Roba da Flores

Linda e il cellulare. Arrivando a Flores da Corvo avevo dimenticato il cellulare in aereo. Lo avevo tirato fuori di tasca per spengerlo e lo avevo lasciato sul sedile accanto. Dall’aeroporto avevo preso un taxi per andare in un B&B ad una ventina di km, sull’altro lato dell’isola. Solo a sera tardi mi accorgo della mancanza. La mattina dopo, vado di buona lena nel negozio accanto che fa anche da posto telefonico pubblico, per chiamare gli oggetti smarriti della compagnia aerea, in verità con poche speranze. Mentre sto lì con la proprietaria, signora Linda, a cercare il numero sull’elenco, arriva una telefonata dal capo dell’aeroporto che chiede alla Linda se per caso non ci fosse lì uno straniero che aveva perso il telefonino! Se passavo dall’aeroporto lo potevo recuperare. Mistero insondabile. Quando ci sono andato, il tipo non c’era e la tipina che mi ha reso il cellulare non sapeva niente dello svolgimento della storia.

 

L’effetto del fondatore. In quella meravigliosa scienza che è la genetica delle popolazioni vi è uno strano fenomeno (affine alla consanguineità, badisi bene), così chiamato, che dice che in una piccola comunità isolata certe particolarità dei primissimi, pochi, abitanti si sono poi moltiplicate nei successori, fino a farli diventare sostanzialmente diversi dai membri delle comunità vicine. Bene, studiato questo fenomeno, lo si mette da parte, pensando che è stato osservato una volta in un villaggio di pescatori di trote dell’interno del Borneo. Ed invece no, l’ho visto anch’io! Nel paesino di Faja Grande, in quest’isola di Flores, le donne son tutte brutte, ma non brutte come quasi tutte le portoghesi. No, brutte in un modo loro ed identico in tutte. Sembra quasi che il tempo non esista e che le donne che girano nell’unica strada siano la stessa persona, che vediamo in diversi momenti della sua vita, a diverse età. La faccenda è resa ancora più clamorosa dal fatto che hanno tutte gli occhiali e che l’ottico dell’isola deve avere un solo tipo di montatura. Sono tutte brutte uguale e con gli stessi occhiali. Un incubo.

 

Il motociclista folle. In quest’isola di Flores vi è un sistema di trasporto pubblico con dei bus. Ma solo la mattina presto e la sera, giusto per gli scolari. Io, che se volevo alzarmi presto la mattina, facevo il muratore, sono a piedi. L’isola è modesta, ma fra un punto e l’altro vi sono facilmente 10 o 20 km. Tanti ne ho fatti a piedi, ma poi mi stanco. Fortunatamente è in voga il sistema dei passaggi. Vanno chiesti con il dito, ma succede anche che delle macchine si fermino al lato del viandante per offrire spontaneamente uno strappo. Magari passa una macchina ogni mezzora. Quindi sono stato ben felice quando un motociclista si è offerto di risparmiarmi un decina di km. Naturalmente senza casco. Io un po’ preoccupato e da sempre impaurito delle moto condotte da altri, ma cominciavo ad essere stanco ed ho accettato. Meglio sarebbe stato se mi fossi trascinato sui gomiti. Questo bruto guidava: i) a folle velocità su strade tortuosissime e in dannata discesa, ii) a scatti per prendere per il culo la mia paura, iii) a lunghi tratti senza mani, per lo stesso motivo. Io, dietro, a urlare come un capretto sgozzato e a dargli dei gran pugni sul groppone perché smettesse. In più si girava in continuazione per dirmi delle cose, che io, fra dialetto e panico, non capivo minimamente. Ora, bisogna sapere che la stranissima ed unica, fra le lingue romanze, pronuncia del portoghese favorisce l’emissione di un gran numero di minuscoli sputacchini, al parlare. Quasi tutti tali sputacchini mi venivano in faccia, accelerati dalla velocità.       

 

Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.
Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.

 

Gli stranieri di Faja Grande. Per quanto tale paesino sia composto da sole 200 persone (dopo averne avute 1.000 a inizio secolo scorso) vi abitano permanentemente 3 stranieri.

