Bad Gastein e Bad Hofgastein: nudismi.

https://i1.wp.com/f4.fsc.szene1.at/fijn/619139/fijn_619139.jpgLa vecchia Austria, un pò polverosa e demodé, così vicina e così poco considerata, nonostante le molte bellezze ed i bassi prezzi, ha questi due gioiellini:Bad Gastein e Bad Hofgastein. Il primo è una destinazione antica, dove soggiornavano imperatori, re, nobili e banchieri. Ora il paese è decisamente decaduto e francamente bruttino. Il secondo, più in basso e meno stretto in ripidi valli, è invece ridentemente pieno di alberghi.

Ma a che si deve tanta fama?

Alle terme, in funzione da sempre ma ora riviste con criteri moderni. Due paesi due terme, abbastanza simili. Molto grandi, fatte per passarci l’intera giornata con 30 – 40 euro. Non pochi, ma meritati. Molto diverse dalle terme ungheresi.

Due parti nettamente distinte. Una per le famiglie con piscine per nuotare, scivoli e giochi d’acqua. Niente a che vedere con i famigerati Aqualand, ma pur sempre un ambiente dove far sfogare la prole.

Poi c’e’ la seconda parte, solo per gli adulti. Perchè vi si sta inderogabilmente ignudi di tutto. E lì vi sono numerose cose: saune a temperature diverse, saune con i colori, saune con i profumi, sale oscure di meditazione, sale luminose di relax silenzioso, bagni turchi di vario tipo, piscinetta jacuzzi all’aperto con vista sulle montagne, docce fra le rocce, sauna con spettac0lo mistico-sciamanico, distributori di acqua potenziata da cristalli alpini, lettini per il sole, bar e ristorante.  Prima di averle provate tutte, si è fatto sera.

Molto di tutto ciò all’aperto, estate ed inverno. Molto suggestivo stare nudi in mezzo alla neve, tanto c’e’ la sauna, basta sbrigarsi a rientrare.

La parte un pò ridicola, ma molto istruttiva è la nudità forzosa, stemperata solo dall’utilizzo dell’accappatoio (fornito dalle terme) negli spostamenti fra una piscina e una sauna.

E si possono notare un sacco di cose interessanti: le persone, più son vecchi (e ve ne sono di numerosi) e più sono sfacciati e non si vergognano ormai di niente. Oppure che anche da nudi si riconoscono le classi sociali! Dalle pettinature raffinate delle signore, dal modo di muoversi. E i ricchi nudi sembrano più indifesi dei poveri nudi. Poi ci sono gli esibizionisti che non ce la fanno a trattenrsi e riescono a dimostrare di esserlo anche in un luogo in cui pur sembrerebbero fuori gioco: li tradiscono certe posizioni innaturali, fanno passerella. I belloni e le bellone, invece, sono irruenti, sicuri di se stessi, forse con un velo di preoccupazione di non farcela. Gli habituès, riconoscibili d’estate dalla perfetta abbronzatura integrale, sono un pò snob ed hanno un’aria leggermente infastidita dalla presenza dei nudisti dilettanti un pò impacciati.  La poppona sfoggia, il vecchietto sbircia. Le coppiette si scervellano per trovare il sistema di trafficare.

Ci troviamo in ambiente teutonico e quindi valgono le loro leggi sociali spesso ottuse: il nudsmo è obbligato e se il costume viene conservato oltre l’ingresso dell’area riservata c’e’ l’immancabile bagnante zelante che viene a dirti di toglierlo. Si assiste all’assurdo. Se il nudismo è libertà dagli abiti e dalle costrizioni della società, in queste terme è anche obbligatorio. Si obbliga quindi alla libertà. Si costringono le persone a non avere costrizioni. Tutto ciò non solo è contraddittorio, ma anche completamente ridicolo. Il nudismo dovrebbe essere una opzione a disposizione di chi la vuole, come in qualunque piscina o spiaggia, per non dire via o piazza pubblica. Ma è certamente inutile pensare di spiegare questo delicato concetto alla mente tetragona di un tedesco o similtedesco.

Queste terme valgon bene un viaggio: sono molto istruttive!

Spiagge brasiliane

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Barra de Gramame, Joao Pessoa.

