Arcadia di terza scelta.

Ho il biglietto in tasca e sto per partire per Lisbona. Ho accorciato il viaggio, rispetto al tempo che avevo, di una decina di giorni e ciò non è un buon segnale. E son contento di andarmene e questo è un segnale ancora peggiore.

Dopo più di un mese che sono qua posso fare un bilancio, di risultato un pò modesto. Paesaggi belli, ne ho parlato molto, ma senza entusiasmi. Tutto molto bucolico, ma, alla fine, ripetitivo. Il mare è poco presente.

E’ la gente il punto dolente. Gentili, di quella gentilezza ruvida delle montagne, ma chiusi, veri isolani. Poco ciarlieri e dotati di dialetti oscuri. Poche, pochissime le persone con cui ho avuto una discussione interessante. Eppoi, tutti brutti come la fame. Di quella bruttezza triste che si avvince su se stessa in tremenda escalation. Tempo spesso infame. Mai freddo, ma vento, nebbia, pioggia quotidiani.

Insomma, una specie di Arcadia di terza scelta, con le pastorelle brutte, i fauni zoppi e zuppi di pioggia.

E per di più, ho sempre mangiato male e monotonissimo e non ho quasi mai trovato dei posti gradevoli dove sedermi a bere una o più birre. Barrucci, tutti, brutti e squallidi. Nessuna capacità di viver bene, da parte degli azzorriani. E non son per niente riuscito a far quel che volevo. Trovare un bell’appartementino vicino ad un porto simpatico e fare la vita di paese per un paio di mesi in un luogo moderatamente caldo e prossimo ad una spiaggia (di sabbia, non di ciottoli da un quintale l’uno).

In quest’ultima isola di Faial le cose sono andate ancora peggio. Poco paesaggio, ma ha il miglior porto delle Azzorre, ci sono passati e ci passano in molti, navigatori di tutti i tempi e personale dei cavi sottomarini. E la gente, come sempre nei luoghi di turismo, è financo sgradevole e maleducata. Un po’ meno brutti, forse, per l’apporto di sangue fiammingo del 1500.

Ho speso poco. Starò intorno agli 80 euro al giorno compresi tutti i numerosi aerei, carucci. Ho dormito fra i 20 e i 40 euro, in albergo e in B&B, sempre con bagno in camera, tutti impeccabili per pulizia e arredamento. Unica eccezione, guarda caso, l’italiano di Faja grande. Per mangiare alla locale meno di 10 euro; in buoni ristoranti meno di 20. Ma siamo in bassa stagione, d’estate la faccenda deve esser ben diversa.

In conclusione, mi son tolto lo sfizio delle Azzorre ed ho fatto bene; ma se vi dovessi consigliare di venirci anche voi, non lo farei. Buon viaggio.

 

Lajes di Flores, il comune più occidentale d'Europa
Lajes di Flores, il comune più occidentale d’Europa
 
I laghetti nella caldera di Corvo, fra la nebbiolina.
I laghetti nella caldera di Corvo, fra la nebbiolina.
Gigantesca Dracaena di Faial
Gigantesca Dracaena di Faial

Datemi un consiglio!!! e le migliori foto di Flores.

A me questa isola di Flores comincia a venirmi sulle palle. Ma ho ancora del tempo. Come disse Lenin dopo la fallita rivoluzione dei decembristi: Sto dielat? Che fare?, io dico : Che faccio? Tornare a Firenze? Cambiare isola (ne ho viste finora 3 su 9)? Andare alle Canarie o a Madeira? Andare a Barcellona? Rintanarmi qui per 15 giorni a baloccarmi sul web?

Mandatemi il vostro parere entro domani, giovedi a mezzanotte. Deciderò in base alla maggioranza dei pareri.

Due giorni dopo:

Non molti i voti per il referendum sul destino del mio viaggio, ed anche un po’ sadici.  Ilaria vuole che visiti tutte le isole, se fossero mille mi ci vorrebbe tutta la vita; Mara vuole che vada in un’altra landa desolata, come se a me fosse alieno il diritto di godere dell’umano consorzio e solo mi fosse destinato il vagare, come un’anima del limbo, in deserti grigi. Sergio mi incita al suicidio, il che, a esser pignoli, sarebbe un reato da penale; Mario addirittura mi vuol far lavorare, per di più manualmente, e proprio in un arcipelago dove, a detta di locali e forestieri, la pigrizia e lo scansamento di fatiche è regola generale ed attentamente applicata.