 

Il primo è un rastra finlandese, istruttore di lotta. In effetti lo si vede perennemente in lotta con delle bottiglie di birra che riesce a sconfiggere immancabilmente. Per vivere si è costruito una specie di igloo di legno il cui tetto ha ricoperto di zolle di terra inerbita. Si lamenta del fatto che le radici dell’erba abbiano la tendenza a forargli il soffitto. Inutile fargli domande sulle sue attività e sullo scopo della sua vita.

 

La seconda è una lombarda che, dopo aver fatto del vino in Toscana (come tutti i lombardi che si credono più intelligenti degli altri lombardi) ha aperto un ristorante italiano vegetariano. Durante questa settimana ha avuto un solo cliente (non ero io, non ci penso nemmeno). Ma d’estate pare che vada meglio.

 

Il terzo è un italiano che sta qua da vent’anni. Ha il B&B dove sto. Ha comprato una casa signorilmente molto tetra e vi ha sistemato 5 camere per gli ospiti, senza peraltro scacciarvi gli scarafaggi e le sanguisughe. Ha una graziosa moglie azzorriana (l’eccezione che ….), ma ciò non ha impedito alla solitudine, al vento e alla nebbia di buttarlo completamente fuori di testa. Rabbioso contro tutto di mattina, a sera, dopo un tot di canne, assume un aspetto più civile. Impegnato a dimostrare che Flores è il luogo più bello del mondo ha finito per far finta di credervi. Almeno ci prova. Da aspettarsi presto un crollo psicofisico.  

 

Ma Faja è bella. Ma non crediate che Faja Grande non sia un molto bel luogo. Una pianurina di 4 o 5 km, degradante sul mare e circondata da una impressionante parete verticale di roccia e vegetazione alta anche 400 metri, semicircolare e solcata da decine di cascate e cascatelle. Così alte che l’acqua arriva in fondo polverizzata.  Boschi di verde intenso, brillante. Sopra la parete un altipiano stepposo cosparso di lagune vulcaniche di acqua nera e profondissima. Tre borghi: Faja, Fajazinha e Ponta da Faja; oltre che per la fantasia dei nomi, si caratterizzano per possedere insieme 265 abitanti, fra i quali non troverete nessun fine intellettuale con cui discutere delle ultime opere di Aristotele. Se ci andate portatevi quindi un libro.         

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Datemi un consiglio!!! e le migliori foto di Flores.

A me questa isola di Flores comincia a venirmi sulle palle. Ma ho ancora del tempo. Come disse Lenin dopo la fallita rivoluzione dei decembristi: Sto dielat? Che fare?, io dico : Che faccio? Tornare a Firenze? Cambiare isola (ne ho viste finora 3 su 9)? Andare alle Canarie o a Madeira? Andare a Barcellona? Rintanarmi qui per 15 giorni a baloccarmi sul web?

Mandatemi il vostro parere entro domani, giovedi a mezzanotte. Deciderò in base alla maggioranza dei pareri.

Due giorni dopo:

Non molti i voti per il referendum sul destino del mio viaggio, ed anche un po’ sadici.  Ilaria vuole che visiti tutte le isole, se fossero mille mi ci vorrebbe tutta la vita; Mara vuole che vada in un’altra landa desolata, come se a me fosse alieno il diritto di godere dell’umano consorzio e solo mi fosse destinato il vagare, come un’anima del limbo, in deserti grigi. Sergio mi incita al suicidio, il che, a esser pignoli, sarebbe un reato da penale; Mario addirittura mi vuol far lavorare, per di più manualmente, e proprio in un arcipelago dove, a detta di locali e forestieri, la pigrizia e lo scansamento di fatiche è regola generale ed attentamente applicata.

