Caraibi

Le isole dei Caraibi sono molte e molto varie: i viaggi possibili sono numerosi.

C’e’ Cuba e c’e’ Santo Domingo, con i suoi abitanti e con i molti italiani che ci sono andati a vivere.

Ci sono le Antille francesi con la Martinica e la Guadalupa, con i suoi problemi di razzismo e con le difficoltà per il turista. Ma anche con la meravigliosa isola di Marie Galante e con il borgo di Grand’Riviere alla Martinica. Anche l’isola di Saint Martin è parzialmente francese, ma la sua visita è decisamente sconsigliata.

Vi sono le isole indipendenti di Dominica e qulle di Antigua e della interessantissima Barbuda.

Vi sono incredibili spiagge, ma anche altri aspetti di grande interesse, mentre le crociere sono nettamente sconsigliate.

Dove andare a Santo Domingo?

La casa di Colombo a Santo Domingo.

La storia e l’architettura coloniale del centro di Santo Domingo, le spiagge (ancora) selvagge del sud, i grandi resort dove si entra e non c’e’ più bisogno di uscire, i centri del turismo sessuale, i luoghi di elezione degli italiani, quelli dei canadesi o dei francesi, anche un pò di montagna.  Per quanto piccola la Repubblica Dominicana offre una grande quantità di mete turistiche, per tutti i gusti.

La tranquilla Samanà.

La punta occidentale dell’isola è largamente occupata dai grandi resort, alberghi, villaggi turistici: Bavaro, Punta Cana, Dominicus di Bayahibe, La Romana. Ci sono addirittura due aeroporti internazionali, quello di Punta Cana è attivissimo, l’altro è alla Romana. Il complesso di Casa de Campo, vicino a La Romana credo sia uno dei più grande del mondo, certo della regione. Al di fuori degli alberghi non c’e’ molto, salvo la visita alle spiagge dell’isola di Saona che si raggiunge in barca dal villaggio di Bayahibe dove non è raro vedere 50 pulman al giorno che sbarcano turisti da ogni dove.  Vacanze quindi senza rischi, ma molto massificate. Molto.

Continuando verso la capitale, Santo Domingo, vi e’ la zona di Boca Chica che è dominio assoluto degli italiani, alcuni dei quali non possono prorio tornare al paesello natale. La lingua ufficiale è l’italiano così come il cibo, i bar.

Kitesurf a Cabarete.

Il centro coloniale di Santo Domingo è bello e fa impressione pensare che da qui cominciò la sanguinosissima occupazione europea del Sud America. La zona coloniale della città è sicura (il resto della città molto meno), tranquilla, cara, turistica ma non troppo fastidiosamente. I numerosi monumenti sono ben mantenuti e visitabili.

All’estremo nord-occidentale vi è la penisola di Samanà che trova a Las Terrenas e a Las Galeras i luoghi di maggior equilibrio turistico di tutta l’isola. Bellissime spiagge, buoni livelli di ricettività, ma una relativa tranquillità. Piccoli alberghi più che grandi resort. Forte presenza francese, molti italiani del nord.

Alcune zone della costa nord come Sosua sono le tipiche mete del turismo sessuale, spesso della terza età. Altre zone come Cabarete sono più potabili, con piccola ricettività. Alta la presenza di canadesi e americani.

La spiaggia de los Patos, verso Pedernales: acqua dolce e mare.

Mi dicono che al centro dell’isola vi sono anche delle zone montane di clima fresco e di vigorosi ortaggi: Constanza. Mi dispiace di non esserci andato.

Ci sono infine due zone molto gradevoli, con delle coste ancora relativamente poco frequentate, belle spiagge ed un’atmosfera ancora non troppo contaminata dal turismo invadente. Sono entrambe verso la frontiera con Haiti: a nord Montecristi, caratteristico villaggione dalle belle case di legno con la selvaggissima spiaggia del Morro; al sud la tranquilla ed accogliente Pedernales con la fantastica spiaggia della Bahia de las Aguilas, ed ancor prima con la spiaggia de los Patos.

Buon viaggio.

Bahia de las Aguilas.

