Datemi un consiglio!!! e le migliori foto di Flores.

A me questa isola di Flores comincia a venirmi sulle palle. Ma ho ancora del tempo. Come disse Lenin dopo la fallita rivoluzione dei decembristi: Sto dielat? Che fare?, io dico : Che faccio? Tornare a Firenze? Cambiare isola (ne ho viste finora 3 su 9)? Andare alle Canarie o a Madeira? Andare a Barcellona? Rintanarmi qui per 15 giorni a baloccarmi sul web?

Mandatemi il vostro parere entro domani, giovedi a mezzanotte. Deciderò in base alla maggioranza dei pareri.

Due giorni dopo:

Non molti i voti per il referendum sul destino del mio viaggio, ed anche un po’ sadici.  Ilaria vuole che visiti tutte le isole, se fossero mille mi ci vorrebbe tutta la vita; Mara vuole che vada in un’altra landa desolata, come se a me fosse alieno il diritto di godere dell’umano consorzio e solo mi fosse destinato il vagare, come un’anima del limbo, in deserti grigi. Sergio mi incita al suicidio, il che, a esser pignoli, sarebbe un reato da penale; Mario addirittura mi vuol far lavorare, per di più manualmente, e proprio in un arcipelago dove, a detta di locali e forestieri, la pigrizia e lo scansamento di fatiche è regola generale ed attentamente applicata.

Comunque, io rispetto il patto e seguo, nei miei limiti, il parere di tutti, non prevalendo una posizione maggioritaria. Per il momento ho cambiato isola e sono a Faial, nel Gruppo Centrale. Dalla finestra di camera vedo anche l’isola di Pico, con monte altissimo. Almeno così dicono le guide, perché una nube permanente mi impedisce di vedere cosa c’e’ più in su dei 200 mslm. E scorgo anche S. George, così fanno 6 le isole viste. Mi par che basti. Anche perché oggi il vento vien da nord e fa assai freddino. Isole sub-tropicali dei miei stivali.

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Ponta da Faja. Il nucleo abitato (si fa per dire) più occidentale d’Europa. Clandestinamente perché la montagna sta crollando e non ci si potrebbe dormire.
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Fajazinha, il centro.
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La pensilina della fermata del bus di Fajazinha.
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La foresta di laurisilva.
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Fine di Flores. Dove andare?
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Bagno publico nel porto di Santa Cruz. Scarico diretto.
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Cascate…
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… strabiombi di roccia….
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… e mare tumultuoso.

Cara, mare o monti quest’anno? Azzorre!!

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Son poi riuscito a partire da Corvo ed ora sono a Flores ed ho anche mangiato un pò di lattuga e frutta, allontanando lo scorbuto. Com’è quest’isola?

Prendete un pezzo di Trentino di 50 anni fa. Con tutti i suoi pascoli, le mucchine, i loro campanacci e le loro fatte, i tozzi montanari che si aggirano nei pascoli per mungerle a mano trasportando i bidoni di latta argentea, le minuscole stradine che serpeggiano fra muretti a secco, mini-frazioni con 40, 60, massimo 100 persone e la loro chiesetta, nè moderna, nè antica. Pochi abitanti rimasti, molte case in avanzato stato di abbandono. Due barrucci tristi. Vita parca, parchissima, anche se nessuno è povero. Boschetti qua e là, a momenti dolci declivi, a volte valli strette e scoscese. Rocce strampiombanti non assenti. Tutto molto verde, vegetazione amichevole, folta, ma non aggressiva. Uccellini e chiocce liberovaganti con torma di pulcini appresso.  Prendete questo pezzo di Trentino, dicevo, e mettetelo in mezzo all’Oceano vasto, sempre visibile, quasi mai raggiungibile a causa delle alte coste. Ed i venti, le creste bianche delle onde, il luccichio dell’acqua al tramonto.   

Fatta questa operazione avrete Flores. Luogo strano, contraddittorio, non so decidermi se sia molto bello o proprio infame.

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Riflessioni convalescenziali

131Oggi sto meglio, ma continuo a camminare come un ubriaco, dondolando, un pò doddo. E visto che son tre giorni che non mangio, comincio anche ad esser deboluccio assai. Faccio quindi riflessioni lente, forse stranite.

