Riflessioni convalescenziali

131Oggi sto meglio, ma continuo a camminare come un ubriaco, dondolando, un pò doddo. E visto che son tre giorni che non mangio, comincio anche ad esser deboluccio assai. Faccio quindi riflessioni lente, forse stranite.

Allora, quest’isola di Terceira è abbastanza grande ed ha una strada perimetrale di 90 km che ho percorso, a pezzi, più di una volta, con il bus. Corre a poca distanza dal mare. Questa è un’isola senza mare perchè la costa è ovunque altissima e il mare irraggiungibile. Ci saranno in tutto trecento metri di spiaggia di sabbia. Eppoi alcune, piccolissime, di ciottoloni. Il resto sono irte, frastagliate, nere rocce vulcaniche sbattute dalle onde oceaniche.

Tuttissima la gente (65.000) abita lungo la strada perimetrale che è diventata praticamente un solo paese lungo 90 km. Tutto l’interno sono pascoli verdi divisi in quadratini o boschi lussureggianti. I forti contributi dell’UE si rivolgono all’allevamento da latte e quindi di agricoltura c’e’ poco, non basta nemmen lontanamente agli abitanti. Del resto c’e’ sempre un gran ventaccio che è un nemico invincibile per i contadini, meno per i pastori.

Ho percorso non poco di interno a piedi, quasi sempre in mezzo alla nebbia; molto poetico ma non ho visto una sega nulla ed ero sempre bagnato. Ho perfino rinunciato ad andare a vedere il famoso bosco della “Mata de Serreta” perchè, dopo essermi perso tre volte per cattive indicazioni scritte ed orali, c’era un tal vento che ne ho avuto paura. A me il vento m’agita molto. In più c’era una tale nebbia che a momenti non mi vedevo i piedi. E dice che è quasi sempre così.

Mare irraggiungibile

Questa città di Angra è vivace ed attiva. Nessun segno della povertà che mi aspettavo e per la quale le Azzorre sono tristemente famose, terra di grande emigrazione. Per un appartamento ci vogliono non meno di 130.000 euro, che non è poco se si pensa che siamo a 1.573 km da Lisbona.

Ho infastidito a lungo un buon numero di Terceiriensi fino a capire il motivo di tanto insospettabile benessere. Alla fine sono riuscito a rimettere insieme questi fattori: un tremendo terremoto nel 1980 ha attirato grandi aiuti per la ricostruzione totale e molto ben fatta; forti aiuti europei e statali, meritati, vista l’Ultraperificità (termine ufficiale europeo) di queste contrade, soprattutto all’allevamento; una gran presenza di ex-emigrati in America e Canada che portano a casa dei bei soldini di pensione; un pò di turismo di vecchiotti nord-europei che magari si comprano anche una casetta; ritorno estivo degli emigrati sul continente che spendono qualcosa e comunque mantengono le loro case con relativo indotto; un pò di pesca.

Per vivere i prezzi sono eccellenti per un italiano: carne e pesce al bel mercatino son quasi regalati. Per un pranzo in stile locale è difficile spendere 10 euro. E c’e’ anche un minimo di vita culturale (minimo). Un bel centro culturale ricavato in una vecchia e benissimo rifatta arena dei tori dove ho visto una ciofega di film americano dal titolo Desert Flower (tema importante, l’infibulazione, ma svolgimento penoso).

E visto che quest’isola di Terceira ha soddisfatto ogni mia ragionevole curiosità, è ora che me ne vada, appena ruscirò a fare 100 metri senza barcollare ed a reggere una valigia. Direzione l’Ilha das Flores, un pò più in là.

Solo foto. Isola Terceira.

101
Siepe di gigli sul bordo di una strada di campagna, a Terceira.
112
O di ortensie.
Fiori d'ottobre
Fiori d’ottobre

 

Le felci arboree
Le felci arboree

 

Le divisioni dei pascoli, nella perenne nebbia.
Le divisioni dei pascoli, nella perenne nebbia. Sempre a Terceira.

 

Anche il contatore dell’acqua ha diritto alla sua piantina.
Pave bicolore a Praia da Vitoria.
Immancabili, come in tutto il Portogallo, i grandi pannelli di mattonelle dipinte di azzurro.

 

Piante….

La vegetazione di quest’isola di Terceira, alle Azzorre, mi sconvolge, la meraviglia mi assale. Non si capisce dove sia capitato: se nel mondo tropicale o in Europa, è una mescola continua. Ho visto molti bananeti, in uno di questi c’era un castagno! Poco più in là un agrumeto e poi un frutteto di mele ed ancora una piantagione di ananas. Tutto insieme!  Ci sono densissimi boschi di grandi conifere, strane, mai viste. Accanto boschi di vari tipi di alloro (questo tipo di foresta si chiama Laurisilva, presente anche a Madeira), fittissime le chiome, spettrali i nudi ed esili tronchi contorti nel buio sottobosco. Moltissime le specie endemiche, che si ritrovano solo qui. Pitosfori giganteschi sotto ai quali vegetano rigogliosissime foglie carnose da foresta tropicale. Eucalipti enormi dall’intensissimo odore. Ho visto le felci arboree. (Il carbone che abbiamo consumato fino a poco tempo è fatto soprattutto dal legno di queste piante; io le credevo additìrittura estinte da qualche decina di milioni d’anni, fino a quando non me ne trovai una davanti, in un distributore di benzina, in Ecuador).  Le strade di campagna hanno bordure di gigli rosa, ora in fioritura, o siepi di ortensie alte tre metri; certamente piantate, sono diventate spontanee e vanno avanti da sole, senza cure. I coloni portoghesi fecero lo stesso intorno alle loro piantagioni di cacao a Sao Tomè. Molti campi di patata dolce, come in Africa.  Tutto verdissimo, tutto l’anno, piove sempre. Ovunque pascoli, divisi in precisi quadratini da muretti a secco, perfettamente tenuti, di pietra lavica, nera, ma ricoperta da licheni svariatissimi. E nei quadratini tante mucchine pezzate bianche e nere.