Tre spiagge

Tre spiagge che emozionano e che commuovono. Tre luoghi che meritano un viaggio e la cui bellezza stordisce. le migliori tre spiagge del mio viaggio ai Caraibi.

  1. Bahia de las Aguilas, a una trentina di km da Pedernales, alla frontiera sud di Santo Domingo con Haiti. E’ all’interno di un parco nazionale, ci si arriva solo con un 4×4. Oppure con la barca (molto cara) o a piedi (3-4 km) dalla vicina Cueva de los Pescadores, altra spiaggia molto bella, dove si arriva in macchina. Qui si può dormire in due ristoranti che affittano tende con materassi gonfiabili. Abbastanza comodo, prezzi ragionevoli per mangiare e dormire. In alternativa si può arrivare da Pedernales con una moto taxi e fare l’ultimo pezzo a piedi. E’ certamente la più bella spiaggia che ho visto in vita mia. Poche persone ci arrivano. Nessuna struttura ricettiva.
  2. Anse Feuillard a Marie Galante, piccola isola dipendente dalla Guadalupa. Vi si arriva in macchina che si lascia ad una ventina di minuti a piedi dalla spiaggia. A pochissimi metri da riva vi sono delle roccie che ospitano pesci molto simpatici. Vi si può arrivare a piedi da Capesterre, ma ci vuole un paio d’ore. E’ abbastanza conosciuta e piccola, quindi vi si troveranno sempre alcune persone. Vi sono nudisti. Nessuna struttura ricettiva.
  3. La spiaggia di Two Foot Bay a Barbuda. E’ proprio alla fine della strada sterrata, ma abbastanza buona, pomposamente chiamata RTE 1 (è anche l’unica dell’isola). Alle spalle ha grotte dove si può anche dormire. Ci sono alberi sulla spiaggia. Quasi sempre deserta. Nessuna struttura ricettiva. La vista, arrivandoci, è sensazionale.  La più selvaggia delle tre.

Dietro la spiaggia, cosa? Andare ai Caraibi?

La canna da zucchero ai Caraibi, benedizione per i bianchi, maledizione per i neri.

Ma oltre alle spiagge di commovente bellezza sulle quali riposa la fama ed il fascino della parola Caraibi, cosa altro c’e’? Se non ci basta stare in un resort di lusso e passare il tempo a bere rum su una spiaggia bianca, con l’acqua cristallina, all’ombra delle palme arcuate, che altro possiamo trovare?

Ebbene la risposta è straordinariamente difficile e può essere: tutto e niente.

Dapprima bisogna considerare la grande variabilità fra le diverse isole, come geografia, clima, accoglienza, sviluppo, gente, lingua.   Vi è quindi una prima fonte di sorpresa quando si passa da un’isola all’altra e si trovano delle differenze abissali. Già questo potrebbe essere un motivo d’interesse.

Le tipiche case di legno diffuse un pò in tutte le isole.

Purtroppo è abbastanza difficile e caro spostarsi fra le isole. In alcuni gruppi, le isole sono collegate fra di loro da traghetti (Montserrat-AntiguaBarbuda o le Granadine o GuadalupaDominicaMartinica-Santa Lucia o St. Martin-Anguilla-St Barthelemy), ma, in generale bisogna spostarsi in aereo con l’obbligo di passare da certi hub come St. Martin o la Guadalupa. I voli non sono molti e spesso non in connessione. Sono anche cari e con aerei piccoli, di compagnie locali dagli orari a volte molto elastici. In certi casi bisogna telefonare la sera prima per sapere se l’indomani si vola. Tutto ciò fa si che percorrere la catena delle isole diventa complicato, lungo e molto caro. Paradossalmente molte isole sono più facilmente collegate alle loro madre patrie (attuali o antiche) che fra di loro.

Preparazione di una carbonaia a Barbuda.

