Mercati mondiali

IMG_20151204_112602
Sao Paulo.

Il Viaggiatore Critico ha notato, come avranno fatto in molti, la profonda modificazione che hanno avuto molti dei mercati alimentari delle grande città. Quegli edifici, spesso di architettura elegante e leggera, fatti di ferro, ai tempi della Torre Eiffel; oppure di nervature di cemento, se più recenti. Posti sempre nelle zone centrali delle città dove il popolo andava a rifornirsi di verdura, frutte, grani e, quando possibile, carne e pesce.  Luoghi in antico pieni di confusione, spesso di sporcizia, di gente di bassa lega. Sembrava veramente di essere al mercato. Io li visito spesso, mi piacciono e mi piace vedere la verdura esposta: da un sacco di informazioni sulla città.

Poi sono arrivati gli urbanisti, gli architetti, gli assessori, gli imprenditori. Probabilmente il primo caso è stato Les Halles di Parigi, poi hanno seguito tutti gli altri.  Cosa sono diventati?

In quasi tutti i casi il popolo vociferante ne è stato estromesso, relegato ai discount di periferia. In certi casi, subdolamente, è stato lasciato un angolo “naturale”; una specie di riserva indiana dove lasciare un pò di banchi ed un pò di popolo a far colore.

Vi sono fortemente penetrati i venditori di cibo e paccotiglia varia da turisti. I banchi sembrano vecchi e tradizionali, ben sistemati, ben illuminati; ma vi si trovan cibi che non entrano in nessuna casa di gente del luogo. Prezzi sconsiderati, da turisti, appunto.  I mercati delle città turistiche dei paesi arabi sono diventati così. Mucchi enormi di variopinte spezie, sforzi scenografici imponenti per il turistame di bocca buona. In Marocco sono particolarmente abili.

In tutti i mercati vi è sempre stato qualche banco che faceva da mangiare: piatti semplici, popolari, veri. Qualche banco. Ora sono straordinariamente aumentati di numero. Ed anche di varietà. I vecchi menu si sono allungati, vi sono stati inseriti piatti prima impensabili in un mercato. Vi si mangiavano piatti economici, da gente di mercato, non certo care prelibatezze. Vedere servito il salmone selvaggio nel mercato del vecchio porto di Helsinki è un insulto alla storia di quel luogo.

In alcuni casi è tutto il mercato ad esser diventato una sorta di ristorante, di food corner da centro commerciale. E’ l’indecoroso caso del secondo piano del Mercato di San Lorenzo a Firenze.  Più raffinato, ma altrettanto fasullo anche il mercato di Lisbona, dove rinomati chefs si sfidano dai lati dell’enorme salone pieno di gente. Piatti cari. Banchi di delikatessen di altissimo livello a Kiev, in mezzo alla povertà di una città ancora in molte difficoltà: un mercato che è passato da vendere le patate delle vecchine ad offrire i gamberetti freschi del Sud America. Indecente.

In altri luoghi, miracolosamente, un certo equilibrio si è mantenuto, come a Budapest. Il mercatone, in pieno centro, è ancora pieno di veri banchi con vera verdura ed i molti banchi di cibo pronto, pur destinati ai numerosi turisti, hanno mantenuto un’aria popolana, da mercato. Vi si mangia male, ma a poco prezzo e nel mezzo alla confusione. Lo stesso a Sao Paulo dove c’e’ un po’ di robaccia da turisti, ma anche molta vita vera di gente vera.

Due città molto vicine, due mercati con destini contapposti: Santiago del Cile e Valèaraiso. Il rpimo è diventato un ristorante fighetto. Il secondo è popolarissimo, con tutti i prodotti veri e con un angolo di bettole.

Il meglio della mia Finlandia.

Mio nokia1573
Bungalow dell’eco-ostello di Linnansaari.
Un approdo, un fuoco, due salsicce….