Comunque, io rispetto il patto e seguo, nei miei limiti, il parere di tutti, non prevalendo una posizione maggioritaria. Per il momento ho cambiato isola e sono a Faial, nel Gruppo Centrale. Dalla finestra di camera vedo anche l’isola di Pico, con monte altissimo. Almeno così dicono le guide, perché una nube permanente mi impedisce di vedere cosa c’e’ più in su dei 200 mslm. E scorgo anche S. George, così fanno 6 le isole viste. Mi par che basti. Anche perché oggi il vento vien da nord e fa assai freddino. Isole sub-tropicali dei miei stivali.

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Ponta da Faja. Il nucleo abitato (si fa per dire) più occidentale d’Europa. Clandestinamente perché la montagna sta crollando e non ci si potrebbe dormire.
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Fajazinha, il centro.
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La pensilina della fermata del bus di Fajazinha.
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La foresta di laurisilva.
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Fine di Flores. Dove andare?
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Bagno publico nel porto di Santa Cruz. Scarico diretto.
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Cascate…
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… strabiombi di roccia….
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… e mare tumultuoso.

Il vento e la paura.

Tanta è l'umidità in alto che vi è torba e licheni aggressivi...
Tanta è l'umidità in alto che vi è torba e licheni aggressivi...

 

Irlando o Corvo? Corvo!
Irlanda o Corvo? Corvo!

Niente da fare, ieri, sono sempre a Corvo e sempre senza frutta e verdura. Non mi era mai successo, in vita mia, di ansiare una foglia di lattuga, come l’ultima delle chiocciole.

E’ che qui impera la natura. La Natura a me, mi fa paura. E’ infatti una cosa che sta dappertutta ed è fatta da un sacco di cose diverse, mediamente contrarie alla tua tranquillità. Se non chiudessi la porta, la sera, te la ritroveresti nel letto. Ali, insetti, raggi brucianti, schizzi di vario tipo, temperature estreme, spine, denti di animali, umidità soffocante, lotta accanita su ogni spazio, agguati da tutte le parti, onde e rocce appuntite, salite e discese, dirupi mortali, erbe e meduse urticanti, pietre scivolose e dune mobili, frane, smottamenti e valanghe, acqua dappertutto o mancanza assoluta d’acqua, polvere negli occhi e frasche in faccia, fame, sete e virus poliedrici e dispettosi. Questa è la Natura. E non fa strano che l’uomo si sia accanito contro di essa, in vendetta dei mali passati per milioni di anni, fino a chiuderla fuori dalla finestra, spettacolo da Geografic Channel. Ma questo vento che ci spazza, qua, non è riuscito a spengerlo ed io ne ho paura.

Addio a Corvo?

Stanotte il tempo è cambiato e da un ventaccio caldo da sud si è passati ad un ventaccio freddo da nord-est, assai cangiante. Siamo anche nella nebbia. Quindi l’aereo che vorrei prendere per tornare a Flores è di arrivo incerto. Sto aspettando notizie. Aereo, perchè di mare, basta, ho gia dato.

Ieri ho finalmente potuto dare un minimo di risposta alle domande che mi facevo nel post dell’invettiva per Corvo.  Le Azzorre furono ufficialmente scoperte (ci tornerò sul tema) nel 1452 circa. A Corvo furono fatti alcuni tentativi, abortiti, di popolamento umano; ma fu solo nel 1548, un secolo dopo, che si riuscì ad impiantarci quella ventina di coppie di contadini. Ebbene, erano schiavi (bianchi?) provenienti dall’altro arcipelago atlantico in mano ai Portoghesi: Capo Verde e precisamente dall’isola di Sant’Antao, l’unica minimamente agricola. Solo in seguito vennero a Corvo anche persone libere.

La terra dell’isola di Corvo fu ripartita fra gli abitanti solo nel 1853. Per tre secoli appartenne tutto alla Corona che lo concesse, contro un affitto, a dei dignitari di corte. Questi ultimi imposero tributi spaventosi alla popolazione residente. Tanto gravosi che quasi tutto il grano  e buona parte della lana prodotti erano consegnati come tributi e la gente si riduceva a mangiare il pane prodotto con la farina del giunco (?) ed ad andare mezzi nudi. Cronache dell’inizio dell’800 parlano di condizioni di simil schiavitù. I tributi furono ridotti solo nel 1832 ed eliminati qualche anno dopo.