E qua si arriva ad un altro tema di interesse del viaggiare fra le isole caraibiche. La loro storia è abbastanza simile: in tutte le isole gli indigeni furono rapidamente sterminati, vi vennero portati grandi quantità di africani che, comandati da pochi bianchi, coltivarono la canna da zucchero fino all’abolizione della schiavitù. Ci si potrebbe quindi attendere situazioni sociali abbastanza omogenee. Invece si tratta di popoli molto diversi fra di loro: l’influenza dei colonizatori è stata così grande da aver profondamente modellato quelle società. Quindi fra i benestanti e frequentemente razzisti abitanti della Guadalupa di stile, lingua e passaporto francese e i discretamente poveri abitanti di Dominica di stampo, lingua e guida (a sinistra) inglese, di influenza giamaicana e di nazionalità propria, la differenza è enorme anche se i chilometri che dividono le due isole sono solo 42. Per non parlare poi degli abitanti della Repubblica Dominicana (Santo Domingo), di lingua spagnola, di discreta situazione economica e di facile accoglienza; ben diversi dai loro vicini di Haiti, sulla stessa isola, ma di stretta origine africana, di insopportabile povertà e dalla magia nera facile e temutissima.

I resti di un mulino a vento per spremere la canna da zucchero.

Eppure, nonostante tali differenze permane sul fondo, indelebile e dolorosa l’immanenza di un passato fatto di ingiustizia assoluta e di dolori plurisecolari. Una macchia indelebile di sofferenza  che la schiavitù ha lasciato sulla popolazione nera. E tale sofferenza, anche se ormai ricoperta da molti strati di tempo colpisce e non ti lascia a tuo agio. Molte di queste isole sono schegge di Africa finite dove non dovrebbero essere. La musica della Guadalupa rende bene l’idea di quel che voglio dire.

Vi è poi la sensazione di insularità, sempre molto forte. Quel misto di intimità che danno i luoghi piccoli e di claustrofobia perchè son troppo piccoli. Quel piacere di esserci e quella voglia di andarsene in un altro luogo dove non ci sia perennemente il mare a fermare i tuoi passi. E la doppia insularità in quelle isole che dipendono da un’altra isola (Les Saintes e Marie Galante da Guadalupa, Barbuda da Antigua).

Certo manca ai Caraibi, con l’eccezione di Santo Domingo e di Portorico (e, naturalmente Cuba), ogni traccia di momumento di certo spessore o di edificio antico che non siano le solite fortezze. La storia vi è passata senza lasciar tracce materiali. E non si riesce a percepire un’attività culturale che possa richiamare l’attenzione. Unica eccezione pare essere il Carnevale molto sentito e diffuso; appunto, la più rudimentale delle manifestazioni culturali.

I costumi tipici della Martinica sono di stoffa Madras, proveniente dall’India. Nemmeno questo era fatto localmente.

Pare quasi di poter dire che la cultura caraibica è disegnata sia dall’assenza di caratteristiche stabili quanto dal fluire di mille influenze ondivaghe che piace andare a seguire a naso, a mente libera. Ci si trova, insomma, in una parte di mondo sconquassata da una terribile storia e frammentata in mille isole disomogenee in cui l’interesse, più culturale/antropologico che turistico, sta nell’osservare come questa umanità sta cercando di organizzarsi in società più stabili. Ogni isola a suo modo e con diversi risultati.

Oltre le spiagge quindi non vi sarà niente per il turista affrettato e facilone; ma vi sarà un mondo variegato, sfuggevole, sottile e affascinante per chi vorrà addentrarvisi con il tempo, il rispetto e soprattuto la curiosità necessarie.

 

I molti Caraibi possibili

La villa di una fattoria schiavistica a Marie Galante.

Vi sono i Caraibi delle crociere durante le quali il turista sfiora appena la terra, limitandosi ad una passeggiata nel quartiere del porto di St. Martin, Dominica o Antigua o, al massimo ad un giro guidato a qualche spiaggia o foresta come alla Guadalupa o a Samanà di Santo Domingo. Se ne andrà senza aver visto o capito molto.