Noleggiare una piccola barca con un motore da 10 cavalli a Oravi (carucci, ma completi e professionali) e girare nell’intrico di acqua, terra ed alberi fermandosi ad accendere un fuoco ed arrostirsi quel che si vuole (ma solo fuori dal Parco, dentro è proibito). Ancor meglio noleggiare una canoa, la tenda e quanto ci voglia e passare alcuni giorni fra le isole, remando e camminando. Acqua fredda e zanzare fameliche ma tontolone. Andare a sera all’Eco-ostello del parco per fare una sauna e visitare l’interessantissima azienda agricola del parco di Linnansaari, gestita come 100 anni fa.

Mio nokia1569
Parco di Linnansaari.

Viaggiare in macchina, o in bus per quelle infinite strade deserte, costeggiate da fiori o da neve, nella perenne luce o nel perenne buio, in quella che sembra una sola infinita foresta, chiazzata da acqua o da modeste radure; talvolta dei campi o dei pascoli rasati. Scarso il traffico, ordinatissimo e rispettoso di ogni regola immaginabile. Quasi mai dei paesi, rare le cittadine ed anche quelle semi-deserte, con pochi passanti. Ovunque quell’atmosfera chiara di luoghi che stanno altrove rispetto al mondo come lo conosciamo. Pare che nessuno abbia fretta o che sia particolarmente interessato a fare quel che sta facendo. E’ un paese astratto, rarefatto, diafano, liscio, accomodante, ma riservato. Ti senti sempre a tuo agio e ti chiedi perchè non ci sei venuto prima. Poi a viverci, magari, sarà un incubo per la mancanza di rumore e di emozioni forti; ma almeno per il tempo di un viaggio da turisti mi sembra un paradiso di beatitudine.

Mio nokia1537
Il municipio di Saynatsalo di Alvar Aalto del 1949.

E la stessa sensazione la danno gli interni, quelli nel famoso stile finlandese. Di grande semplicità e luminosità sono altrattanto rarefatti del mondo esterno.  Li trovi ovunque, negli alberghi, nei ristoranti, nei negozi, a volte anche nei ristori lungo le strade. Luoghi dove ti sembra che niente di male può avvenire, esattamente come in quella natura boscosa e lacustre dove i pericoli sembrano banditi dalla mano benevola delle Fate del Nord.  Atmosfere senza conflitti ed aggressività.

E la magia della notte fonda alle 11 della mattina, d’inverno, oltre il circolo polare, con il ghiaccio che scricchiola sotto le scarpe e la vita che pare scorrere normalmente: i bambini a scuola, le nonne che vanno a fare la spesa con una specie di carrello del supermercato a forma di slitta che permette loro di sostenersi e di non scivolare. Poi viene un pò di chiarore e si vedono le renne nel parco cittadino di Rovaniemi e, più a nord, i laghi completamente ghiacciati dove duri uomini si divertono a correre sulle motoslitte.  E’ luce fugace, dopo un paio di ore di chiarore si torna al buio pesto e non sai più che momento della giornata sia e quando verrà il prossimo domani. Anche ora, mentre scrivo, il ricordo mi dice che era sempre notte, anche se era pomeriggio e non ci si capisce più niente ed il senso di stranezza è totale e dopo una settimana cominci anche a stare un pò maluccio.

Ma bello anche il Chiasma, il museo di Arte Contemporanea ed il teatro accanto, pieno di attività per tutti e tutte le ore. Del Chiasma, confesso che mi piace anche la caffetteria, affollata a pranzo, che da l’idea che anche quel tè sia un pò artistico. Ma mi piace anche il fatto che i bar siano spesso self-service, con tutta una serie di macchine sul bancone che dispensano svariate bevande e che vai poi a pagare alla cassa. Ed almeno l’acqua è gratis: ho visto giovani che stavano a lungo seduti ad un tavolino bevendosi ognuno solo un bicchier d’acqua. Pare che tutti si fidano di tutti e nessuno cerca di fregare nessuno.