Allora, quest’isola di Terceira è abbastanza grande ed ha una strada perimetrale di 90 km che ho percorso, a pezzi, più di una volta, con il bus. Corre a poca distanza dal mare. Questa è un’isola senza mare perchè la costa è ovunque altissima e il mare irraggiungibile. Ci saranno in tutto trecento metri di spiaggia di sabbia. Eppoi alcune, piccolissime, di ciottoloni. Il resto sono irte, frastagliate, nere rocce vulcaniche sbattute dalle onde oceaniche.

Tuttissima la gente (65.000) abita lungo la strada perimetrale che è diventata praticamente un solo paese lungo 90 km. Tutto l’interno sono pascoli verdi divisi in quadratini o boschi lussureggianti. I forti contributi dell’UE si rivolgono all’allevamento da latte e quindi di agricoltura c’e’ poco, non basta nemmen lontanamente agli abitanti. Del resto c’e’ sempre un gran ventaccio che è un nemico invincibile per i contadini, meno per i pastori.

Ho percorso non poco di interno a piedi, quasi sempre in mezzo alla nebbia; molto poetico ma non ho visto una sega nulla ed ero sempre bagnato. Ho perfino rinunciato ad andare a vedere il famoso bosco della “Mata de Serreta” perchè, dopo essermi perso tre volte per cattive indicazioni scritte ed orali, c’era un tal vento che ne ho avuto paura. A me il vento m’agita molto. In più c’era una tale nebbia che a momenti non mi vedevo i piedi. E dice che è quasi sempre così.

Questa città di Angra è vivace ed attiva. Nessun segno della povertà che mi aspettavo e per la quale le Azzorre sono tristemente famose, terra di grande emigrazione. Per un appartamento ci vogliono non meno di 130.000 euro, che non è poco se si pensa che siamo a 1.573 km da Lisbona.

Ho infastidito a lungo un buon numero di Terceiriensi fino a capire il motivo di tanto insospettabile benessere: un tremendo terremoto nel 1980 ha attirato grandi aiuti per la ricostruzione totale e molto ben fatta; forti aiuti europei e statali, meritati, vista l’Ultraperificità (termine ufficiale europeo) di queste contrade, soprattutto all’allevamento; una gran presenza di ex-emigrati in America e Canada che portano a casa dei bei soldini di pensione; un pò di turismo di vecchiotti nord-europei che magari si comprano anche una casetta; ritorno estivo degli emigrati sul continente che spendono qualcosa e comunque mantengono le loro case con relativo indotto; un pò di pesca.

Per vivere i prezzi sono eccellenti per un italiano: carne e pesce al bel mercatino son quasi regalati. Per un pranzo in stile locale è difficile spendere 10 euro. E c’e’ anche un minimo di vita culturale (minimo). Un bel centro culturale ricavato in una vecchia e benissimo rifatta arena dei tori dove ho visto una ciofega di film americano dal titolo Desert Flower (tema importante, l’infibulazione, ma svolgimento penoso).  

E visto che quest’isola di Terceira ha soddisfatto ogni mia ragionevole curiosità, è ora che me ne vada, appena ruscirò a fare 100 metri senza barcollare ed a reggere una valigia. Direzione l’Ilha das Flores, un pò più in là.

Due giornatucce….

Ho passato due giorni a dormire, più morto che vivo. Non riuscivo a stare in piedi, in equilibrio, senza sorreggermi alla parete. Cominciavo già a pensare ad un ictus al cervelletto che avesse fatto andare a pallino il senso dell’equilibrio. Poi ho telefonato a Paolo, medico, e il malanno è stato derubricato alla più semplice intossicazione alimentare. Probabilmente dovuta ad un intingolo di polpo, apparentemente buono, ma che lasciava notare, ad osservazione approfondita, una notevole antichità. Così imparo a mangiare nei ristoranti per turisti fuori dall’epoca dei turisti. Nelle bettole dei locali bisogna mangiare! Ma lì il mio amato polpo non ce l’hanno.

Peccato perchè ho perso stamattina, domenica, una camminata organizzata dal locale gruppo trekking “Os Montanheiros” con barbecue finale alla quale mi avevano molto amabilmente invitato.