Comunque, io rispetto il patto e seguo, nei miei limiti, il parere di tutti, non prevalendo una posizione maggioritaria. Per il momento ho cambiato isola e sono a Faial, nel Gruppo Centrale. Dalla finestra di camera vedo anche l’isola di Pico, con monte altissimo. Almeno così dicono le guide, perché una nube permanente mi impedisce di vedere cosa c’e’ più in su dei 200 mslm. E scorgo anche S. George, così fanno 6 le isole viste. Mi par che basti. Anche perché oggi il vento vien da nord e fa assai freddino. Isole sub-tropicali dei miei stivali.

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Ponta da Faja. Il nucleo abitato (si fa per dire) più occidentale d’Europa. Clandestinamente perché la montagna sta crollando e non ci si potrebbe dormire.
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Fajazinha, il centro.
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La pensilina della fermata del bus di Fajazinha.
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La foresta di laurisilva.
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Fine di Flores. Dove andare?
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Bagno publico nel porto di Santa Cruz. Scarico diretto.
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Cascate…
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… strabiombi di roccia….
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… e mare tumultuoso.

Cara, mare o monti quest’anno? Azzorre!!

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Son poi riuscito a partire da Corvo ed ora sono a Flores ed ho anche mangiato un pò di lattuga e frutta, allontanando lo scorbuto. Com’è quest’isola?

Prendete un pezzo di Trentino di 50 anni fa. Con tutti i suoi pascoli, le mucchine, i loro campanacci ed i tozzi montanari che vanno nei pascoli per mungerle a mano trasportando i bidoni di latta argentea. Le minuscole stradine serpeggiano fra muretti a secco collegando minuscole frazioni di poche decine di persone con la loro chiesetta, nè moderna, nè antica. MOlte case sono in avanzato stato di abbandono, due barrucci tristi. Vita parca, parchissima, anche se nessuno è povero. Boschetti qua e là, a momenti dolci declivi, a volte valli strette e scoscese a volte delle rocce strampiombanti. Tutto molto verde, vegetazione amichevole, folta, ma non aggressiva. Chiocce liberovaganti con torma di pulcini appresso.

Prendete questo pezzo di Trentino, dicevo, e mettetelo in mezzo all’Oceano vasto, sempre visibile, quasi mai raggiungibile a causa delle alte coste. Ed i venti, le creste bianche delle onde, il luccichio dell’acqua al tramonto.

Fatta questa operazione avrete Flores. Luogo strano, contraddittorio, non so decidermi se sia molto bello o proprio infame.

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Opportunità economiche

Nebbia fatale per le apine….

Ringrazio quelle persone che si sono preoccupate della mia malattia, ma ormai il problema sembra quasi superato. Oggi sono anche andato, come si diceva, di corpo, smaltendo, spero, gli ultimi resti del polpo d’annata causa del malessere. Dal momento che erano tre giorni che non ingollavo quasi niente di cibo, confesso che ci è voluto un certo sforzo per sviscerare la materia del contendere.  Fiero di questa prodezza dialettica, passo ad altro argomento.

Oggi, per festeggiare la ritrovata vita sono stato tutto il pomeriggio sul molo del porto dei pescatori di San Mateus, a prendere la nebbia, ma a torso nudo e voglioso di seguire alcuni nuotatori sguazzanti. Poi ho mangiato un congro (?) in guazzetto. Difficili e frammentarie le conversazioni con vecchi ed irsuti lupi di mare, in media, assai rincoglioniti.

Quando vado in giro, cerco sempre delle opportunità economiche, nella speranza di scorgere una vena d’oro che nessuno aveva mai notato prima (mai successo). Non per spirito imprenditoriale, ma per desiderio di dare spinte economiche e sociali alle locali popolazioni. Qualche idea a volte mi viene, ma poi non ne faccio di nulla, sia per pigrizia sia perché ritengo che mettere in pratica un’idea è il miglior sistema per rovinarla. Qua ho trovato due interessanti possibilità che offro volentieri a chi se ne volesse occupare.