Il turismo balneare per i brasiliani consiste in: arrivare con la macchina sulla spiaggia insieme ad una quindicina minimo di altre persone fra parenti, amici e vicini; scendere di macchina ed occupare il primissimo tavolino con ombrellone possibile; ordinare un pranzo natalizio abbondantemente innaffiato da birra e caipirigne, mangiare ed andarsene.

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Nei pressi di Natal.

Quindi le spiagge brasiliane sono inverosimilmente zeppe di gente vicino al parcheggio ed assolutamente deserte 10 metri oltre l’ultimo tavolino.

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Praia da Pipa, Natal.

Il nostro standard di ombrellone con due sdraie e il telo a terra in Brasile non esiste. Qua usano ombrelloni abbastanza piccoli sotto ai quali si mettono tavoli e sedie di plastica coloratissima tipo Coca Cola. Nessuno si siede a terra, tutti con le gambe sotto il tavolino. I camerieri devono esser magri perchè lo spazio fra un tavolo e l’altro è millimetrico. Non esiste ristorante al mondo in cui i clienti siano così fitti. All’interno della massa sudata dei bagnanti è come stare su un autobus all’ora di punta; ma con un frastuono di voci e musica da stordire. Ogni “bagno” ha la sua musica, quindi queste si mescolano. In più qualche smaliziato cliente porta la sua.  Naturalmente su tutto aleggia il sempiterno puzzo di fritto.

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Tambaba, Joao Pessoa

Nessuno prende il sole, pochissimi passeggiano sul bagnasciuga, il bagno lo fanno solo i bambini e gli adolescenti. Qualcuno gioca a racchettoni, ma solo se hanno un fisico da modello. Le donne sculettano un pò di più a giro, a mostrar le rotondità.

Un pò meglio le grandi spiagge urbane, tipo Copacabana o Ipanema, dove il lunghissimo lungomare (con parcheggio) permette una maggior dispersione del bagnante locale.

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Praia do Coqueirinho, Joao Pessoa.

I brasiliani vanno moltissimo al mare e quindi rappresentano la stragrande maggioranza delle presenze. Le altre nazionalità si diluiscono. Un pò piu’ numerosi gli argentini che sfuggono al loro tristissimo Mar del Plata. Qualche isola di italiani a Jericoara o alla spiaggia di Pipa.

Quindi fuori dall’agglomerato gastronomico ci sono spiagge enormi e deserte, di sabbia chiara. A volte le palme, a volte la falesia. L’Atlantico, ovviamente, è un pò agitatello e l’acqua è sempre torbida. Quasi ovunque calda come un brodo. Maree enormi, bisogna fare bene i conti per non rimanere bloccati su una falesia. Alcune spiagge non sono sicure.

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I costumi femminili brasiliani sono minimissimi. Ma non vengono mai tolti, nemmeno slacciato il reggiseno per prendere il sole sul dorso. E’ curioso. Vi sono rarissime spiagge nudiste, come questa, a Joao Pessoa, ma chiuse e vigilatissime. Un’altra a Florianopolis.

Non so bene se sono spiagge belle oppure no. Bene per camminarvi in solitudine per chilometri, ma difficili da vivere: sole fortissimo, caldo, acqua che non raffresca, troppo mossa per starvi ammollo, troppo torbida per vedere dove si mettono i piedi. Difficile trovare un bar che non sia affollato o puzzolente di fritto, almeno in stagione.

Inoltre gli alberghi sono concentrati nelle città. Quindi o si sta nelle spiagge urbane o si fanno chilometri con i bussini turistici per farsi portare su più belle, ma lontane, spiagge. Quindi orari, attese, biglietti… O si affitta una macchina, ma bisogna poi trovare le entrate alle spiagge. Insomma, non ci si rilassa molto.

Ed inoltre, quando dietro la spiaggia vi è un paese, questo è spesso o terribilmente turistico o terribilmente malmesso: quello stato di incipiente sviluppo turistico fra strade polverose e cantieri a mezzo.

Le spiagge più belle le ho viste a Rio, a Florianopolis, a Joao Pessoa. Ma bisogna macinar chilometri per trovare il meglio.

 

Hotel Iberostar Ensenachos, Cuba. Un incubo!

La faraonica facciata posteriore del corpo centrale

Le coste dell’isola di Cuba sono costellate da molti isolotti, piccoli, bassi sul mare, riuniti in mini-arcipelaghi. Sono ricoperti dallo stupefacente bosco di mangrovie e circondati da lunghe spiagge di fine sabbia bianca ombreggiata da palme.