Ci sono i Caraibi dei grandi villaggi turistici ormai chiamati resort. Vi si va spesso con viaggi all inclusive durante i quali il turista è trasportato in una struttura e lì mantenuto fino ad essere rispedito a casa. Se vuole può uscire per qualche escursione, in gruppo e caramente pagata. I resort sono su belle spiagge, ma il loro livello medio penso che sia abbastanza inferiore a quanto il turista si aspetta. Alcuni sono enormi come Casa de Campo a Santo Domingo; altri si vogliono di lusso e sono terribilmente cari come a Saint Barthelemy con prezzi superiori ai 2.000 € a notte.  Ma anche quelli più modesti hanno dei prezzi assai elevati, con rapporto qualità/prezzo insoddisfacente.

La spiaggia Les Galets a Marie Galante.

Ci sono i Caraibi delle spiagge bianche e dell’acqua cristallina e questa è la cartolina più conosciuta. Ma ci sono anche le spiagge nere di sabbia vulcanica e quelle con le striature rosa date dai frammenti delle conchiglie (Barbuda, Pink Beach).

Ci sono i Caraibi delle isole piatte ed aride e quelli delle isole montuose e verdissime con foreste primarie intatte. E nella stessa isola, anche se piccola, a volte si trova il lato esposto verso l’Atlantico lussureggiante e quello verso il mar dei Caraibi che è arido.

Ci sono i Caraibi delle isole francesi, dove ci si crederebbe di essere in Europa. Autostrade, ingorghi, centri commerciali, efficienza (relativa) dei servizi, conflitti razziali come in una qualsiasi periferia parigina. Niente di tropicale, salvo il clima.

Grattacieli a Fort de France (Martinique)

Ci sono i Caraibi delle grandi isole di lingua spagnola: Cuba e Santo Domingo. Il vero mondo tropicale, la musica, la gente per strada, le donne disponibilissime, il rum, rapporti facili con le persone. Le solite stupende spiagge, ma anche storia, monumenti e una forte cultura ben radicata. E questo manca nelle altre isole più piccole.

Ci sono i Caraibi delle piccole isole semidimenticate come Marie Galante, Barbuda, le Granadine. Le più originali, nelle loro differenze, scomode da raggiungere e da vivere, con pochi servizi e poca ricettività, ma certamente quelle che danno le emozioni più forti.

Ci sono i Caraibi delle isole delle ville e degli appartamenti: Anguilla, St. Barthelemy, St. Martin, Antigua dove benestanti  e ricchissimi (St. Barthelemy) hanno casa, più per avercela che per andarci. Spiagge meravigliose su isole lottizzate e divise in infiniti quadratini dotati di villetta, villa, villona, giardini e personale di Santo Domingo.

Resort Palmetto abbandonato a Barbuda.

Ci sono i Caraibi degli arcipelaghi – Stato: le Granadine, Dominica, St. Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda. Strani artefatti della storia coloniale di quella parte di mondo. Ministati insulari che destano curiosità e simpatia, molto diversi gli uni dagli altri, spesso poveri, ma più vitali, ad esempio, delle isole francesi.

Ci sono i Caraibi a fortissima predominanza statunitense come le Bahamas, le Isole Vergini americane, Portorico, Turks e Caicos. E pare che, nonostante ciò, abbiano ancora degli angoli pochissimo frequentati.

Ci sono i Caraibi periferici: quelle isole più lontane dal grande arco che tutti abbiamo in mente: Giamaica, Trinidad e Tobago, Curaçao, Bonaire e Aruba, le isoline della Colombia e dell’Honduras. Alcune di queste sono iper turistiche, altre sembra che conservino aspetti molto interessanti.

Insomma, i Caraibi non sono affatto una unità, ma una infinita gama di possibilità; un mondo a volte affascinante, a volte ributtante. Un ventaglio in cui perdersi.

 

Attrazione fatale fra dominicani ed italiani.

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La prima strada della prima città della prima colonia spagnola in Sud America. A Santo Domingo. Qua incominciò il casino.

Ci devono essere motivi profondi che spiegano l’attrazione per l’attrazione che quest’isola di Santo Domingo esercita sugli italiani, oltre a quanto detto nel post sugli italiani a Santo Domingo . Non bastano le donne belle e facili,  la mancanza di un trattato di estradizione,  il clima buono, l’aria dei Caraibi.