La prima, deliziosa, è la reseda lutea o gualda degli ebrei. E’ un erbetta che pare assai diffusa allo stato naturale in quest’isola di Terceira.  Ha la caratteristica di avere in tutte le sue parti un pigmento giallo che, opportunamente estratto con l’urina, è un eccellente e potente e resistente colorante tessile. Era così chiamata perchè da questa pianta gli ebrei estraevano il colorante con cui tingere il cappello che erano tenuti a portare (in tempi revoluti) per far notare la loro fede. Si da il caso che un organismo di finalità (per me) incerte e di futuro certo incertissimo, connubio fra CNR e Regione, il Lamma, se ne sia occupato in tempi recenti in Toscana, per vedere se potesse essere utilizzato da quella moda biologica abbastanza in crescita prima della crisi.

La seconda idea mi par più marchingegnosa. Sulle parti alte di quest’isola si trovano distese 19di erica. Dall’erica le api ottengono un eccellente miele. Sono andato a trovare la locale cooperativa di agricoltori ed apicoltori Fructer, ad Angra do Heroismo,  ed ho indagato per quale motivo fanno solo miele millefiori e non quello d’erica. Ho portato alla luce due motivi: il primo è che la trentina di apicoltori tercerensi lo fanno come secondo lavoro. Il più attivo fra di loro è un poliziotto che ha circa trenta arnie, gli altri meno. Un apicoltore, per mangiare del proprio lavoro, ne deve avere almeno trecento. Quindi nessuno di loro ha voglia di sbattersi troppo. Raccolgono quel che trovano nell’arnia, lo mettono nei barattoli e festa finita. Il secondo motivo è più preoccupante. Como ho abondantemente notato anch’io, in altitudine, dove c’e’ l’erica, c’e’ anche un grande umidità. Che le api temono molto perchè impedisce loro di sbattere convenientemente le alucce. Bisognerebbe quindi mettere le arnie su un camion e portarle su quando fa bello e riportarle giù la sera.

Riflessioni convalescenziali

131Oggi sto meglio, ma continuo a camminare come un ubriaco, dondolando, un pò doddo. E visto che son tre giorni che non mangio, comincio anche ad esser deboluccio assai. Faccio quindi riflessioni lente, forse stranite.

Allora, quest’isola di Terceira è abbastanza grande ed ha una strada perimetrale di 90 km che ho percorso, a pezzi, più di una volta, con il bus. Corre a poca distanza dal mare. Questa è un’isola senza mare perchè la costa è ovunque altissima e il mare irraggiungibile. Ci saranno in tutto trecento metri di spiaggia di sabbia. Eppoi alcune, piccolissime, di ciottoloni. Il resto sono irte, frastagliate, nere rocce vulcaniche sbattute dalle onde oceaniche.

Tuttissima la gente (65.000) abita lungo la strada perimetrale che è diventata praticamente un solo paese lungo 90 km. Tutto l’interno sono pascoli verdi divisi in quadratini o boschi lussureggianti. I forti contributi dell’UE si rivolgono all’allevamento da latte e quindi di agricoltura c’e’ poco, non basta nemmen lontanamente agli abitanti. Del resto c’e’ sempre un gran ventaccio che è un nemico invincibile per i contadini, meno per i pastori.

Ho percorso non poco di interno a piedi, quasi sempre in mezzo alla nebbia; molto poetico ma non ho visto una sega nulla ed ero sempre bagnato. Ho perfino rinunciato ad andare a vedere il famoso bosco della “Mata de Serreta” perchè, dopo essermi perso tre volte per cattive indicazioni scritte ed orali, c’era un tal vento che ne ho avuto paura. A me il vento m’agita molto. In più c’era una tale nebbia che a momenti non mi vedevo i piedi. E dice che è quasi sempre così.

Mare irraggiungibile

Questa città di Angra è vivace ed attiva. Nessun segno della povertà che mi aspettavo e per la quale le Azzorre sono tristemente famose, terra di grande emigrazione. Per un appartamento ci vogliono non meno di 130.000 euro, che non è poco se si pensa che siamo a 1.573 km da Lisbona.