Quindi l’aria che si respira anche oggi, può ben venire dalle terribili origine e condizione in cui i colonizzatori e i loro discendenti furono tenuti.

Che la schiavitù e la misera sia una cosa che resta dentro ad una popolazione, a lungo, è dimostrata dal fatto che, ancora oggi, le persone che occupano gli incarichi più rimunerati dell’isola vengono sostanzialmente da altre isole. I locali-locali son rimasti alle mucche ed alla pesca.

L’unica traccia, ma un pò consolante, di ribellione sociale alle miserrime condizioni l’ho trovata nei contatti, clandestini, che gli isolani facevano con i pirati. Questi si aggiravano fra le isole, in attesa dei galeoni dall’America, e si rifornivano di acqua, cibo e legname dai corvini.

Una volta finiti i pirati, non restò loro, come unica maniera di uscire dalle grinfie dei tributi a Lisbona, che di imbarcarsi (sempre clandestinamente, erano come servi della gleba) sulle baleniere americane che passavano per qui e, dopo, magari, di restare in America. Un’altra bella galera!

Mandatemi delle arance, presto!

Sono sull’orlo dello scorbuto. Tutte le mattine, prima di andare in spiaggia o a caminare sul monte (al sole fa calduccio), passo dall’unica bottega di questa Vila do Corvo per comprarmi di che mangiare a mezzodì. Vorrei un bel panino con il prosciutto, uno yogurt, un bel grappolo d’uva, soprattutto. Ebbene, causa logistica azzorriana confusa e mare cattivo, non c’e’ niente di fresco. Son rimaste solo due mortadelle, di quelle cattive. Scarseggiano anche i prodotti in scatola e i congelati. Abbondanza solo di detersivi. Oggi sarebbe anche arrivata una navicella da Flores, ma la nave grande che viene dal continente non è potuta arrivare a Flores e quindi niente prodotti freschi, ormai mancanti da più di 15 giorni, mi dicono. La navicella è ripartita con alcuni vitelli, vivi, per il macello di Flores.

Ma questa non è l’unica cosa straordinaria di questo paese.

Il problema del fornaio e del ristorante.  L’ovviamente unico fornaio è nuovo. Il precedente, arrivato da un’altra isola, dopo un anno di lavoro, è stato preso dall’indolenza corvina ed ha smesso, per dedicarsi all’allevamento di maiali (numero di capi venduti per anno, previsto in 20). Il sindaco è dovuto quindi andare in giro per le isole ed ha trovato un nuovo fornaio che ha accettato di venire qua. Il Comune gli paga l’affitto del forno-bottega ed il gasolio per scaldare il forno.         In paese ci sono tre bar. Uno dell’associazione dei pompieri volontari, uno del porto (dove si può anche mangiare) ed un vero e proprio ristorante bar, del Comune. Fino a poco tempo fa anche il personale era del Comune, obbligato a trasformarsi in ristoratore per offrire di che mangiare a turisti e lavoratori di passaggio.

La scuola. La scuola di Corvo ha le 9 classi del ciclo primario della scuola portoghese. Gli alunni sono 33, i professori 17, il personale amministrativo e delle pulizie 8. I professori sono tutti giovani, di fuori; certamente non hanno trovato un’altra cattedra più comoda. Ad occhio vi è tutto un movimento di tromba tromba nella categoria professorale. Per questo o per altri motivi questa scuola è la terzultima del Portogallo, per risultati degli alunni.

L’energia. E’ prodotta da una centrale a gasolio. Questo viene per nave, dal porto per camion fino alla centrale, sopra il paese. Ce ne vuole un metro cubo al giorno, al costo di 1.500 euro; più di tre euro al giorno per abitante. Per cucinare i corvini usano il gas in bombole, al costo di 14 euro l’una. Il trasporto fino a qua è assorbito dal governo, 25 euro a bombola.