E mi piace moltissimo  Arto Paasilinna, lo scrittore finlandese che riesce a dare nei suoi romanzi, esattissima, l’atmosfera che trovo nella natura finlandese. E’ uno di quei pochi casi in cui l’esprienza del lettore e quella del viaggiatore combaciano quasi perfettemente. Consiglio: Il bosco delle volpi, Il mugnaio urlante, Lo smemorato di Tapiola. Il suo editore italiano è Iperborea.

Kahre
L’incredibile opera di Markus Kahre esposta al Chiasma. (Qui in una versione esposta a Liverpool nel 2012).

Cito infine l’artista Markus Kahre e la sua straordinaria opera dello specchio visibile al Chiasma.

 

La gastronomia finlandese.

Mio nokia1575
Kalakukko, piatto tradizinale. E’ un pane di segale che racchiude dei pesciolini avvolti in pancetta. Il tutto veniva messo a cuocere in forno per molte ore, rimanendo alquanto secco. Era quindi facile da esser portato in viaggio o negli lunghe giornate estive di lavoro di boscaioli e contadini. E’ ora famosissimo e molto apprezzato.

Purtroppo non parrebbe che la pur deliziosa Finlandia abbia saputo partorire una cucina veramente degna di nota. Nel pur consigliabilissimo viaggio in quel paese non sarà certo la gastronomia l’aspetto che più ricorderemo. Si doveva trattare di una cucina quasi esclusivamente contadina , con molta presenza di cacciagione e di pesca. Animali e pesci che dovevano durare per mesi e che quindi erano attentamente affumicati. Le foreste sempre presenti fornivano grandi quantità di frutti di bosco che sono quindi entrati in molti secondi, anche come marmellate. I cereli possibili sono quelli più resistenti al freddo come la segale e quindi i pani sono neri, pesanti poco lievitati, molto serbevoli. Sono certo lontani dal nostro pane bianco, ma alcuni sono assai interessanti. Molte patate, ovviamente. Carne di bovino, con tutti quei pascoli, ma anche di renna, assai resistente. Maiale. F0rmaggi, ma, a quanto visto, di qualità modesta, tipo Gouda. Molto salmone, ma deve essere di origine norvegese e di allevamento. Le cose migliori restano le aringhe, preparate in molte salamoie e salse diverse e i frutti di bosco. Da provare la renna, sia per la curiosità, sia per dare una mano agli allevatori lapponi.

Mio nokia1586
Stracotto di renna su fondo di purè di patate e con frutti di bosco. Da Zetor ad Helsinki. Più finlandese di così, non si può.

In questo conmtesto piuttosto esile hanno avuto buon gioco ad imporsi le altre cucine più agguerrite e, quindi, le città sono piene di ristoranti italiani, internazionali, francesi, di tapas, tex-mex, cinesi, tibetani, ma anche di una marea di orribili fast food di pizza, kebab, fish and chips se non addirittura di Subway e Mc Donald. Un pò meglio sono i pub che oltre ai soliti piatti di carnaccia all’americana con la salsa barbecue offrono qualcosa di locale. Almeno non costano molto.

Perchè, invece, i veri ristoranti finlandesi, oltre che scarsi, sono assai cari ed è facile lasciarci un cinquantino a capoccia, con la birra e non con il vino. Ad Helsinki il Viaggiatore Critico vi consigòia molto caldamente due ristorante: uno, da turisti ma curiosissimo ed anche divertente, dove mangiare cose rustiche, della vechhia campagna. Si tratta di Zetor.  L’altro è  un delizioso ristorantino dall’aspetto vecchiotto, ma finlandesissimo e con dei camerieri gradevolissimi: il Kuu, dalla cucina più ricercata, pur nel rispetto della base locale.

Mio nokia1584
Ad una sagra a Turku. Polpette tipo quelle dell’Ikea con carote e patate a quadratini. Da notare che il piatto ed il cucchiaio sono in foglia leggerissima di legno.

Inutile bere vino, si va sulla birra, un pò pesantuccia o su dei sidri assai piacevoli, anche se non per pasteggiare.