Tali isolotti sono naturalmente finiti nel tritacarne del turismo dei charters e sventrati dalle costruzioni e dall’uso sconsiderato. Uno di questi è Ensenachos che è completamente occupato da un hotel attualmente di Iberostar, dal medesimo nome, e in cui ho soggiornato per quattro lunghi giorni, perchè a volte mi voglio proprio male.

Ensenachos fa parte dell’archipelago di Santa Maria che è stato unito alla terraferma da un strada di decine di km che calpesta diversi isolotti e crea barriere alla circolazione delle acque della laguna racchiusa fra isolotti e terra.

L’intero isolotto ed il suo bosco sono stati asserviti alla costruzione di questo mutliforme albergo: una parte centrale, una lunga serie di edifici ottoganali con patio interno comprendente ognuno una ventina di camere ed una serie di corpi con piscine e servizi vari. Il tutto è grandissimo, ci si sfinisce a camminare dalla camera alla spiaggia, al ristorante, al bar, alla piscina, km e km alla fine della giornata. Si prende allora uno dei numerosi mezzi elettrici, condotto da appositi autisti, che sfrecciano in su e in giù sugli stessi percorsi usati dai turisti – pedoni con rischi di collisione.

E’ tutto numeroso all’Iberostar Ensenacho: centinaia le camere, quattro le piscine, una decina i ristoranti e punti di ristoro, alcuni aperti 24 / 24,  altrettanti i bar. Purtroppo è tutto terribilmente monotono.

I clienti godono della formula all- inclusive: puoi mangiare e bere tutto quello che vuoi, dove vuoi, o quasi. La sera spettacolino musicale e discoteca.

L’aspetto generale è pretenzioso e massiccio, per niente accogliente. Stona soprattutto la maestuosità delle strutture inserite violentemente nella natura tropicale che resiste all’oltraggio degradando rapidamente le strutture stesse, assalite dalle temibili muffe caraibiche che ne erodono vernici e cementi.  Si vive in un mondo fittizio dove Cuba è assente e  la dolce natura tropicale è schiacciata da questa dura presenza estranea ed estraneante.

Non tutti i turisti sono uguali ed al vostro arrivo vi mettono al polso un braccialetto di questo o quel colore, a seconda di quanto hai pagato. In base a ciò avrai il diritto di accedere a questa o quella piscina / ristorante. I ristoranti, falsamente tematici, vanno prenotati e puoi andarci solo una volta ogni due o tre giorni. A pranzo puoi mangiare qualcosa sulla spiaggia o andare dove si consumano la prima colazione e la cena, se non puoi andare al ristorante: l’infernale mega self – service. E’ situato nel corpo centrale dell’albergo; una grande stanza circondata da buffet e due o tre sconfinate sale dove consumare il cibo, se tale nome può adattarsi a quel che viene ammannito.

L’hotel è frequentatissimo da canadesi e il Canada è certamente il luogo dove ho peggio mangiato in vita mia. Forse, quindi, per far sentire i canadesi a casa loro il buffet è pieno di ogni grazia di Dio, ma tutto di una qualità orripilante. Nei qualche giorno che vi ho passato ho mangiato di tutto, proprio di tutto, ma non ho trovato uno solo di quei cibi da definire commestibile. E’ un risultato eccezionale, difficilmente raggiungibile.  Anche le bevande, nei diversi bar, sono scarsine e nonostante che tu possa chiedere e gratuitamente tutto quel che vuoi, finisci per non chiedere più niente, scoraggiato dall’insipidità di ciò che ti si offre.

Le camere sono inutilmente vaste come piazze d’armi, l’esatto contrario di un nido d’amore.  Si è voluto spacciare la quantità di metri quadri per qaulità dell’accoglienza.

Il personale è mediamente gentile, ma spesso sbrigativo ed annoiato. La direzione del personale deve essere un pò razzista perchè i dipendenti afro-cubani sono scarsissimi e tutti dediti esclusivamente alla ramazza.  Gli spettacoli serotini sono brevi e tirati via, non lasciano ricordi; la discoteca, quando c’ero io, del tutto deserta. I miei colleghi ospiti, in generale, li ho trovati brutti ed anche un pò antipatici.

Unico vantaggio dell’albergo: in una porzione della spiaggia, indubbiamente assai bella anche se strettina,  è praticabile il nudismo, fatto assai raro a Cuba.