Uccelli.  Da qualche anno è stato scoperto che le isole di Corvo e di Flores sono un paradiso per il bird watching. Finiscono qua dei poveri pennuti trascinati dalle correnti a volte americane, a volte europee. Altri ancora invece vi si riposano nelle loro migrazioni. Numerosi quindi gli appassionati che, nelle epoche opportune, si aggirano per i pascoli con il binocolo in mano. Su questo sito il minuto per minuto degli avvistamenti:     Vi è anche un progetto, ovviamente su fondi europei, e in giro per il paese si vedono 5 o 6 giovani portoghesi e spagnoli che trasportano di qua a là scatole con pennuti bisognosi di cure e conforto.  Nonostante le mie vive proteste contano castrare tutti i gatti dell’isola (numerosi) per evitare che i loro discendenti mangino le uova dei volatili.

Garage party. Il sabato è costume locale ritrovarsi a cena fra amici. Ad una ho partecipato anch’io mangiando un buon cocido portoghese (lesso di carni e verdure). Lo strano sta nel fatto che la cena non si svolge nelle case, ma…nei garages, fra scaffali, attrezzi  e cartoni polverosi. Non ho osato chiedere il perché di tale abito.  

Trasporti. Sull’isola ci sono due strade, verso i pascoli della parte alta del monte, per un totale di meno di 20 km. Ma ci saranno una cinquantina di automobili, molte delle quali pick-up dei pastori. Numerosi i quad e le moto, sempre dei pastori. C’e’ un aereoporto, dove arrivano tre voli di un bel turboelica, alla settimana; d’inverno. D’estate di più. Il movimento di persone non è del tutto assente. In questi pochi giorni, da quando sono qua, ho visto passare: una delegazione di una decina di giovani socialisti azzorriani venuti ad informarsi dei bisogni locali; un tecnico dei telefoni; una agronoma del ministero per un corso ai pastori sul controllo di una larva che mangia l’erba dei pascoli; una sindacalista dei professori; tre ingegneri per la centrale elettrica.  Durante l’estate stimo il numero dei turisti a qualche centinaio, su tutta la stagione, con permanenza media di tre giorni. Durante il mese di ottobre qualche decina di birdwatchers.

Lavoratori extracomunitari. Per quanto inverosimile possa sembrare, anche quest’ultimo lembo di Europa alberga dei lavoratori extracomunitari tutti di origine luso-africana. Sono in corso diverse opere civili e visto che i corvini vivono di stipendi e sussudi statali o comunitari per metter un mattone sull’altro ci vuole il cosiddetto lavoratore extracomunitario. Ne ho contati fino a 18, ma potrebbero essere di più. Sono anche gli unici che la sera fanno un pò di musica, nel loro accampamento in containers. Le opere in corso sono le seguenti: la torre di controllo dell’aereoporto e una nuova aerostazione (per me son soldi buttati via); un enorme parallelepipedo che funzionerà come centro di feste ed incontri; la pavimentazione di una strada; l’interrameno dei cavi elettrici: una nuova illuminazione stradale. E’ anche in costruzione una nuova casa. Questo fatto turba un pò i corvini in quanto si tratta di giovane coppia entrambi addetti alle pulizie, lui per conto del Governo e lei del Comune. Fra i due arriveranno si e no ai 1.200 euro al mese (bassini gli stipendi in Portogallo); la casa costa sui 120.000 euro, presi in banca. Ce la faranno a pagare il mutuo? E perchè poi avranno voluto farsi una casa nuova quando ne avevano già una, vecchia, ma in buonissimo stato?  

Fauna domestica. L’isola ha sempre vissuto di pecore da lana, l’unica cosa esportabile nei tempi antichi. Ma dagli anni sessanta, per oscuri motivi di protezione ambientale, le pecore sono state proibite. I corvini hanno quindi ripiegato sulle mucche che ora sono in numero di circa 1.300. Tutte le famiglie hanno almeno qualche mucca. Stanno alle intemperie senza nessun riparo, le povere, e sono munte a mano. Fino all’anno scorso esisteva una fabbrica di formaggio, assai apprezzato. Ora è chiusa, in attesa di nuovi finanziamenti europei. Le mucche sono quindi sgravate dagli obblighi di produzione lattiera, salvo alcune per il consumo familiare e per nutrire….i maiali, assai numerosi ed allevati anche nelle stradine del paese vecchio, con evidenti, sfavorevoli, risvolti igienici. In effetti l’isola continua ad essere virtualmente autarchica per la carne. Ogni famiglia ammazza vacca e maiale, li congela e poi li mangia.

