Brasile, foto.

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Brasilia
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Praia do Coqueirinho, Joao Pessoa

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Brasilia
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Brasilia, la Cattedrale

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Belem
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Da Belem verso l’Amazzonia
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Infinite le sette e fantasiosi i nomi.
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Alcantara
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Alcantara
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Alcantara
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Sao Luis, il porto a marea bassa.
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Palma de Tocantins, architettura di Niemeyer.
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Sao Paulo, il Beco de Batman, stradina affrscata.

Bus, bus, bus, bus….

IMG_20151217_143907E dopo 3.500 km da Sao Paulo e circa 50 ore di bus divise in 4 tappe in 10 giorni (qui la cartina) sono finalmente arrivato dove volevo: a Sao Luis de Maranhao. Ora devo solo capire che ci son venuto a fare.

Comunque comodissimo viaggiare in bus in Basile. Bus bellissimi, nuovissimi e molto comodi. Ci sono tre tipi: convencional, executivo, leito con spazio crescente per le gambe. Sulle grandi distanze sono quasi tutti almeno executivo.  Spazi veramente grandi per distendersi. Il costo è sui 5 euro ogni 100 km, con grandissima approssimazione. Difficile comprare i  biglietti sul web. I siti sono molti ma poco completi ed affidabili. Salvo che sulle grandissime linee è meglio andare alla Stazione Rodoviaria, vedere le biglietterie delle compagnie e scegliere il viaggio.

IMG_20151218_191313I viaggi sono molto spesso notturni. Il bus si ferma pochissimo, giusto per le rare fermate e per la colazione, pranzo e cena. C’e’ un bagno a bordo.

Sono comunque impressionato dalla professionalità, cortesia, efficienza del personale e per la pulizia dei mezzi. E per la pulizia e comodità delle stazioni rodoviarie.  Tutt’altra faccenda rispetto all’Argentina dove i passeggeri finiscono in mano a degli aguzzini sadici.

 

Piacevolezze a Sao Paulo.

San Paolo, per quanto sia città di nessun interesse turistico (ma sì antropologico!!) riserva alcune grate sorprese a chi vi si trovi, per alcun suo motivo.

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Rotoli di tabacco da masticare.
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Il panino di mortadella, vanto del Mercado Municipal di San Paolo.

La prima direi è il Mercado Municipal. E’ in centro, in mezzo ad un quartiere commercialissimo e confuso, da attraversare con passo rapido e fare deciso. Ma l’interno sembra sicuro. E’ il solito mercato un pò ibrido in cui si trovano banchi per i consumi popolari, altri per quelli di livello più ricercati ed una certa quantità di stands dove mangiare e bere svariate cose. Vi si trova mescolata, quindi una umanità varia, assai contenta, in generale, di trovarcisi. Io ho apprezzato: delle eccellenti cozze freschissime aperte e trangugiate sul posto; un ottimo succo di mango che accompagnava una macedonia in un tripudio di salutismo tropicaleggiante, un bel panino misto di prosciutto e salame che non avrebbe sfigurato in Toscana. La tradizione del luogo è il panino di mortadella, imbottito all’inverosimile. Frutta a volontà, pesci con l’occhio un pò triste, leccornie nazionali ed importate, meravigliosi banchi di frattaglie.  Ne son partito triste di non avere una casa dove portare e cucinare tanta grazia di Dio. Prezzi non contenutissimi.

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Cachaza e cachaza

Secondo posto che mi è piaciuto è il quartiere di Santa Madalena. Nell’orgasmo grattacielistico di questa città, ha conservato casette basse ed umane. E’ il quartiere dell’ecologismo, del politicamente corretto, del design, dell’intellettualità progressista non priva di mezzi. Area radical-chic in salsa sudamericana e quindi ancor più ovvia e melensa della nostra; ma non per questo non interessante e piacevole da frequentare. Almeno siamo un po’ più al riparo degli inconvenienti qui descritti. Mi son soffermato in un negozio – mescita di birre artigianali nazionali ed importate; notevole in questi paraggi. Fornita in più di una imponente collezione di cachazas, l’acquavite di canna da zucchero. Un centinaio di bottiglie diverse da studiare attentamente. In un negozietto di formaggi del tutto decenti e in un bel mercatino con una gran varietà di banane diverse. IMG_20151205_145716Visitato anche o beco di Batman, stradina interamente ricoperta di bei graffiti e un certo numero di gallerie d’arte e negozi di design, in cui, però, non ho trovato niente di veramente affascinante.

Sao Paulo, arrivo e primi problemi

Arrivo a San Paolo e sbatto immediatamente contro quello che ritengo essere il problema umano centrale di questo disgraziatissimo continente.

Il Sud America è fondato sulla sopraffazione violenta ed impietosa di pochi su molti: da sempre e fino ad oggi. Gli Incas tiranneggiavano i vicini annessi, gli spagnoli/portoghesi gli indigeni, i terratenenti i contadini, i militari i cittadini, i finanzieri i lavoratori. E con un livello di violenza costante e permanente che non ha pari nella storia del mondo. L’autoritarismo allo stato puro.

Ciò non ha solo causato un dolore per molti;  ha anche provocato una forma mentis deleteria. Il sopraffatto  attende ordini e li esegue supino, timoroso della punizione dell’aguzzino. Non ci mette niente di suo, non ha iniziativa o desiderio di migliorare, non ha e non si azzarda a prendere responsabilità. Diventa una macchina. Ma frustrata e quindi, se si trova ad avere una briciola di potere, la esercita in modo altrettanto feroce di quanto l’ha subito a sua volta. Irresponsabili e feroci, una miscela mortale.

Questi son  meccanismi ormai diventati inconsci, culturali, pervasivi ed invisibili ai suoi portatori. Secoli non basteranno ad eliminarli.

Io mi ci son scontrato nella reception di un buon albergo nel centro finanziario di Sao Paulo, la città più moderna del continente. Vi sono arrivato, prenotato, alle 10 di mattina, stremato da un viaggio di 30 ore. Ero ben consapevole del fatto che il check in era alle 14 e che l’albergo era tutto pieno, la notte precedente. Ma, in casi simili ho sempre trovato receptions comprensive che mi hanno trovato una camera appena possibile; la prima ad essere stata pulita.

Ed invece no. Son caduto su un Ricardo che non ha mosso un dito dicendo che aveva l’ordine di non dare le camere, pur libere e pulite prima delle 14. Alle 13 e 30 l’ho mandato dove immaginate e son partito alla ricerca di un’altro albergo, con la valigia in mano, come si faceva un tempo.

(L’albergo era H3 Hotel Paulista, non andateci)