Vi e’ certamente altro.  A Santo Domingo vi e’ una quasi totale mancanza di regole.  Ognuno fa quel che vuole.  Le leggi sembrano essere poche,  semplici,  facilmente aggirabili e la corruzione risolve il resto dei problemi.

I dominicani sono di carattere facile e ampliamente flessibile e non soffrono della terribile malattia,  cosi diffusa in America Latina,  del nazionalismo. Non hanno nessun complesso di inferiorità nei confronti degli stranieri, come invece succede spesso nel continente. Quindi lo straniero non è fonte nè di ammirazione, nè di disprezzo. Non gli viene dato molto peso; conano i suoi soldi, non lui stesso.

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Si guarda il cricket alla televisione, nella bottega bar del paese, il sabato sera. Come in Italia il calcio negli anni ’60.

Lo straniero a santo Domingo  si sente doppiamente libero.  Fa quel che vuole e non si sente preso di mira in quanto straniero.

Gli italiani poi,  così insofferenti delle regole ed amanti dei sotterfugi fantasiosi per ingannare lo Stato trovano qua un paradiso.  Respirano a pieni polmoni e trafficano felici. Non tutti gli italiani,  ovviamemte,  ma quella vasta fetta di arruffoni, arraffoni, faccendieri,  filibustieri,  evasori,  individualisti,  paraculi,  sbruffoni.  Aprono e chiudono attività, assumono e licenziano con lo schioccar delle dita,  evadono l’evasibile,  corrompono e mentono.  Il mondo e’ loro,  fategli largo.

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Vecchietto dominicano. Normalmente sono incazzosi e dalla lingua lunga.

Un esempio perfetto della mancanza di regole è quello del regime dei visti. Non ce n’e’ bisogno per entrare e per starci 30 giorni.  Se ci stai di piu (anche anni ed anni) basta pagare una modesta cifra all’uscita.  In questo modo non sarai  mai un clandestino. E, da poco,  puoi ottenere il visto,  pagando quella cifra, anche se hai il passaporto scaduto,  cosa che avviene a molti latitanti.  Più comodo di cosi….

Ma vi e’ ancora dell’altro.  I Dominicani,  almeno quelli che entrano in contatto con  i turisti,  sono assai proclivi alla bugia ed alla truffetta.  Nei negozi i prezzi sono stabiliti secondo il tipo del cliente. Se straniero paga moooolto di più.  Perfino nei supermercati i prezzi affissi sono per i turisti.  Gli acquirenti locali hanno un bello sconto.  In generale vi raccontano sempre un sacco di balle,  quasi piu’ per il piacere di raccontarle che per l’eventuale vantaggio che ne possono trarre. Vi fermano per la strada e si improvvisano ciceroni in luoghi sprovvisti di ogni interesse. Non vi vendono la Fontana di Trevi perchè non sta lì.

Son capaci di chiedere prezzi spropositati per i trasporti o le escursioni.  Negli alberghi vi dicono un prezzo eppoi lo alzano al momento di pagare,  oppure vi fatturano un paio di notti in piu’.  Chiedete un pesce lesso e ve lo portano fritto, cercando di convincervi che e’ lesso. Al conto del ristorante viene spesse aggiunto il 10% di servizio e il 18% di tasse. Tutto insieme fa il 30% in più di quanto scritto sul menu. Come se quelle tasse le pagassero!!

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Architetture caraibiche. Un pò frufru, ma rallegrano l’animo.

Inoltre hanno la lingua lunga,  scherzano molto, si prendono in giro fra di loro, rispondono in rima alle battute.

Sono, insomma, bugiardi,  furbastri, salaci, sfrontati. Non vi sembra il ritratto anche degli italiani? Due popoli cosi’ simili finiscono sicuramente per affratellarsi e convivere facilmente!!

Ed in effetti va a finire che a parte le frequenti incazzature dovute alle truffette più che quotidiane, a Santo Domingo si finisce per starci bene e a proprio agio, circondati da un’atmosfera molto rilassata e quasi familiare. Ci si diverte con i dominicani, si ascoltano le mille storie degli italiani. E le giornate scorrono fluide nel torpore tiepido dei Tropici.