Turismo. Caso mai vi venisse in mente di visitare questo luogo, incuriositi dalle mie cronache, e alla qual cosa vi incoraggio perchè un posto così non lo si ritrova; in questo caso, dico, vi è la scelta fra l’ottimo B&B Comodoro, dove sono alloggiato ed altre 19 camere sparse in diverse case private del paese. Al Comodoro si può prenotare per Internet, agli altri è tutto un problema.

Balenieri. Se vi sbrigate a venire, potete trovare gli ultimi, ultrasettantenni, balenieri. Partivano a gruppi di 8 rematori ed un fiociniere su lunghe e strette scialuppe. Da un posto di vigilanza, in alto, sul monte e con un ingegnioso sitema di segnalazione fatto da due lenzuoli bianchi, venivano guidati verso la balena soffiante. Un lenzuolo era fisso e rappresentava la balena. L’altro era mobile e rappresentava la scialuppa. I rematori potevano quindi capire le rispettive posizioni e trovare la balena in mezzo alle onde. Questa veniva fiocinata e poi finita a colpi di lancia. Orribile, come i mammuth nel paleolitico. La balena morta veniva poi rimorchiata alla fabbrica sull’isola di Flores.

I cartaginesi di Corvo.   E finisco con questa storia del tutto incredibile. Verso il 1750 fu trovata una pentola di monete. Furono rapidamente disperse, ma una serie completa dei 9 diversi tipi di monete trovate finì prima a Madrid e poi in Germania dove vennere disegnate. Anche quelle monete furono perse, ma i disegni ci sono ancora. Ebbene, erano tutte monete dello stesso periodo, intorno al 320 AC e provenienti da Cartagine, secondo studi recenti dei disegni. Al  momento del ritrovamento non esistevano le conoscenze per datare le monete ed è quindi estremamente improbabile che uno scherzo abbia riunito proprio tutte monete assolutamente coeve. Mistero!

Foto di Corvo

L'isola di Corvo con l'unico paese (Vila do Corvo) e la caldera del vulcano in alto
L'isola di Corvo con l'unico paese (Vila do Corvo) e la caldera (Caldeirao) del vulcano in alto

 

La caldera con i laghetti
La caldera con i laghetti

 

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Gli stessi laghetti, dal bordo della caldera.

 

Fienili e pascoli sulle pendici esterne del vulcano. Durante l'inverno la relativa povertà dei pascoli difficoltà ai bovini, anche perchè sono sempre all'aperto. Non fa mai troppo freddo, ma abbastanza perchè ci sia una certa mortalità.
Fienili e pascoli sulle pendici esterne del vulcano. Durante l'inverno la relativa povertà dei pascoli crea difficoltà ai bovini, anche perchè sono sempre all'aperto. Non fa mai troppo freddo, ma abbastanza perchè ci sia una certa mortalità.
Tutta la pendice esterne, dove non troppo ripida è a pascolo, diviso da muretti di pietra, come a Terceira.
Tutta la pendice esterne, dove non troppo ripida è a pascolo, diviso da muretti di pietra, come a Terceira.
Vila do Corvo vista dalla strada che va al Caldeirao.
Vila do Corvo vista dalla strada che va al Caldeirao.
La parte più antica del paese. Su un dirupo, per lasciar libere le parti più piane, buone per i campi di grano ed orzo.
La parte più antica del paese. Su un dirupo, per lasciar libere le parti più piane, buone per i campi di grano ed orzo.