Ho infastidito a lungo un buon numero di Terceiriensi fino a capire il motivo di tanto insospettabile benessere. Alla fine sono riuscito a rimettere insieme questi fattori: un tremendo terremoto nel 1980 ha attirato grandi aiuti per la ricostruzione totale e molto ben fatta; forti aiuti europei e statali, meritati, vista l’Ultraperificità (termine ufficiale europeo) di queste contrade, soprattutto all’allevamento; una gran presenza di ex-emigrati in America e Canada che portano a casa dei bei soldini di pensione; un pò di turismo di vecchiotti nord-europei che magari si comprano anche una casetta; ritorno estivo degli emigrati sul continente che spendono qualcosa e comunque mantengono le loro case con relativo indotto; un pò di pesca.

Per vivere i prezzi sono eccellenti per un italiano: carne e pesce al bel mercatino son quasi regalati. Per un pranzo in stile locale è difficile spendere 10 euro. E c’e’ anche un minimo di vita culturale (minimo). Un bel centro culturale ricavato in una vecchia e benissimo rifatta arena dei tori dove ho visto una ciofega di film americano dal titolo Desert Flower (tema importante, l’infibulazione, ma svolgimento penoso).

E visto che quest’isola di Terceira ha soddisfatto ogni mia ragionevole curiosità, è ora che me ne vada, appena ruscirò a fare 100 metri senza barcollare ed a reggere una valigia. Direzione l’Ilha das Flores, un pò più in là.

Due giornatucce a Terceira

Il torello ed il giovane. (foto di José Luís Ávila Silveira/Pedro Noronha e Costa da Wikimedia Commons)

Ho passato due giorni a dormire, più morto che vivo. Non riuscivo a stare in piedi, in equilibrio, senza sorreggermi alla parete. Cominciavo già a pensare ad un ictus al cervelletto che avesse fatto andare a pallino il senso dell’equilibrio. Poi ho telefonato al medico e il malanno è stato derubricato alla più semplice intossicazione alimentare. Probabilmente dovuta ad un intingolo di polpo, apparentemente buono, ma che lasciava notare, ad osservazione approfondita, una notevole antichità. Così imparo a mangiare nei ristoranti per turisti fuori dall’epoca dei turisti. Nelle bettole dei locali bisogna mangiare! Ma lì il mio amato polpo non ce l’hanno.

Peccato perchè ho perso stamattina, domenica, una camminata organizzata dal locale gruppo trekking “Os Montanheiros” con barbecue finale alla quale mi avevano molto amabilmente invitato.

Non avendo quindi fatto nulla in questi due giorni, se non russare, e dal momento che ora sto un pò meglio, vi ammanisco dei video (da Youtube) sulla passione che anima le estati di quest’isola Terceira, anche autonominata “Capitale atlantica del toreo”. La domenica vengono lasciati scorribandare nelle vie dei paesi dei torelli, trattenuti solo da una lunga corda mantenuta da sei o sette pastori. La corda viene lasciata lente ed allora il torello si lancia contro i giovani che gli si fanno sotto oppure viene tirata e l’animale torna vicino ai pastori per cominciare un nuovo galoppo. Le punte delle corna sono opportumente coperte in modo che non facciano troppi danni ai frequenti incornati. La popolazione virile gioisce nello sfidare il selvatico animale e prende spesso delle gran botte.  Non temano gli animalisti. A fine giornata i torelli tornano nei loro pascoli, un pò contusi anche loro, ma certamente soddisfatti di aver passato una domenica diversa.

watch?v=v2lJ-S71-rw&p=2BEAD456AC535589&index=37&feature=BF

http://www.youtube.com/watch?v=F3QlWGYZSQA&list=QL&feature=BF

http://www.youtube.com/watch?v=dogKXKEXP1U&feature=related

Solo foto. Isola Terceira.

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Siepe di gigli sul bordo di una strada di campagna, a Terceira.
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O di ortensie.
Fiori d'ottobre
Fiori d’ottobre

 

Le felci arboree
Le felci arboree

 

Le divisioni dei pascoli, nella perenne nebbia.
Le divisioni dei pascoli, nella perenne nebbia. Sempre a Terceira.

 

Anche il contatore dell’acqua ha diritto alla sua piantina.
Pave bicolore a Praia da Vitoria.
Immancabili, come in tutto il Portogallo, i grandi pannelli di mattonelle dipinte di azzurro.