Non avendo quindi fatto nulla in questi due giorni se non russare e stando ora un pò meglio, vi ammanisco dei video (da Youtube) sulla passione che anima le estati di quest’isola Terceirense, anche autonominata “Capitale atlantica del toreo”. Spesso spesso, la domenica, vengono lasciati scorribandare nelle vie dei paesi dei torelli, con la punta delle corna protetta e trattenuti da una corda mantenuta da sei o sette pastori. La popolazione virile gioisce nello sfidare il selvatico animale e prende spesso delle gran botte.  Non temano gli animalisti. A fine giornata i torelli tornano nei loro pascoli, un pò contusi anche loro, ma certamente soddisfatti di aver passato una domenica diversa.

 watch?v=v2lJ-S71-rw&p=2BEAD456AC535589&index=37&feature=BF

http://www.youtube.com/watch?v=F3QlWGYZSQA&list=QL&feature=BF

http://www.youtube.com/watch?v=dogKXKEXP1U&feature=related

Piante….

La vegetazione di quest’isola di Terceira mi sconvolge, mi esaurisce di meraviglia. Non si capisce dove si sta: se nel mondo tropicale o in Europa, è una mescola continua. Ho visto molti bananeti, in uno di questi c’era un castagno! Poco più in là un agrumeto e poi un frutteto di mele ed ancora una piantagione di ananas. Tutto insieme!  Ci sono densissimi boschi di grandi conifere, strane, mai viste. Accanto boschi di tipi di alloro (Laurisilva), fittissime le chiome, spettrali i nudi tronchi esili nel nero del sottobosco. Moltissime le specie endemiche, che si ritrovano solo qui. Pitosfori giganteschi sotto ai quali vegetano rigogliosissime foglie carnose da foresta tropicale. Eucalipti enormi dall’intensissimo odore. Ho visto le felci arboree. Il carbone è fatto di queste piante, che io credevo estinte da qualche decina di milioni d’anni fino a che non me ne trovai una davanti, accanto ad un distributore di benzina in Ecuador.  Le strade di campagna hanno bordure di gigli rosa, ora in fioritura, o siepi di ortensie alte tre metri; certamente piantate, sono diventate spontanee e vanno avanti da sole, senza cure. Molti campi di patata dolce, come in Africa.  Tutto verdissimo, tutto l’anno, piove sempre. Ovunque pascoli, divisi in precisi quadratini da muretti a secco, perfettamente tenuti, di pietra lavica, nera, ma ricoperta da licheni svariatissimi. E nei quadratini tante mucchine pezzate bianche e nere.

Azzorre!

La casina portogheseSono arrivato alla Azzorre, sono ad Angra do Heroismo, la capitale dell’isola Terceira.

Ho ritrovato subito con emozione le casine tradizionali portoghesi. Le ho già trovate molte volte, sempre uguali, in Brasile, a Capo Verde, in Angola, ovunque i portoghesi abbiano messo piede da padroni. Sono semplici parellelepipedi, con la porta, le finestre regolarmente disposte, a volte delle piccolissime terrazzine in corrispondenza alle porte finestre del secondo piano, ma nessun altra diversione, nessun gioco di volumi, di rientranze e di sporgenze, di abbaini e tettoiette. I muri sono lisci e bianchissimi, le finestre e la porta hanno delle semplici cornici in colori pastello o scuri, ogni casa il suo, diverso dalla casa accanto, in basso una balza, dello stesso colore. Altre invece hanno i muri color giallino od azzurrino, addirittura rosso mattone ed allora le cornici delle finestre e della porta sono bianche. Le finestre hanno i vetri divisi in sei od otto riquadri e sono sempre bianche. Non hanno persiane, ma scuri interni e quando questi sono aperti, allora le tende sono chiuse, bianche, con dei ricami. Non si sa mai se c’e’ qualcuno in casa. Le porte sono scure, marrone, verde, blu. Se non fosse per le dimensioni poche sono le differenze fra le case dei contadini in campagna e quelle dei signori in città, al massimo questi hanno le cornici delle finestre con qualche elemento di adorno in più.

Sono case tutte uguali, ma ognuna è diversa nei colori. Sono chiare, oneste, solide, danno affidamento ed offrono amicizia con i loro colorini. Chi torna a casa la trova certamente ad attenderlo, fedele, senza inutili fantasie.  Espongono la loro facciata al sole e alla pioggia dell’oceano senza giochi d’ombra o timidezze alle intemperie. Sembrano antiche anche quando non lo sono; sembra che siano lì da sempre.  Non lasciano capire il carattere del proprietario, è questi che si deve adattare alla casa. Amo con tenerezza queste case e mi piacerebbe che una di loro mi possedesse.