 

Nel paese vecchio molte case sono abbandonate. Altre sono in buone condizioni, ma disabitate, salvo durante le ferie degli emigrati. Ma è difficile comprare perchè non si usano fare le divisioni dell'eredita e le proprietà sono di una gran quantità di discendenti, emigrati in tutto il mondo.
Nel paese vecchio molte case sono abbandonate. Altre sono in buone condizioni, ma disabitate, salvo durante le ferie degli emigrati. Ma è difficile comprare perchè non si usano fare le divisioni dell'eredita e le proprietà sono di una gran quantità di discendenti, emigrati in tutto il mondo.
Angolo quasi mediterraneo.
Angolo quasi mediterraneo.
L'unica, ma gradevole, spiggia dell'isola, in fondo al paese.
L'unica, ma gradevole, spiggia dell'isola, in fondo al paese.

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I molini a vento erano usati per macinare i cereali. L'isola è stata, fino agli anni '60 quasi perfettamente autarchica.
I molini a vento erano usati per macinare i cereali. L'isola è stata, fino agli anni '60, quasi perfettamente autarchica.

Invettiva per Corvo

Maledetto sia l’uomo bianco, la sua ascendenza e la sua discendenza. Che finiscano tutti nelle fauci del diavolo, là da dove sono venuti. La prepotenza, l’arroganza, la tragica, commovente, eroica e maledetta volontà di occupare ogni spazio del mondo e di sfruttare ogni minima risorsa. Anche dei luoghi dove risorse paiono non esserci. L’uomo bianco, portatore, causa ed effetto di ogni male e di tutta l’infelicità possibile del mondo. Fragile ed immortale, la sua stirpe non pare conoscere tregua nella ricerca del proprio ed altrui, inutile, male. Si nutre del proprio sangue generando orde sempre più affamate delle loro proprie carni.

Perchè un popolo marginale ed infinatemente povero ha avuto bisogno di popolare queste erte isole delle Azzorre? Perchè quest’isola di Corvo, nuda di tutto, più vicina all’America che all’Europa, scoscesa sul mare battente, popolata solo dal vento e da striduli e disperati volatili ha avuto bisogno di ricevere 20 coppie di miseri contadini che per quattro secoli e mezzo hanno lottato per non morire subito e soffrire di più? Tartassati dalle tasse dei signori di Lisbona, ignari del Rinascimento, del Secolo dei Lumi, della Rivoluzione Industriale, delle lotte operaie hanno distrutto quel poco di vegetazione che trovarono per allevare pecore e coltivare grano e zucche, abbrutiti dalla miseria, dalla solitudine, dalla lontananza da tutto, dal rumore del vento. Poi hanno ucciso migliaia di balene inseguendole a remi. Poi son diventati 1070 ed hanno cominciato ad emigrare, prima sulle baleniere americane, poi direttamente in America ed in Canada.  Ma ancora lavori umili, ultimi fra ultimi per tornare, chi volle tornare, ancor più ignaro di quando era partito.

Perchè hanno dovuto patire tanto? Perché la loro sofferenza si deve ancora percepire nelle case tristi, nel dialetto gutturale, negli sguardi obliqui, nei sorrisi sdentati?

E quando pareva che la tragica storia umana di quello scherzo geologico che è quest’isola potesse lentamente spengersi fra la partenza dei giovani e la morte dei vecchi, ecco che arriva l’Europa! Ed uno stillicidio senza fine di sussidi, aiuti, contributi, donazioni, attività, promozioni, progetti, programmi e chiacchere che hanno inchiodato qui gli ultimi 450 abitanti. Crocifissi sul Golgota dell’ormai raggiunta sicurezza economica e sociale, ma pur sempre lontani da tutto e sottomessi ancora e sempre al vento dell’Oceano. Allevatori di bestiame da latte che ricevono contributi per la carne; pescatori che ricevono contributi per non pescare quasi mai; lavoratori della salute, dell’educazione, dei trasporti marittimi e aerei, dell’amministarazione pubblica, della polizia, della banca,  delle poste i cui soli utenti sono loro stessi; costruttori di opere pubbliche per un pubblico che non esiste. Condannati a restare sulla terra delle sofferenze dei loro avi da un lavoro inutile, come inutile fu la sofferenza di quegli avi.

Maledetto sia l’uomo bianco.     

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