui clientela non è turistica, ma piuttosto degli addetti delle ambasciate. Oggetti molto belli, molto curati e molto cari.

I piccoli europei vi abbondano. Il Marocco percorre la strada 100_0473invero pericolosa che lo vuol portare ad essere la Florida dell’Europa. Il clima invernale mite, la disponibilità di manodopera sottopagata, l’indifferenza statale alla protezione ambientale e culturale, i regimi fiscali favorevoli hanno fatto sì che decine di migliaia di coppie europee (soprattutto francesi e spagnole) abbiano deciso di comprar casa in quel paese. Si va dai cari e pregevolmente restaurati palazzi di pregio all’interno dei centri storici delle antiche città, agli appartamenti dalle bizzarre ed intricate volumetrie dei quartieri poveri dei medesimi centri storici, alle villette a schiera in rigogliosi compounds chiusi da inferriate, agli appartamentini nei casermoni sulla spiaggia. Tutti i gusti e tutte le tasche, meno quelle ricche per davvero, che non vengono certo in Marocco a passare le vacanze. Tutta questa fauna europea, galvanizzata all’inizio dall’idea di avere un posto al sole, finisce poi con l’amareggiarsi per la pochezza del luogo e le difficoltà di aver rapporti con i locali. Si ritrova quindi a frequentare circoli chiusi di connazionali annoiati in cui lo sport preferito è parlar male dei marocchini e dei loro usi. I rapporti fra la comunità stanziale e quella migratrice invernale finiscono per deteriorarsi in una atmosfera di rancore e diffidenza. Tali europei sono del resto, molto spesso, dei meschini colonialisti in ritardo sulla storia. Infrequentabili.

Poco da vedere. Non si capisce bene cosa vada a vedere il turistame in 100_0404Marocco. Esotismo di paccottiglia in grande quantità, ben poche le eccezioni. Ancor meno quelle non inquinate da bancarelle ed arrembaggi. Il deserto di Ouarzazate non vale minimamente la pena; è in più carissimo farvi una giratina. Marrakesh è un parco tematico, Essaouira è un parco tematico al mare, Casablanca, Tangeri, Rabat, prive di qualsiasi interesse. La natura in Marocco è spesso arida e poco accogliente. Le uniche eccezioni possono essere la Medina di Fez in cui si aggroviglia la vita e certe città fortificate dell’interno che mostrano antiche architetture stupefacenti. Ma vanno cercate e trovate pazientemente, fuori dai circuiti turistici ovvi.

Due eccezioni importanti. Una antropologica, l’altra gastronomica. IMG_20141112_124627La prima è rappresentata dai Berberi, gli antichi abitanti del Marocco prima dell’arrivo degli arabi che li hanno relegati alle montagne, alla povertà, al disprezzo. I loro abiti sono colorati, i modi sembrano più aperti, meno diffidenti e chiusi. I loro villaggi spiccano per ordine, pulizia e amor proprio. In certe zone i loro villaggi si alternano in modo vistosissimo con quelli malandati della popolazione maggioritaria. Varrebbe la pena approfondire con attenzione questo tema ed incentrare sui Berberi un eventuale (e poco consigliato ) viaggio in Marocco.
La seconda eccezione è molto particolare. Vicino a Rabat vi è la bella foresta di querce da sughero della Mamoura. Ebbene, quella particolare varietà di quercia produce delle grossissime ghiande dal buon sapore. Fra Ottobre e Novembre vi è una grande attività di raccolta e di vendita lungo le strade che la percorrono. Le ghiande possono essere mangiate crude o come le caldarroste e sono molto buone.

L’insopportabile Marocco I

Il vostro Viaggiatore Critico ha avuto la sfortuna di andare alcune volte in Marocco, per differenti motivi; delle quali le ultime due molto recentemente. E lo ha trovato un posto assolutamente da non frequentare per numerosi e diversi motivi.

La caccia al turista. E’ lo sport più praticato nel paese e sembra alquanto redditizio a giud100_0706icare dal numero di persone che vi si dedicano. Dimentichi la preda di poter avere un solo momento di pace quando visita luoghi turistici! Sarà costantemente angosciato da venditori di qualcosa o di accompagnatori verso qualcosa. Non riuscirà a liberarsene, se non comprando e pagando. Se non compri o paghi verrai insultato, sbeffeggiato, offeso. Sei una vittima e se qualcuno ti verrà in soccorso sarà esclusivamente per venderti qualcos’altro od accompagnarti verso qualcos’altro: un incubo. La tattica più vigliacca della guida non richiesta è quella di camminare un passo avanti a te e di far credere che ti sta portando in un negozio dove invece sei entrato di sua spontanea volontà. Dopo l’acquisto pretenderà dal negoziante il 10 % del valore dell’acquisto. Questa è la tariffa ufficiale.
Impossibile guardare una vetrina senza che il negoziante si precipiti fuori e ti tiri dentro. Impossibile far due chiacchere con i passanti senza che ti vogliano appioppare qualcosa.
Impossibile riposarsi in un angolo senza che ti disturbino innumerevoli volte.
Impossibile non farsi fregare foss’anche per un bicchier d’acqua.
E soprattutto evitate di accettare quel melenso tè che vi viene offerto costantemente. Quello che viene spacciato per segno dell’ospitalità magrebina è in realtà un guinzaglio che vi costerà ben caro alla fine della storia.
In Marocco non si è scelto di accogliere degli ospiti, ma bensì di attirare delle prede in una gabbia stretta in cui spennarli senza cautela.

Si mangia male. Pochi i piatti offerti nei ristoranti e sempre gli stessi. Il solito couscous, l100_0252’immancabile tajine e poco altro. Potete fare il giro del Marocco e starci dei mesi, mangerete sempre le stesse poche ed uguali cose. Dopo una settimana ne avrete il voltastomaco. Un po’ meglio sono quelle numerose baracche lungo le strade di grande comunicazione dove arrostiscono la carne sulla brace. Il pane è buono e qualche brandello di carne abbrustolita può far piacere; dimenticarsi una birra che pur ci starebbe benissimo.

Stato di polizia. Il Marocco non è un paese democratico. Il padre 100_0451dell’attuale Sovrano presenziava personalmente alle sedute di tortura dei suoi oppositori. L’attuale, quando si sposta fra le sue residenze (una in ogni città) blocca tutto. Sulle strade dove passa, autostrade comprese, ad ogni angolo, ponte, fosso, ci sono poliziotti. Quest’ultimi sono onnipresenti. I posti di blocco sono frequentissimi, ad ogni accesso alle città e cittadine e sono dotati delle famigerate bande chiodate. Le multe fioccano implacabili: ho visto multare un povero vecchio su un motorino scassatissimo per avere una cesta di polli sul portabagagli. Nugoli di poliziotti su grossissime moto nuove e brillanti. Spero proprio di non finire mai in quelle mani.

Le donne. Impossibile rivolgere la parola ad una donna foss’anche 100_0716decrepita e foste voi stessi una donna. Subito interverrà un uomo a metter bocca e l’allontanerà.

(Continua qua)